ELEZIONI POLITICHE 22 – Chi ci sarà e chi non ci sarà più nel nuovo parlamento

Chi ci sarà e chi non ci sarà più nel
nuovo parlamento


Non sono stati eletti Luigi Di Maio, Emma Bonino e Simone Pillon, tra gli
altri, mentre entreranno Ilaria Cucchi e Rita Dalla Chiesa
Nel nuovo parlamento che si insedierà il 13 ottobre ci saranno diverse
persone molto note a livello nazionale – anche per ragioni esterne alla politica
– al loro primo mandato. Allo stesso tempo mancheranno alcuni candidati che
facevano i parlamentari da tempo e altri che erano stati proposti come “nomi
forti” in virtù della loro notorietà, e che nonostante tutto non ce l’hanno fatta.
Per alcuni candidati l’esclusione o elezione è stata immediatamente chiara:
nei collegi uninominali viene eletto un solo parlamentare tra quelli presentati
dalle varie coalizioni, e tutti gli altri perdono. Molti dei perdenti agli uninominali
però sono inseriti anche nelle liste dei collegi plurinominali, in cui possono
essere ripescati se il loro partito ottiene almeno il 3 per cento dei voti: per
alcuni meccanismi della legge elettorale, tra cui quello che viene definito
“effetto flipper”, alcuni seggi non sono ancora stati assegnati, e perciò la
situazione non è del tutto definita.
Quel che è stato certo già dalle prime ore dello spoglio però è che Luigi Di
Maio non sarà rieletto, dopo dieci anni da deputato e quasi cinque da ministro:
ha perso nel collegio uninominale di Napoli Fuorigrotta alla Camera, dove si
presentava con il centrosinistra, sconfitto dal candidato del Movimento 5 Stelle
Sergio Costa. La lista di Di Maio, Impegno Civico, ha ottenuto lo 0,6 per cento
su base nazionale, molto sotto la soglia del 3 per cento necessaria a entrare
in corsa nei plurinominali: per questo è già certo che non entrerà in
parlamento.
L’unico parlamentare eletto con Impegno civico sarà Bruno Tabacci, storico
leader di centro e attuale sottosegretario alla presidenza del Consiglio: era
candidato alla Camera e ha vinto all’uninominale in un collegio di Milano.
Nello stesso collegio di Di Maio a Napoli si presentava per il Terzo Polo Mara
Carfagna, fuoriuscita da Forza Italia ed ex ministra per il Sud e la Coesione
territoriale nel governo Draghi. Ha ottenuto una percentuale piuttosto bassa,
intorno al 7 per cento, ma è già certa di essere stata eletta in un collegio
plurinominale in Puglia.
L’ex ministra per gli Affari regionali Mariastella Gelmini – un’altra storica
esponente di Forza Italia che come Carfagna era uscita dal partito dopo la
caduta del governo Draghi – ha perso nel collegio uninominale lombardo in
cui era candidata, ma sarà ripescata al proporzionale in uno dei collegi in cui
era stata inserita come seconda in lista dietro a Matteo Renzi (erano tre, uno
in Lombardia, uno in Toscana e uno in Campania). Del Terzo Polo dovrebbe
essere esclusa dal parlamento anche l’ex ministra dell’Agricoltura Teresa
Bellanova, tra le maggiori esponenti di Italia Viva di Matteo Renzi.
Di Maio non è l’unico leader di partito a restare fuori dal parlamento: anche
Emma Bonino di +Europa non sarà eletta, dopo aver fatto parte del
parlamento in nove legislature, con alcune interruzioni tra cui molti anni da
eurodeputata. Bonino ha perso nel collegio uninominale di Roma al Senato in
cui era candidata, e il suo partito non ha raggiunto per pochi voti la quota del 3
per cento a livello nazionale, anche se il suo compagno di partito Benedetto
Della Vedova ha annunciato che chiederanno un riconteggio dei voti.
Della Vedova invece è uno dei due esponenti di +Europa che è riuscito a
essere eletto, insieme al presidente del partito Riccardo Magi: entreranno in
parlamento anche se +Europa non ha raggiunto il 3 per cento perché hanno
vinto nei loro collegi uninominali, rispettivamente a Torino e a Milano, dove
Della Vedova ha avuto la meglio su Giulio Tremonti, candidato della destra ed
ex ministro dell’Economia in tre governi Berlusconi. Tremonti sarà comunque
eletto in un collegio plurinominale.
Benché la coalizione di destra abbia vinto nella grandissima maggioranza dei
collegi uninominali, ci sono stati comunque alcuni esclusi noti: uno è Simone
Pillon, ex senatore della Lega, portavoce delle principali battaglie
dell’integralismo cattolico e promotore nel 2018 di un disegno di legge molto
contestato in materia di diritto di famiglia, separazione e affido condiviso dei e
delle minori. Pillon ha comunque commentato la sconfitta mettendosi subito
«a disposizione della Lega e del centrodestra» e spiegando che continuerà «a
difendere la vita, la famiglia e i valori cristiani dove e come Dio vorrà».
Non è stato eletto nemmeno Vittorio Sgarbi, candidato al Senato nel collegio
uninominale di Bologna con Noi moderati, nella coalizione della destra: è stato
superato dal candidato del centrosinistra, Pier Ferdinando Casini, che nel
2023 festeggerà il suo quarantesimo anno in parlamento. Tra i nuovi eletti
nella coalizione di destra c’è anche Marta Fascina, compagna del leader di
Forza Italia Silvio Berlusconi, che entrerà alla Camera: ha ottenuto il 36 per
cento dei voti superando di diversi punti sia la candidata del M5S sia quello
del centrosinistra senza aver fatto nemmeno un evento di campagna
elettorale in Sicilia, dove era candidata in un collegio uninominale.
Erano alle prime candidature con la destra anche l’ex presidente della Lazio
Claudio Lotito, che è stato eletto in un collegio uninominale in Molise al
Senato, e la conduttrice Rita Dalla Chiesa, eletta alla Camera nel collegio
uninominale di Molfetta, in Puglia. Tra gli esordienti con la destra c’è anche
l’ex magistrato Carlo Nordio, eletto alla Camera nel collegio uninominale di
Treviso. Si parlò molto di lui durante l’elezione del presidente della Repubblica
lo scorso gennaio, perché era uno dei nomi proposti dalla destra per il
Quirinale.
Tornerà invece in parlamento Marcello Pera, ex presidente del Senato e a
lungo nei partiti di Berlusconi. Oggi fa parte di Fratelli d’Italia ed è stato eletto
in un collegio uninominale di Sassari, sempre al Senato. Farà il suo esordio in
parlamento, un po’ sorprendentemente, anche il presidente di Forza Italia
Antonio Tajani, che prima d’ora aveva lavorato per quasi trent’anni nelle
istituzioni europee.
A Cremona è stata eletta con la destra Daniela Santanché, che ha battuto il
candidato del centrosinistra Carlo Cottarelli, alla sua prima candidatura: sarà
comunque ripescato nel proporzionale. Entrerà in parlamento per la prima
volta, e con il centrosinistra, anche il virologo Andrea Crisanti, la cui
candidatura è stata molto criticata negli scorsi mesi dagli avversari del Partito
Democratico, che lo aveva presentato. Crisanti è stato eletto al Senato nella
circoscrizione Estero. Era candidato con il centrosinistra anche l’epidemiologo
Pierluigi Lopalco, in un collegio uninominale in Puglia per il Senato: è stato
sconfitto dal leghista Roberto Marti di oltre 20 punti.
Tra le esclusioni importanti del centrosinistra c’è anche quella di Monica
Cirinnà, attualmente senatrice del Partito Democratico nota soprattutto per la
legge sulle unioni civili che porta il suo nome: era candidata all’uninominale in
un collegio di Roma. Per il centrosinistra è stata invece eletta Ilaria Cucchi,
che ha vinto nel collegio uninominale di Firenze al Senato, ed era candidata
per l’Alleanza Verdi-Sinistra.
Correva per lo stesso partito anche il sindacalista Aboubakar Soumahoro,
particolarmente conosciuto per la lotta al caporalato e le battaglie per i diritti
dei braccianti: ha perso in maniera abbastanza clamorosa nel collegio
uninominale di Modena in cui era candidato, che era considerato tra quelli
abbastanza sicuri per il centrosinistra. Soumahoro sarà comunque ripescato
al proporzionale e diventerà deputato.
Tra i non eletti ci sono anche l’ex sindaco di Napoli Luigi De Magistris, leader
di Unione Popolare, che è arrivato piuttosto lontano alla soglia del 3 per cento,
e il leader di Italexit Gianluigi Paragone, ex del Movimento 5 Stelle: era
candidato in cinque collegi plurinominali in Puglia e Lombardia. Non è stato
eletto nemmeno Mario Adinolfi di Alternativa per l’Italia.
Il più inaspettato degli esordienti arriva però probabilmente dal Movimento 5
Stelle, perché è il suo leader Giuseppe Conte: è stato presidente del Consiglio
in due governi, ma non ha mai fatto il parlamentare prima d’ora. Non si è
presentato in collegi uninominali, ma è stato eletto in diversi collegi al
proporzionale alla Camera.

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