SPECIALE ENERGIA – Guerra in Ucraina: impatto su Energia, Export e Made in Italy

Guerra in Ucraina: impatto su Energia,
Export e Made in Italy

di Barbara Weisz

Bollette, Made in Italy, Import/Export: impatto economico del
conflitto ucraino su filiere e mercato italiano, timori d’impresa,
rassicurazioni di Governo
Rischio di rincari energetici e forniture a singhiozzo, altalena dei mercati, calo
di esportazioni e importazioni: l’impatto sull’economia della guerra in Ucraina
preoccupa le imprese, dalle quali arrivano appelli alle istituzioni per una
risoluzione diplomatica del conflitto per evitare ripercussioni sul mondo
produttivo europeo.
La preoccupazione immediata è lo stoccaggio ed il prezzo del gas, ma su
questo fronte il Governo ha già assicurato sufficiente disponibilità per i
prossimi mesi ed un nuovo intervento per ridurre i costi in bolletta qualora
fosse necessario.
Le sanzioni Ue alla Russia
Le istituzioni si stanno intanto muovendo febbrilmente, Mario Draghi ha tenuto
venerdì 25 febbraio in mattinata le comunicazioni al Parlamento sugli sviluppi
del conflitto e sulle strategie economiche adottate, senza nascondere che al
momento il dialogo con la Russia di Putin sembra impossibile.
“La nostra priorità oggi deve essere rafforzare la sicurezza del nostro
continente e applicare la massima pressione sulla Russia perché ritiri le
truppe e ritorni al tavolo dei negoziati. Dal punto di vista militare, la
NATO si è già attivata”
Il Consiglio europeo ha deciso un nuovo pacchetto di sanzioni alla Russia che
riguardano per prima cosa il settore economico e finanziario (dopo il divieto di
rifinanziamento del debito sovrano sul mercato secondario e il congelamento
di asset bancari, è in arrivo divieto di rifinanziamento per banche e imprese
pubbliche in Russia, il blocco di nuovi depositi bancari dalla Russia verso
istituti di credito UE, il blocco dei finanziamenti per nuovi investimenti in
Russia e altre misure di controllo delle esportazioni).
Il pacchetto di sanzioni tocca anche i settori energia (per impedire
trasferimento di tecnologie avanzate), trasporti (divieto di esportazione di tutti i
beni e tecnologie aeree), beni a duplice uso nonché il controllo e il
finanziamento delle esportazioni, la politica in materia di visti, ulteriori
inserimenti in elenco di persone di cittadinanza russa e nuovi criteri di
inserimento in elenco. Erano già state approvate prime misure, concentrate in
particolare sul settore finanziario russo e sul blocco di esportazioni e
importazioni dai territori separatisti.
La crisi energetica
La preoccupazione numero uno, ha spiegato Draghi alle Camera, è l’impatto
sull’economia italiana ed in particolare sul mercato dell’energia. Il 45% del gas
che importiamo proviene dalla Russia (il 27% dieci anni fa), con una deriva
che Draghi definisce “un’imprudenza”: non aver diversificato maggiormente le
nostre fonti di energia e i nostri fornitori negli ultimi anni. Non solo: abbiamo
anche ridotto la produzione di gas italiano da 17 miliardi di metri cubi del 2000
a 3 miliardi di oggi, a fronte di un consumo nazionale rimasto costante.
L’obiettivo sul medio periodo, quindi, è quello di «procedere spediti sul fronte
della diversificazione». In questo modo, si supera la vulnerabilità legata alla
dipendenza dal mercato internazionale, evitando crisi energetiche.
Al momento, lo stoccaggio di gas in Italia è a un livello che generalmente
abbiamo a fine marzo, siamo quindi indietro di un mese, in linea con quello
che accade nel resto d’Europa. La fine dell’inverno gioca a nostro favore e
permette di guardare ai prossimi mesi con fiducia. Ma per i prossimi anni
bisogna migliorare la capacità di stoccaggio. Sul tavolo europeo c’è una
proposta di stoccaggio comune, e il premier italiano si augura «che questa
crisi possa accelerare una risposta positiva su questo tema».
Nel frattempo il Governo assicura a imprese e famiglie che gestirà al meglio
l’eventuale crisi energetica, anche intervenendo nuovamente per calmierare il
prezzo dell’energia.
I timori del Made in Italy
Oltre all’impatto sul costo dell’energia, le imprese temono per i legami
commerciali con la Russia, fortemente connessi a settori chiave del Made in
Italy.
Confindustria, segnala che l’1,5% delle esportazioni italiane e il 3% delle
importazioni interessano proprio la Russia. In generale, il peso del mercato
russo è sceso parecchio dal 2014, anno del precedente conflitto in Ucraina,
terminato con l’annessione della Crimea alla Russia (e con sanzioni e
controsanzioni). Prima di questo conflitto, nel 2012-2013, la Russia era
destinazione del 2,7% dell’export italiano e origine del 5,2% dell’import. Quote
che si sono quindi dimezzate. Ancora: nel 2019 hanno esportato in Russia
11mila imprese industriali italiane, contro le 14 mila nel 2012-2013. Il conflitto
in corso, e le nuove sanzioni, rischiano quindi di rappresentare un nuovo
shock per l’import/export dalla Russia. I settori interessati: arredamento,
legno, abbigliamento, pelle, agricoltura, metalli.
Altri dati, in linea con quelli sopra riportati, arrivano da Confartigianato: dal
2013 al 2021 il calo delle esportazioni in Russia è stato quasi del 30%, e ha
pesato in particolare su moda e macchinari. I settori italiani con la maggiore
concentrazione di micro e piccole imprese (soprattutto alimentari, moda,
mobili, legno, metalli) vendono in Russia prodotti per 2,684 miliardi di euro,
pari al 34,9% delle nostre esportazioni nel Paese.
L’impatto sull’agricoltura
In allarme anche Cia-Agricoltori Italiani: l’Ucraina è il secondo fornitore di mais
dell’Italia, fondamentale per gli allevamenti e in generale strategico per le
filiere di prodotti zootecnici e bio-industriali. La guerra in Ucraina si aggiunge
ai rincari già vertiginosi del prezzo del mais, prodotto su cui siamo
particolarmente esposti alle crisi internazionali, con le importazioni estere
passate in dieci anni dal 15 al 50%. Infine, preoccupazione anche sul versante
export, dove le sanzioni hanno già azzerato le vendite di vino Made in Italy in
Russia.
Concludiamo con un appello che arriva da Donne in Campo, l’associazione
femminile di Cia-Agricoltori Italiani: «La crisi globale scatenata dalla pandemia
– osserva la presidente, Pina Terenzi – deve portare a un cambiamento nella
scala di valori, nel rifiuto deciso della sopraffazione e nella ricerca di equilibri
duraturi. L’Unione Europea, nel suo sforzo di porsi alla testa del superamento
della crisi può svolgere un ruolo importante per difendere gli equilibri nel
continente europeo e riaffermare l’impegno per la pace e la prosperità».
fonte: PMI.IT

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