IMPRESE E CYBER PRIVACY – Cosa prevede l’accordo tra Garante privacy e Agenzia cyber

Cosa prevede l’accordo tra Garante
privacy e Agenzia cyber

di Gabriele Carrer

Firmato dal presidente Stanzione e dal direttore Baldoni il Protocollo
d’intesa. Al via iniziative congiunte nel campo della sicurezza
informatica e della protezione dei dati personali
Garante della protezione dei dati personali e Agenzia per la cybersicurezza
nazionale insieme per garantire diritti dei cittadini e tutela della sicurezza
nazionale nello spazio cibernetico. Questo l’obiettivo del Protocollo d’intesa
firmato oggi da Pasquale Stanzione, presidente dell’autorità Garante, e
Roberto Baldoni, direttore generale dell’Agenzia. Il documento avvia la
cooperazione tra le due istituzioni per il miglior esercizio delle rispettive
competenze, promuovendo iniziative congiunte nel campo della
cybersicurezza nazionale e della protezione dei dati personali.
I TERMINI DELL’ACCORDO
Il Protocollo, si legge in una nota, assicurerà agevoli interlocuzioni tra il
Garante e l’Agenzia attraverso lo scambio di informazioni e la promozione di
buone pratiche di sicurezza cibernetica, frutto anche delle reciproche
collaborazioni con il mondo accademico e della ricerca.
L’Agenzia potrà consultare, fin dalla fase di avvio delle proprie attività, il
Garante sui temi attinenti al trattamento dei dati personali in modo da
assicurare il corretto adempimento degli obblighi in materia di privacy. Il
Garante, da parte sua, provvederà a informare l’Agenzia delle notizie di data
breach rilevanti ai fini della cybersicurezza del Paese e, in particolare, della
sicurezza nello spazio cibernetico.
Il Protocollo avrà durata biennale, salvo tacito rinnovo, con la possibilità per
ciascuna delle Parti di proporre aggiornamenti qualora le innovazioni
normative e regolamentari dovessero richiederlo.
LE PAROLE DI STANZIONE…
“La sigla del protocollo d’intenti rappresenta un momento molto importante per
la tutela dei dati personali e della stessa cybersecurity nel nostro Paese”, ha
commentato Stanzione. “Si attua, così, una previsione particolarmente
lungimirante della disciplina istitutiva dell’Agenzia, laddove delinea nella
cooperazione con il Garante uno dei punti qualificanti della strategia di tutela
della cybersicurezza. L’applicazione del protocollo dimostrerà come questa
collaborazione rappresenti una preziosa opportunità per la governance del
digitale, nel segno del necessario equilibrio tra libertà e sicurezza sotteso
all’art. 6 della Carta di Nizza”
… E QUELLE DI BALDONI
“La cybersicurezza del nostro mondo digitale, a cui è preposta l’Agenzia, è
un’attività partecipata che non può che essere svolta in stretta cooperazione
con le istituzioni, i cittadini e le imprese. È importante che ognuno, per il
raggiungimento dei livelli adeguati di resilienza del Paese richiesti dal ritmo
incalzante della trasformazione digitale che aumenta continuamente la
superficie d’attacco, faccia la sua parte”, ha commentato il Direttore generale
dell’Agenzia Roberto Baldoni.- La sigla del protocollo d’intenti promuove una
virtuosa collaborazione, nel rispetto delle competenze del Garante, con una
delle istituzioni più importanti nel nostro Paese, che permetterà uno scambio
informativo di fondamentale importanza per garantire lo sviluppo digitale del
Paese e il rispetto dei diritti fondamentali”.
Contro gli attacchi cyber serve un’azione
coordinata tra Stato e aziende
di Laura Ciarti
Se le grandi aziende sono all’avanguardia nell’affrontare le minacce
tecnologiche, bisogna rafforzare l’azione congiunta con le istituzioni, e
garantire anche la protezione delle piccole e medie imprese. Gli
interventi di Volpi e Borghi (Copasir), Chittaro (Snam), Rapisarda (Eni),
Iezzi (Swascan) nell’ambito dello Speciale I-Week
Nell’ambito dello Speciale I-Week, promosso da Vento & Associati, il talk
conclusivo “Intelligenza artificiale, Data economy e Cyber security” ha visto la
partecipazione, tra gli altri, dei membri del Copasir Raffaele Volpi (Lega) ed
Enrico Borghi (PD), del Senior vice president global security & cyber defense
department di Snam, Andrea Chittaro (che è anche presidente
dell’Associazione italiana professionisti della sicurezza aziendale – Aipsa),
dell’Head of Group Security di Eni, Alfio Rapisarda, del Ceo di Swascan,
Pierguido Iezzi, e dell’ambasciatore Sergio Vento, presidente di Vento &
Associati.
L’intenso dibattito, moderato dal direttore di Formiche.net Giorgio Rutelli, è
stato aperto dal senatore Volpi, che ha sottolineato quanto per affrontare le
sfide alla sicurezza cibernetica occorra concentrarsi sul fattore umano, l’unico
in grado di interpretare i dati, investendo su un processo di aggiornamento
continuo sia sulle novità tecnologiche, quanto sulle mutevoli dinamiche di un
contesto geopolitico sempre più incerto.
Da questo punto di vista la collaborazione tra le intelligence dei vari Paesi va
ricercata senza pregiudicare l’autonomia nazionale. Nel contesto attuale gli
alleati tendono nonostante tutto a essere rivali in ambito economico. Una
prospettiva matura – ha concluso Volpi – deve quindi raccogliere gli attori
nazionali e solo in un secondo momento creare piattaforme di condivisione
all’interno dell’Ue.
Borghi ha invece evidenziato quanto l’Italia sia costantemente sotto attacco
nel dominio cibernetico, in alcuni casi con notevole gravità, e l’attuale
pandemia sia stata un’opportunità per compiere attacchi più pericolosi e più
numerosi. La recente creazione dell’Agenzia per la Cybersicurezza Nazionale
(Acn) è solo il primo passo verso una soluzione più ampia e globale. Secondo
Borghi, i fondi offerti dal Pnrr rappresentano un’opportunità per accorciare i
tempi e dotare il paese di difese adeguate.
Il confronto è proseguito con l’intervento dell’avvocato Stefano Mele, partner
di Gianni & Origoni, che ha ricordato l’urgenza di mettere in sicurezza le Pmi,
prive di risorse e competenze sufficienti per proteggersi dalla minaccia cyber,
attraverso un cloud nazionale che offra loro livelli di sicurezza elevati. E,
riprendendo un suo intervento su queste pagine, ha ribadito la necessità di
definire minacce alla sicurezza nazionale gli attacchi cyber contro servizi
essenziali
Dal lato delle aziende, Andrea Chittaro di Snam ha evidenziato come i consigli
di amministrazione debbano mettere in agenda la questione della sicurezza
cibernetica, evitando di reagire in modo estemporaneo e perseguendo invece
una visione di insieme capace di adeguarsi a minacce in continua evoluzione.
La stessa Acn non è sufficiente senza un partenariato pubblico-privato che
preveda la condivisione dei dati tra imprese e istituzioni, tramite opportuni
strumenti legali.
Le aziende – ha concluso Chittaro – un tempo restie a condividere le proprie
informazioni, sono ora maggiormente consapevoli della necessità di fare
squadra per assicurare la vitalità del sistema-Paese.
La creazione di sinergie è stata auspicata anche da Alfio Rapisarda, Head of
Group Security Eni, che ha evidenziato quanto le minacce cyber riguardino
imprese, infrastrutture, istituzioni e anche persone singole, che
quotidianamente usano la rete per le loro esigenze quotidiane. La difesa
cibernetica non è un optional, ma un’esigenza primaria per il Paese, tanto più
che tra gli obiettivi della pirateria informatica figurano le informazioni che
orientano le decisioni dei poteri pubblici. Tutti gli stakeholder devono dunque
cooperare, fare sistema per l’interesse nazionale, ha precisato Rapisarda.
Iezzi di Swascan ha raccontato, con un certo scoramento, quanto l’Italia sia
un buon pagatore, destinata perciò a finire nel mirino degli hacker a caccia di
riscatti. Serve dunque una legge per impedire il pagamento dei riscatti, un po’
come avvenuto negli anni ’70 per contrastare l’anonima sequestri. Gli attacchi
più pericolosi – ha continuato Iezzi – sono però gli zero-day, raddoppiati
nell’ultimo anno. Essi rappresentano una vera e propria arma, come mostra il
suo uso nel conflitto russo-ucraino e in quello, meno noto, tra Israele da una
parte e Siria e Iran dall’altra. L’obiettivo che deve perseguire l’Italia non è
limitarsi a difendersi dalle minacce, ma sviluppare le proprie capacità di
reazione e contrattacco, dotandosi di competenze e possibilità offensive
paragonabili a quelle dei maggior attori.
L’Italia ha già delle eccellenze mondiali nel settore cibernetico, ma è urgente
dotare il paese degli strumenti necessari per svilupparle, attraverso un
partenariato pubblico-privato che stimoli la ricerca e l’attività dei laboratori.
Altrimenti – ha concluso Iezzi – il nostro Paese sarà destinato a essere
escluso dal tavolo decisionale della “guerra fredda digitale” già in corso.
Concludendo il dibattito Andrea Vento, Ceo di V&A, ha ribadito l’importanza di
disporre di risorse finanziarie adeguate per tenere il passo dell’evoluzione
tecnologica e digitale. Le risorse messe a disposizione della sicurezza
cibernetica in Italia sembrano infatti modeste, soprattutto se raffrontate a
quelle su cui possono contare la NSA negli Stati Uniti e la sua corrispondente
britannica Gchq. Unitamente a quanto hanno rilevato altri relatori sulla
necessità di un partenariato pubblico – privato, anche a tutela delle numerose
piccole e medie imprese, in ritardo nell’adeguamento delle difese cibernetiche

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