CURIOSITA’ – Gas: tutta colpa della “speculazione olandese”?

Gas: tutta colpa della “speculazione
olandese”?


di Lorenzo Borga
L’opinione pubblica europea tutto d’un tratto ha fatto conoscenza con il
mercato energetico e le sue regole. Il caso che certamente in Italia ha avuto
più risonanza è quello della cosiddetta borsa di Amsterdam del gas, il TTF
(Title Transfer Facility), che è stata accusata anche da membri dell’esecutivo
di essere oggetto di speculazione.
Va dunque spiegato a cosa serve un mercato come quello olandese, che non
è certo l’unico nel suo genere. Il TTF è un punto di scambio virtuale – gestito
da IntercontinentalExchange, la stessa società che detiene la proprietà anche
del New York Stock Exchange, cioè Wall Street – in cui gli operatori
possono vendere e comprare gas naturale al di fuori dei contratti a
lungo termine. Possono farlo per compravendite che prevedono la consegna
del gas sul momento, nel mercato spot, oppure per acquisti che si
concretizzeranno in futuro, nel mercato forward: vale a dire che l’acquirente
firma oggi un contratto in cui si impegna a comprare il gas domani (o tra un
mese, o tra un anno, e così via) a un prezzo fissato, in modo tale da
proteggersi da eventuali aumenti di prezzo.
Il ruolo del TTF di Amsterdam
In passato, prima del TTF, il prezzo di questi scambi era legato alle
quotazioni del petrolio. Come spiega Michele Polo su Lavoce.info, questi
mercati sono nati per ovviare alle esigenze di bilanciamento nei portafogli
degli operatori tra richieste di fornitura dei propri clienti e quantitativi importati
dai propri fornitori coi contratti a lungo termine. La maggior parte del metano
che consumiamo nelle nostre case e che viene bruciato nelle industrie e nelle
centrali termoelettriche arriva in Europa attraverso contratti di fornitura a lungo
termine firmati tra importatori ed esportatori. Ma anche questi sono influenzati
da ciò che accade In Italia: secondo una rilevazione di Arera tra il 70 e l’80%
dei contratti di questo tipo contiene un prezzo di importazione che è
indicizzato al TTF (o al corrispettivo italiano, PSV). Si tratta dunque di un
mercato fondamentale per la definizione del prezzo finale, tanto che le
stesse bollette del mercato tutelato sono indicizzate al TTF.
Ecco perché in una fase di scarsità di offerta, come quella che stiamo vivendo,
le bollette degli europei sono schizzate verso l’alto. Vista l’assenza di gas –
dovuta alla riduzione del metano da parte di Gazprom, iniziata ben prima della
guerra in Ucraina – il mercato TTF ha visto il proprio prezzo salire di oltre
10 volte in pochi mesi. Il motivo è semplice: la domanda di gas in Unione
Europea rimane elevata (per ridurla ci vuole tempo o grandi sacrifici) e, vista
l’offerta in calo, il prezzo è salito. Secondo un recente report di Intesa
Sanpaolo, a contribuire al rialzo non sarebbe stata tanto la speculazione
(cioè chi compra e vende gas sulla carta, senza essere interessato alla
consegna fisica del prodotto – secondo Polo questo avviene circa 20 volte
prima che il gas venga effettivamente consegnato) ma più la scarsità di
offerta e la carenza di liquidità nel mercato. L’esposizione degli speculatori
sul TTF, per gli economisti di Intesa Sanpaolo, sarebbe rimasta stabile nel
corso degli ultimi mesi. Ma sta di fatto che oggi le transazioni giornaliere
effettuate sul TTF si sono ridotte notevolmente, visti gli alti prezzi e i crescenti
rischi per gli operatori: ecco dunque che poche transazioni possono far
schizzare o scendere notevolmente il prezzo, visti i volumi ridotti. Non
esistono infatti meccanismi di controllo della volatilità sull’hub olandese, come
la sospensione delle contrattazioni in presenza di eccessiva volatilità (come
accade invece in alcune borse valori europee).
Confronto impari con il mercato USA
Esistono numerosi mercati di questo tipo. In Italia il PSV, in Spagna il PVB,
in Germania il THE, che però a confronto con l’hub olandese sono
decisamente più contenuti. Secondo Acer (l’agenzia europea che raggruppa i
diversi regolatori nazionali), nel 2021 sul TTF sono state effettuate poco meno
di 1.800 transazioni al giorno, mentre il mercato italiano non ha raggiunto le

  1. Il gas scambiato in Olanda è superiore alla somma di tutto il metano
    transato nel resto degli hub europei. La discrepanza è ancora maggiore nei
    mercati forward. Ecco perché il prezzo del TTF – decisamente più liquido e
    rilevante degli altri mercati – è strettamente correlato ai valori dei restanti hub
    europei: è in Olanda che si fissano prezzi spot e forward, per di più data la
    fitta rete di gasdotti presenti in Unione Europea che determina un immediato
    arbitraggio in presenza di differenze di prezzo troppo marcate.
    Ma rispetto al resto del mondo l’hub olandese rimane di dimensioni
    modeste. Questo grafico dell’Agenzia Internazionale dell’Energia mostra
    come il mercato spot europeo e quello statunitense (il cosiddetto Henry
    Hub) viaggiano su due unità di misure differenti: migliaia di miliardi di metri
    cubi di gas scambiati negli USA vs alcune centinaia in UE. Ma questa non è
    l’unica differenza tra i due mercati: il prezzo europeo è oggi quasi 7 volte
    più elevato di quello americano, e se il gas USA fosse quotato in
    megawattora, come il TTF, costerebbe appena 31 euro. Le ragioni sono
    diverse: prima di tutto gli Stati Uniti si producono il gas in casa e non devono
    comprarlo altrove. E, in secondo luogo, la presenza di un oceano tra i due
    continenti non rende possibile l’arbitraggio di prezzo, come accade in Europa.
    Esiste sì il gas liquefatto, trasportato via nave, ma il commercio tra USA ed
    Europa è ancora limitato dalle scarse infrastrutture di liquefazione sulla
    costa americana e di rigassificazione sulle coste europee.
    Il nodo strategico del gas liquefatto
    Ecco perché il mercato del TTF assume un’ulteriore importanza
    strategica. È il prezzo di riferimento europeo per l’importazione di gas
    liquefatto dal resto del mondo. Un mercato decisamente più globale di
    quello del metano gassoso, che viene trasportato via tubi e si limita dunque a
    livello regionale. Le navi metaniere trasportano invece in tutto il globo il gas,
    attraverso contratti a lungo termine (la maggioranza) o semplicemente
    dirigendosi verso l’offerente che paga più caro. Negli ultimi mesi il TTF è
    stato stabilmente superiore al prezzo di riferimento del mercato asiatico,
    il JKM (Giappone e Corea in particolare, ma anche Cina).
    Questo ha permesso all’Europa di attrarre una notevole quantità di gas
    liquefatto, che ha contribuito a sostituire il metano di Mosca. Ed è su questo
    presupposto che punta chi si oppone a un tetto al prezzo del gas. Se
    infatti l’Unione Europea decidesse di sospendere il mercato TTF, come
    proposto dalla presidenza di turno ceca, oppure di introdurvi un prezzo
    massimo, potrebbe essere possibile ridurre il costo di importazione del gas via
    tubo senza cambiare formalmente i contratti di fornitura, ma d’altra parte il
    gas liquefatto potrebbe dirigersi altrove lasciando l’Europa senza
    materia prima. Altro discorso è invece una maggiore regolamentazione del
    mercato olandese, oppure l’individuazione di un nuovo hub come proposto
    dalla presidente della Commissione Ursula von der Leyen. Che però
    richiederebbe anni per essere costruito, come accaduto al TTF.

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