GIOVANI E LAVORO – Metalmeccanica, sette imprese su dieci faticano a trovare i profili richiesti – Secondo un’indagine cresce il mismatch tra domanda e offerta di lavoro che a giugno del 2021 riguardava il 56% delle imprese

Metalmeccanica, sette imprese su dieci
faticano a trovare i profili richiesti
Secondo un’indagine cresce il mismatch tra
domanda e offerta di lavoro che a giugno del 2021 riguardava il 56%
delle imprese


di Giorgio Pogliotti
Nonostante i segnali di frenata della metalmeccanica registrati a giugno, per
l’impatto dela guerra in Ucraina sull’incremento dei prezzi energetici e il
reperimento delle materie prime, nel settore prevalgono le imprese orientate
ad assumere, rispetto a quelle che prevedono di tagliare il personale.
Malgrado i livelli occupazionali positivi, però, il 71% delle imprese nel secondo
trimestre hanno dichiarato di incontrare difficoltà nel reperire i profili
professionali necessari per lo svolgimento dell’attività aziendale, una
percentuale di gran lunga superiore al 56% di giugno 2021.
È quanto emerge dall’indagine presentata da Federmeccanica che evidenzia
come nel secondo trimestre tra le aziende meccaniche a fronte del 21% di
imprese che pensa di aumentare gli organici, l’11% prevede di doverli ridurre.
Il saldo positivo è pari a +11%, in discesa dopo il 25% del quarto trimestre
2021 e il 15% del primo trimestre 2022.
Difficili da reperire le figure tecniche tradizionali
Tra le tipologie di competenze ricercate, le più difficili da reperire sono quelle
tecniche di base tradizionali (46,1%), mentre quelle tecnologiche avanzate
digitali e quelle trasversali (intese come la capacità di risolvere problemi, di
prendere decisioni, di lavorare in gruppo, di comunicazione, di autonomia)
hanno raccolto poco più del 22% delle risposte. Il restante 9,6% delle imprese
è alla ricerca di figure professionali con altre specifiche caratteristiche (operai
specializzati).
Nel settore mismatch maggiore rispetto al 43,3% registrato tra le
altre imprese
Nel campione di imprese che ha partecipato all’indagine di Federmeccanica il
mismatch, ovvero il difficile incontro tra domanda e offerta di lavoro nella
meccanica si profila maggiore, dunque, rispetto a quello registrato a
settembre dalla banca dati Excelsior (Unioncamere e Anpal), secondo cui la
difficoltà di reperimento segnalata dalle imprese dei diversi settori interessa il
43,3% delle assunzioni programmate, in aumento di 7 punti percentuali
rispetto a settembre 2021 quando il mancato incontro tra domanda e offerta di
lavoro riguardava il 36,4% dei profili ricercati.
«Eppure – sottolinea il direttore generale di Federmeccanica, Stefano Franchi
-, nel nostro settore le assunzioni avvengono in realtà industriali che
consentono una crescita personale e professionale e con le tutele del
contratto nazionale. Scontiamo, tra le altre cose, i ritardi nell’orientamento
scolastico e i tagli al programma d’alternanza scuola lavoro. Esistono e
resistono, evidentemente, problemi strutturali nel nostro Paese che si fatica a
risolvere e che non fanno che amplificare le criticità in una fase difficile come
quella che stiamo vivendo».
Frenata a giugno: produzione meccanica -3,2% su maggio
Nel primo semestre del 2022 la produzione metalmeccanica italiana ha
mostrato segnali contrastanti, come emerge dal calo del mese di giugno
(-3,2% rispetto a maggio). Nel secondo trimestre, pur con una variazione
positiva dell’1% sul primo trimestre, i volumi sono mediamente diminuiti
dell’1,2% rispetto allo stesso periodo del 2021. Per il terzo trimestre le imprese
prevedono un aggravamento della congiuntura: solo il 27% è soddisfatto del
portafoglio ordini, rispetto al 33% della precedente rilevazione.
Il settore è trainato dall’export che nel primo semestre è aumentato del 15,8%,
ma con un’attenuazione rilevata tra il primo e il secondo trimestre. Positivo il
trend verso i Paesi Ue (+18,9%), mentre diminuisce verso Cina (-12,5%) e
Russia (-13,3%).
Il 7% delle imprese rischia di sospendere l’attività
Il 79% delle imprese registra un impatto significativo sui costi di produzione
dovuti ai rincari delle materie prime e dell’energia che, per oltre un’azienda su
due (52%), hanno comportato la riorganizzazione del lavoro e/o dell’attività
produttiva e una riduzione del Margine operativo lordo (68%). Per due
imprese su dieci si è verificata una riduzione dell’attività di investimento; il 7%
rischia di dover interrompere l’attività produttiva (era il 4% nella scorsa
rilevazione).
«Stiamo navigando in acque molto agitate per effetto, tra le altre cose,
dell’onda lunga determinata dall’incremento dei prezzi delle materie prime e
dei prodotti energetici – commenta Diego Andreis, vicepresidente
Federmeccanica –. Stiamo vedendo arrivare un vero e proprio tsunami che ha
già incominciato a toccare le nostre imprese in maniera molto pesante e il
peggio è ancora a venire se non si interverrà in modo forte e deciso.
Purtroppo gli interventi messi in campo a livello nazionale ed europeo non
sono sufficienti a far fronte alle dimensioni del problema».

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