GIOVANI E LAVORO – Le professioni che salgono, quelle che scendono e le competenze chiave: ecco come sarà il lavoro nel 2030

Le professioni che salgono, quelle che
scendono e le competenze chiave: ecco come
sarà il lavoro nel 2030

di Michelle Crisantemi

L’80% delle professioni presenti in Italia è destinata a modificare il suo peso
quantitativo nei prossimi 10 anni: il 36% con un trend di crescita e il 44% con
un trend negativo. Tra quelle in crescita, poco più della metà è rappresentato
da professioni legate alla tecnologia, ma sono in aumento anche le professioni
legate alla cultura, all’informazione e ai servizi di cura della persona. Le
competenze trasversali e interpersonali (soft skill) assumeranno un ruolo di
maggior importanza, a scapito delle competenze tecniche. Sono questi alcuni
elementi che contribuiscono a disegnare lo scenario che emerge dallo studio
predittivo “Professioni 2030: il futuro delle competenze in Italia” realizzato da
ManpowerGroup, Ernst & Young (EY) e Pearson.
Per la realizzazione del modello predittivo le 3 aziende sono partite da
un’analisi dei driver di cambiamento del mercato del lavoro e da dati
ricevuti dagli attori interessati (raccolti attraverso webinar, workshop e
chatbot), che sono stati la base per programmare algoritmi che, sfruttando il
Machine Learning, hanno cercato di delineare i cambiamenti del mercato del
lavoro italiano dei prossimi 10 anni.
Lo studio è il primo passo dell’Osservatorio permanente che le 3 aziende
hanno deciso di istituire, per fornire a tutti i stakeholder interessati (scuole,
lavoratori, imprese e politici) gli strumenti necessari per passare così da un
modello “just in time” a uno “just in case”, ovvero un modello che permetta di
anticipare i trend e formare studenti e lavoratori non solo sulle competenze
che sono richieste nel momento, quanto piuttosto su quelle che saranno
indispensabili nei prossimi anni.
“Per offrire una formazione sempre al passo coi tempi è indispensabile oggi
poter guardare in prospettiva ai cambiamenti dei prossimi anni: per questo
abbiamo voluto realizzare con EY e ManPowerGroup questo importante
studio predittivo, che darà vita a un osservatorio permanente sul mondo delle
professioni e delle competenze ad esse correlate. In questo modo crediamo
inoltre di poter offrire uno strumento importante ai policy maker e chi ha il
compito di realizzare le politiche formative e del lavoro”, commenta Mario
Mariani, Amministratore delegato Pearson Italia e Europe.
Competenze e lavoro, una situazione già difficile aggravata
dalla pandemia
Prima della crisi, oltre il 25% delle figure professionali risultavano difficili da
reperire da parte delle imprese italiane: nel corso dell’ultimo decennio, infatti,
la mancanza di talenti si è duplicata e i datori di lavoro italiani non riescono a
trovare lavoratori con le giuste competenze. In tale scenario, secondo le stime
OCSE, la crisi Covid-19 potrebbe causare una perdita di posti di lavoro
compresa tra 1 milione e 200 mila e 1 milione e 400 mila.
Una situazione che, ancora una volta, rischia di aumentare le
disuguaglianze tra la popolazione e che vede giovani e donne i soggetti più
colpiti e più a rischio nel futuro, come spiega Carlo Chiattelli, Associated
Partner di EY.
“La crisi ha spostato il focus dal mismatch di competenze (ovvero la
differenza tra le competenze richieste dalle aziende a quelle possedute dai
lavoratori) alla disemployability. Questo vuol dire che alcune fasce della
popolazione, come donne e giovani, rischiano di essere strutturalmente
esclusi dalla forza lavoro”, commenta.
Giovani che sono inconsapevoli delle competenze che gli occorreranno per
inserirsi sul mercato del lavoro. Infatti, come sottolinea Chiattelli, dalle risposte
raccolte dai giovani per costruire lo studio è emerso che la maggioranza di
loro crede che saranno le competenze tecniche ad avere un ruolo primario
nelle occupazioni future.
Contrariamente, dalla ricerca è emerso che nei prossimi 10 anni tra le 5
competenze fondamentali richieste ad ogni lavoratore non compare nemmeno
una competenza tecnica. Apprendimento attivo, capacità di comprendere gli
altri, capacità di problem solving, di ascolto attivo e capacità di adattamento
saranno infatti le competenze che assumeranno un peso maggiore per le
imprese.
Lavoro, i trend occupazionali dei prossimi 10 anni
A livello nazionale le previsioni occupazionali identificate dai modelli predittivi
indicano che l’80% delle professioni presenti in Italia muterà
quantitativamente nel prossimo decennio. Secondo il modello, più di un terzo
della forza lavoro attuale svolge professioni che cresceranno nei prossimi 10
anni (circa il 36%), mentre tutte le altre rimarranno stabili (20%), o
decresceranno (44%).
Delle professioni in crescita, tuttavia, soltanto il 57% è riconducibile alla
tecnologia, mentre, i settori maggiormente in crescita si concentrano nel
settore terziario dei servizi alle imprese e alle persone e riguarderanno
maggiormente:
● servizi informatici e delle telecomunicazioni
● servizi culturali, sportivi e altri servizi alle persone
● servizi operativi di supporto a imprese o persone
● public utilities (gas, energia, acqua, ambiente)
● servizi dei media e della comunicazione
Al contrario, i trend più negativi si concentrano nei settori dell’industria e
dell’agricoltura e riguarderanno, nello specifico:
● industrie della carta, cartotecnica e stampa
● industrie tessili, dell’abbigliamento e delle calzature
● agricoltura, caccia e pesca
● estrazione di minerali
● industrie chimiche, farmaceutiche e petrolifere
Secondo le previsioni della ricerca, inoltre, circa il 50% delle professioni
presenti attualmente subirà un’evoluzione nel prossimo decennio, come
conseguenza del cambiamento delle competenze ad esse rilevanti. Queste
professioni nasceranno come risultato di processi di scissione, fusione e
ibridazione di competenze.
Tra le professioni che emergeranno in seguito a processi di scissione la
ricerca individua: specialisti delle interfacce umane, esperti in applicazioni di
IoT nell’agricoltura, human-machine teaming manager e tecnico delle
macchine a guida autonoma.
Le professioni che nasceranno a seguito della fusione di competenze
saranno invece addetti all’integrazione con i robot assemblatori e progettisti di
eventi e visite virtuali. Infine, alcune professioni evolveranno acquisendo un
sottosistema di competenze da altre professioni (processo di ibridazione).
Tra queste troviamo: manovali e personale non qualificato della costruzione,
giornalisti, personale non qualificato addetto ai servizi di custodia degli
impianti, addetti all’assistenza personale ed esperti legali nelle imprese.
Le competenze “a prova di futuro”
Lo studio ha inoltre permesso di identificare 3 cluster di competenze che
hanno e avranno un ruolo chiave per le professioni del futuro. In primo luogo
emergeranno alcune competenze fondamentali, che saranno richieste
quindi ai lavoratori indipendentemente dall’occupazione svolta e dal settore di
riferimento.
Queste saranno, come già anticipato l’apprendimento e ascolto attivo,
l’adattabilità, la capacità di comprensione degli altri e il problem solving.
Accanto a queste emergerà un ecosistema di competenze aggiuntive, che
saranno rilevanti eterogeneamente per ciascuna professione, in maniera
“aumentativa”, rispetto alle competenze fondamentali e a quelle che
caratterizzano le singole professioni, come la capacità di analisi, conoscenze
e abilità tecniche, abilità di base come le strategie di apprendimento, attitudini
cognitive quali l’originalità, e abilità sociali come la persuasione.
Infine, emergerà anche un set di competenze “ibridanti”, come le
conoscenze in psicologia, informatica, gestione di impresa, la capacità di
valutazione sistemica, ideazione e originalità, capacità di persuasione e
adattabilità. Capacità che derivano da processi evolutivi di scomposizione e
ricomposizione dei set di competenze delle professioni.
Previsioni che, secondo le 3 aziende che hanno collaborato nella
realizzazione dello studio, saranno uno strumento importante per compiere le
scelte necessarie per far sì che lavoratori e aziende saranno pronti a
rispondere ai trend che insorgeranno nel futuro e che richiedono un
cambiamento del concetto di formazione.
Questo deve evolvere dal concetto di “specializzazione” (inteso come
acquisizione di conoscenze specifiche in un campo) al concetto di
“formazione continua”, inteso come costante aggiornamento delle
competenze necessarie per rimanere rilevanti nel mercato del lavoro.
Un aggiornamento che deve riguardare tutti gli attori coinvolti, dai curricula
scolastici agli insegnanti, dai manager e dirigenti di azienda ai lavoratori. Il
compito che si prefigge l’Osservatorio permanente istituito da
Manpower Group, EY e Pearson è quello di fornire le conoscenze e gli
strumenti adeguati per guidare questo percorso.

FONTE – INNOVATION POST

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