ECONOMIA CIRCOLARE – Gestione del fine vita dei pannelli fotovoltaici: le nuove istruzioni creano confusione ..

Gestione del fine vita dei pannelli
fotovoltaici: le nuove istruzioni creano
confusione


L’Italia dispone di una filiera del riciclo di grande prestigio, ma le nuove
istruzioni operative per la gestione dei moduli a fine vita non aiutano gli
operatori. L’intervista a Luca Fasolino, general manager di Ecoem
Servizi
di Simone Fant
Lo scorso agosto è stato approvato dal Ministero della Transizione
Ecologica la nuova versione delle Istruzioni Operative per la gestione del fine
vita dei pannelli fotovoltaici degli impianti incentivati. Quella del trattamento
dei moduli è una questione importante se consideriamo che – secondo le
stime di Irena – entro il 2050 a livello mondiale si produrranno 78 milioni di
tonnellate di rifiuti di pannelli solari fotovoltaici, con un in giro d’affare di
15 miliardi di dollari.
Di questo aggiornamento, il terzo negli ultimi 4 anni, ne abbiamo parlato con
Luca Fasolino, general manager di Ecoem Servizi, sistema collettivo
nazionale che si occupa della raccolta, ritiro, trattamento e riciclo dei RAEE.
Luca Fasolino, siete soddisfatti della nuova versione o vi aspettavate
qualcosa di diverso?
Le istruzioni operative sono state aggiornate ben 3 volte negli ultimi 4 anni,
creando non poca confusione ai soggetti responsabili di impianti fotovoltaici
incentivati. A nostro parere l’aspetto che ci preoccupa maggiormente è la
“retroattività”, il GSE (Gestore dei servizi energetici) infatti richiede di
adeguarsi alle nuove istruzioni anche ai soggetti che hanno precedentemente
usufruito o attivato le garanzie finanziarie presso i consorzi accreditati.
Parliamo di migliaia di utenti, soprattutto professionali che si sono adoperati
per rispettare i termini e gli adempimenti emanati, ma che oggi si vedranno
caricati di nuovi oneri non pianificati. La platea è davvero ampia e dobbiamo
considerare che molti soggetti responsabili negli ultimi anni hanno anche
trasferito la proprietà dell’impianto, aggiungendo ad una difficoltà operativa
anche una difficoltà oggettiva operando su scelte fatte e decise tempo
addietro.
Per quanto riguarda le tempistiche invece?
Nemmeno le tempistiche ci confortano. Infatti nonostante le deroghe per
adeguarsi siano cambiate tre volte, queste non sono state accompagnate da
una sufficiente campagna di informazione, generando un effetto sorpresa nei
confronti degli utenti. Era probabilmente necessario divulgare quante più
informazioni possibili proprio per preparare i soggetti responsabili a pianificare
il percorso più adatto alla loro casistica, considerando anche le nuove
scadenze davvero ravvicinate.
Il valore della quota trattenuta dal GSE per gli impianti domestici sarà
pari a 10 € per ogni singolo modulo fotovoltaico come garanzia delle
operazioni di smaltimento. Si tratta di una cifra giusta?
È molto complesso affermare con certezza se la cifra sia giusta perché sono
quote che dovranno coprire costi non attuali ma futuri. Basti pensare che
questi moduli potrebbero essere raccolti tra svariati anni, o viceversa subire
rotture a breve, o essere soggetti a revamping per via di attività di
efficientamento. Stabilire con precisione i costi futuri è arduo,
considerando il mercato sempre in evoluzione di materie prime, energia e
costi logistici che incidono su tali operazioni. Anche la numerosità è un fattore
che non si è considerato nella creazione di questo valore, basti pensare che
€10/modulo sono assolutamente sufficienti per garantire tutte le operazioni in
un impianto da 500 moduli, ma non lo sarebbero in un piccolo impianto da 30
moduli. Credo che ci sia un impatto considerevole nei confronti dei Soggetti
Responsabili, soprattutto grandi impianti per cui le cifre diventano molti
rilevanti e probabilmente si sarebbe potuto approfondire la tematica per
queste casistiche ricercando soluzioni differenti.
Leggi anche: Si possono rendere circolari i pannelli fotovoltaici?
Ecco le ricerche di ENEA
Quali sono oggi le criticità nella gestione dei pannelli a fine vita?
Non si registrano particolari criticità nella gestione dei moduli fotovoltaici, sono
anni che il nostro Paese sta lentamente aumentando la capacità produttiva
per incrementare l’offerta di trattamento. La gestione del fine vita dei moduli è
un argomento in cui sia il MITE che il GSE ripongono molto interesse, proprio
perché questo ha ripercussioni sia economiche che di sicurezza ambientale,
possiamo considerare l’Italia tra i Paesi più controllati e attenti a queste
tematiche.
Ma si può sempre migliorare, giusto?
Sarebbe opportuno accrescere il coinvolgimento degli stakeholder creando
dei tavoli tecnico-operativi che potrebbero supportare ed aiutare chi deve
decidere. L’Italia dispone di una filiera del riciclo di grande prestigio, un
mercato libero che ogni anno raggiunge obiettivi importanti e che può fare
affidamento su molti esperti del settore. Negli ultimi anni inoltre il nostro Paese
ha visto ridursi notevolmente il gap nel mondo del riciclo dei moduli
fotovoltaici, con grandi investimenti nel comparto, mirati all’incremento
dell’offerta del trattamento sia sotto l’aspetto strutturale che di logistica e
servizi annessi. Gli Enti o le Istituzioni dovrebbero coinvolgere maggiormente
gli operatori specializzati proprio per avvicinare quanto più possibile gli
obiettivi che alcune direttive e regolamenti vogliono raggiungere, alle attività
pratiche di chi tutti i giorni si adopera per il riciclo di moduli fotovoltaici.
Ogni tipologia di modulo solare richiede trattamenti diversi. Avere una
tipologia standard faciliterebbe le operazioni?
I moduli fanno parte di quella categoria di prodotti che probabilmente ha
subito meno evoluzioni fisiche rispetto ad altre, basti pensare che i moduli di
oggi sono fisicamente uguali se non simili a quelli venduti 15 anni fa. Questo
perché gli investimenti in innovazione si sono concentrati soprattutto nello
sviluppo di celle più performanti, che assorbano maggiore luce e che siano più
efficienti. Ma il loro telaio, la forma e i materiali restano sostanzialmente gli
stessi, se non consideriamo il 3% di moduli particolari che richiede una
lavorazione ad hoc. Il restante 97% è composto da celle cristalline/film
sottile/CIS/CIGS/CdTe che hanno una struttura similare, questo aiuta molto le
operazioni di trattamento, facilitandone le attività di riciclo dei materiali.
Il 15% del modulo è fatto tendenzialmente di un mix di collante, silicio,
contatti elettrici e rame. Quanto si può recuperare di silicio e rame?
In Italia disponiamo esclusivamente di impianti di trattamento che effettuano
una lavorazione meccanica dei moduli fotovoltaici. Si separano prima delle
componenti come ad esempio le cornici in alluminio, poi attraverso passaggi
in macchinari speciali si prosegue con il recupero del vetro, delle celle e
silicio, e dei restanti materiali che ne derivano. Volendo semplificare il
processo, i moduli vengono sottoposti a più cicli di triturazione per poi passare
nella fase di separazione che divide i metalli come (alluminio, ferro e rame)
dall’elemento primario, ovvero il vetro. L’intero processo produce inoltre un
mix di materiali (silicio e plastica) che rappresenta la parte non riciclabile della
lavorazione. In sostanza le attuali tecniche ci consentono di riciclare fino
al 88-90% del modulo fotovoltaico, generando all’incirca 17-18 chili di
materie prime seconde per ogni pannello. Sarà pertanto utile concentrare i
prossimi investimenti su nuove metodologie che consentano di incrementare
la percentuale di riciclo dei moduli ed il recupero del silicio da ogni cella
fotovoltaica.
Leggi anche: I pannelli fotovoltaici scendono in campo. Tutto
quello che bisogna sapere sull’agrivoltaico

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