COMMENTI ED ANALISI – CONFLITTO RUSSIA/UCRAINA …. Comunicazioni del Presidente del Consiglio dei ministri sugli sviluppi del conflitto tra Russia e Ucraina

Comunicazioni del Presidente del Consiglio dei
ministri sugli sviluppi del conflitto tra Russia e
Ucraina e conseguente discussione (martedì 1°
marzo 2022, ore 10,08)

DRAGHI, presidente del Consiglio dei ministri. Signor Presidente, onorevoli
senatrici e senatori, l’invasione dell’Ucraina da parte della Russia segna una
svolta decisiva nella storia europea.
Negli ultimi decenni molti si erano illusi che la guerra non avrebbe più trovato
spazio in Europa, che gli orrori che avevano caratterizzato il Novecento
fossero mostruosità irripetibili, che l’integrazione economica e politica che
avevamo perseguito con la creazione dell’Unione europea ci mettesse al
riparo dalla violenza, che le istituzioni multilaterali create dopo la Seconda
guerra mondiale fossero destinate a proteggerci per sempre; in altre parole,
che potessimo dare per scontate le conquiste di pace, sicurezza, benessere
che le generazioni che ci hanno preceduto avevano ottenuto con enormi
sacrifici.
Le immagini che ci arrivano da Kiev, Kharkiv, Mariupol e dalle altre città
dell’Ucraina in lotta per la libertà dell’Europa segnano la fine di queste illusioni.
L’eroica resistenza del popolo ucraino e del suo presidente Zelensky ci
mettono davanti una nuova realtà e ci obbligano a compiere scelte fino a
pochi mesi fa impensabili. Voglio ribadire ancora una volta tutta la mia
solidarietà, quella del Governo e degli italiani al presidente Zelensky, al
Governo ucraino e a tutte le cittadine e i cittadini dell’Ucraina. (Applausi).
Voglio inoltre esprimere vicinanza alle 236.000 persone di nazionalità ucraina
presenti in Italia, che vivono giorni drammatici per il destino dei propri cari.
(Applausi).
L’Italia vi è riconoscente per il contributo che date ogni giorno alla vita del
nostro Paese. Siamo al vostro fianco, nel dolore che avvertiamo di fronte alla
guerra, nell’attaccamento alla pace e nella determinazione comune ad aiutare
l’Ucraina a difendersi.
L’aggressione premeditata e immotivata della Russia verso un Paese vicino ci
riporta indietro di oltre ottant’anni. Non si tratta soltanto di un attacco a un
Paese libero e sovrano, ma di un attacco ai nostri valori di libertà e
democrazia e all’ordine internazionale che abbiamo costruito insieme.
Come aveva osservato lo storico Robert Kagan, oggi molto citato, la giungla
della storia è tornata e le sue liane vogliono avvolgere il giardino di pace in cui
eravamo convinti di abitare. Ora tocca a noi tutti decidere come reagire e
l’Italia non intende voltarsi dall’altra parte. (Applausi).
Il disegno del presidente Putin si rivela oggi con contorni nitidi nelle sue parole
e nei suoi atti. Nel 2014 la Russia ha annesso la Crimea con un referendum
illegale e ha incominciato a sostenere dal punto di vista finanziario e militare le
forze separatiste nel Donbass. La settimana scorsa ha riconosciuto le due
cosiddette repubbliche di Donetsk e Lugansk. Subito dopo, in seguito a
settimane di disinformazione, ha invaso l’Ucraina con il pretesto di
un’operazione militare speciale.
Le minacce di far pagare, con conseguenze mai sperimentate prima nella
storia, chi osa essere di intralcio all’invasione dell’Ucraina e il ricatto estremo
del ricorso alle armi nucleari ci impongono una reazione rapida, ferma e
soprattutto unitaria. (Applausi).
Tollerare una guerra di aggressione nei confronti di uno Stato sovrano
europeo vorrebbe dire mettere a rischio, in maniera forse irreversibile, la
sicurezza e la pace in Europa. Non possiamo lasciare che questo accada.
Mentre condanniamo la posizione del presidente Putin, dobbiamo ricordarci
che questo non è uno scontro contro la Nazione e i suoi cittadini, molti dei
quali non approvano le azioni del loro Governo. Dall’inizio dell’invasione sono
circa 6.000 le persone arrestate per aver manifestato contro l’invasione
dell’Ucraina, 2.700 solo nella giornata di domenica. Ammiro il coraggio di chi
prende parte a queste manifestazioni. (Applausi). Il Cremlino dovrebbe
ascoltare queste voci e abbandonare i suoi piani di guerra.
Sinora i piani di Mosca per un’invasione rapida e una conquista di ampie fasce
del territorio ucraino in pochi giorni sembrano fallire, anche grazie
all’opposizione coraggiosa dell’esercito e del popolo ucraino e all’unità
dimostrata dall’Unione europea e dai suoi alleati. Le truppe russe proseguono,
però, la loro avanzata per prendere possesso delle principali città: una lunga
colonna di mezzi militari è alle porte di Kiev, dove nella notte si sono registrati
raid missilistici anche a danno di quartieri residenziali ed esplosioni.
Aumentano le vittime civili di questo conflitto ora che l’attacco, dopo aver
preso di mira le installazioni militari, si è spostato nei centri urbani.
A fronte del rafforzamento delle misure difensive sul fianco Est della NATO, il
presidente Putin ha messo in allerta le forze di deterrenza russe, incluso il
dispositivo difensivo nucleare. È un gesto grave, che però dimostra quanto la
resistenza degli ucraini e le sanzioni inflitte alla Russia siano efficaci.
Un altro segnale preoccupante proviene dalla vicina Bielorussia, i cui cittadini
domenica hanno votato a favore di alcune rilevanti modifiche della
Costituzione ed eliminato lo status di Paese denuclearizzato. Questo potrebbe
implicare la volontà di dispiegare sul proprio suolo armi nucleari provenienti da
altri Paesi.
In Ucraina sono presenti circa 2.300 nostri connazionali, di cui oltre 1.600
residenti. Dal 12 febbraio la Farnesina ha raccomandato agli italiani presenti
nel Paese di lasciare l’Ucraina con i mezzi commerciali disponibili. A partire
dal 24 febbraio, in seguito agli attacchi da parte russa, l’avviso è stato
modificato: ai connazionali ancora presenti nella capitale ucraina e dintorni
abbiamo raccomandato di utilizzare i mezzi tuttora disponibili, inclusi i treni,
per lasciare la città negli orari in cui non c’è il coprifuoco. In queste ore non
vige il coprifuoco, ma la situazione potrebbe cambiare in conseguenza
dell’andamento delle operazioni militari: raccomandiamo la massima cautela.
Il personale dell’ambasciata a Kiev si è spostato presso la residenza
dell’ambasciatore, insieme a un gruppo di connazionali, inclusi minori e
neonati. In residenza si sono concentrate 87 persone, di cui 72 dovrebbero
partire oggi. A tale proposito, questa mattina il ministro Di Maio ha mandato
all’ambasciatore un messaggio secondo il quale queste persone – circa 80,
come ho detto – inclusi i neonati, dovrebbero trasferirsi a Leopoli.
Voglio ringraziare l’ambasciatore in Ucraina Pier Francesco Zazo (Applausi) e
il personale dell’ambasciata per lo spirito di servizio, la dedizione e il coraggio
dimostrato in questi giorni drammatici. L’unità di crisi mantiene regolari contatti
telefonici con i nostri connazionali in Ucraina e con i rispettivi familiari in Italia.
Voglio anche ringraziare il ministro Di Maio e i tecnici della Farnesina per
l’incessante lavoro a sostegno dei nostri cittadini. (Applausi).
L’Italia è impegnata in prima linea per sostenere l’Ucraina dal punto di vista
umanitario e migratorio, in stretto coordinamento con i partner europei e
internazionali. La situazione umanitaria nel Paese è sempre più grave.
L’ufficio delle Nazioni Unite per il coordinamento degli affari umanitari ha
stimato in 18 milioni il numero di persone che potrebbero necessitare di aiuti
umanitari nei prossimi mesi.
L’Alto commissario delle Nazioni Unite per i rifugiati stima che gli sfollati interni
potrebbero raggiungere una cifra tra i 6 e i 7,5 milioni e i rifugiati in tutto tra i 3
e i 4 milioni. Sono stimate in circa 400.000 le persone che hanno lasciato
l’Ucraina in direzione principalmente dei Paesi vicini.
In occasione della teleconferenza del G7, con la presenza anche di Polonia e
Romania, ho detto che l’Italia farà di tutto per aiutare i Paesi vicini nel dramma
dell’impatto che questa gigantesca migrazione sta avendo su di loro e che sia
la Polonia sia la Romania potranno contare sull’Italia. (Applausi).
L’Italia ha già contribuito in modo considerevole all’emergenza con un
finanziamento di 110 milioni di euro a favore di Kiev come sostegno al bilancio
generale dello Stato. Abbiamo stanziato un primo contributo del valore di un
milione di euro al comitato internazionale della Croce Rossa, donato oltre 4
tonnellate di materiale sanitario, tende familiari, brandine. Abbiamo in
programma l’invio di beni per l’assistenza alla popolazione, di farmaci e
dispositivi sanitari e predisponiamo anche il dispiegamento di assetti sanitari
da campo.
Voglio ringraziare la Croce Rossa, la Protezione civile e tutti i volontari per il
costante impegno a favore dei più deboli. L’Italia è pronta a fare di più,
attraverso le principali organizzazioni umanitarie attive sul luogo e anche con
donazioni materiali.
Nel Consiglio dei ministri di ieri abbiamo stanziato 10 milioni di euro a carico
del Fondo per le emergenze nazionali per assicurare soccorso e assistenza
alla popolazione. Per farlo è stato dichiarato uno stato di emergenza
umanitaria che durerà fino al 31 dicembre e che ha esclusivamente lo scopo
di assicurare il massimo aiuto dell’Italia all’Ucraina. È un impegno di
solidarietà che non avrà conseguenze per noi italiani e che non cambia la
decisione di porre fine il 31 marzo allo stato di emergenza per il Covid-19.
(Applausi).
Per quanto riguarda i rifugiati, come hanno preannunciato i ministri Di Maio e
Bonetti, siamo impegnati nell’attivazione di corridoi speciali per i minori orfani,
perché possano raggiungere il nostro Paese al più presto e in sicurezza.
(Applausi).
Domenica, nel Consiglio straordinario dei ministri dell’interno dell’Unione
europea è stata valutata la possibilità – che l’Italia sostiene – di applicare per la
prima volta la direttiva sulla protezione temporanea prevista in caso di afflusso
massiccio di sfollati. Questa direttiva garantirebbe agli ucraini in fuga di
soggiornare nell’Unione europea per un periodo di un anno rinnovabile ed
eviterebbe di dover attivare onerose procedure di asilo dopo i novanta giorni
senza visto. La direttiva porterebbe inoltre gli Stati membri a indicare la
propria capacità di accoglienza e a cooperare tra loro per il trasferimento della
residenza delle persone da uno Stato all’altro.
Il Ministero dell’interno sta lavorando alla predisposizione di apposite norme
sull’accoglienza degli sfollati ucraini nelle strutture nazionali. Faremo la nostra
parte senza riserve per garantire la massima solidarietà. Abbiamo già
instaurato un dialogo con le Agenzie delle Nazioni Unite competenti per
individuare le priorità di intervento e procedere con l’elaborazione di progetti di
assistenza ai rifugiati nei Paesi vicini all’Ucraina. Intendiamo rendere più facile
l’esame di domande di protezione internazionale che verranno presentate.
In seguito all’intensificarsi dell’offensiva russa abbiamo adottato una risposta
sempre più dura e punitiva nei confronti di Mosca. Sul piano militare il
comando supremo delle potenze alleate in Europa ha emanato l’ordine di
attivazione per tutti e cinque i piani di risposta graduale che ho illustrato la
settimana scorsa. Questo consente di mettere in atto direttamente la prima
parte dei piani e incrementare la postura di deterrenza sul confine orientale
dell’Alleanza con le forze già a disposizione.
Mi riferisco al passaggio dell’unità attualmente schierata in Lettonia, alla quale
l’Italia contribuisce con 239 unità. Per quanto riguarda le forze navali, sono già
in navigazione sotto il comando NATO. Le nostre forze aeree schierate in
Romania saranno raddoppiate, in modo da garantire copertura continuativa
insieme agli alleati. Sono in stato di preallerta ulteriori forze già offerte dai
singoli Paesi membri dell’Alleanza. L’Italia è pronta con un primo gruppo di
1.400 militari e un secondo di 2.000 unità. Ringrazio il ministro Guerini e tutte
le Forze armate per il loro impegno e la loro preparazione. (Applausi). Dopo il
ruolo centrale che avete avuto durante la pandemia, l’Italia vi è di nuovo
riconoscente.
L’Italia ha risposto all’appello del presidente Zelensky, che aveva chiesto
equipaggiamenti, armamenti e veicoli militari per proteggersi dall’aggressione
russa. È necessario che il Governo democraticamente eletto sia in grado di
resistere all’invasione e difendere l’indipendenza del Paese. A un popolo che
si difende da un attacco militare e chiede aiuto alle nostre democrazie non è
possibile rispondere solo con incoraggiamenti e atti di deterrenza. (Applausi).
Questa è la posizione italiana, dell’Unione europea e di tutti i nostri alleati.
Questa convergenza è anche il frutto di una intensissima attività diplomatica.
Venerdì ho preso parte a un vertice dei Capi di Stato e di Governo della
NATO, in cui ho ribadito che l’Italia è pronta a fare la propria parte e mettere a
disposizione le forze necessarie. Il giorno successivo ho avuto un colloquio
telefonico con il presidente ucraino Zelensky, al quale ho confermato il pieno
sostegno dell’Italia. Gli ho anticipato la nostra intenzione di aiutare l’Ucraina a
difendersi dalla Russia e ribadito il nostro convinto supporto alla posizione
dell’Unione europea sulle sanzioni.
Lunedì pomeriggio ho partecipato a una videoconferenza, di cui vi dicevo
prima, con i leader del G7, della Polonia, della Romania, i Presidenti della
Commissione europea e del Consiglio europeo e il Segretario generale della
NATO. In questi incontri l’Unione europea e gli alleati hanno dato
costantemente prova di fermezza e unità.
Abbiamo adottato tempestivamente sanzioni senza precedenti, che
colpiscono moltissimi settori e un numero importante di entità e individui,
inclusi il presidente Putin e il ministro Lavrov. Sul piano finanziario le misure
restrittive adottate impediranno alla Banca centrale russa di utilizzare le sue
riserve internazionali per ridurre l’impatto delle nostre misure restrittive. In
ambito Unione europea si sta lavorando a misure volte alla rimozione dal
sistema Swift di alcune banche russe. Questo pacchetto ha già inflitto costi
molto elevati a Mosca. Nella sola giornata di lunedì il rublo ha perso circa il 30
per cento del suo valore rispetto al dollaro.
La Borsa di Mosca si è chiusa ieri, ed è rimasta chiusa, e la Banca centrale
russa ha più che raddoppiato i tassi di interesse, passati dal 9,5 al 20 per
cento, per provare a limitare il rischio di fughe di capitali.
Stiamo approvando forti misure restrittive anche nei confronti della
Bielorussia, visto il suo crescente coinvolgimento nel conflitto. La Russia ha
subito anche un durissimo boicottaggio sportivo con l’annullamento di tutte le
competizioni con squadre russe in ogni disciplina. L’Italia è pronta ad ulteriori
misure restrittive, ove fossero necessarie. In particolare ho proposto di
prendere ulteriori misure mirate contro gli oligarchi. L’ipotesi è quella di creare
un registro internazionale pubblico degli oligarchi che hanno un patrimonio
superiore ai 10 milioni di euro. Ho poi proposto di intensificare ulteriormente la
pressione sulla Banca centrale russa e di chiedere alla Banca dei regolamenti
internazionali, che ha sede in Svizzera, di partecipare alle sanzioni.
Allo stesso tempo è essenziale mantenere aperta la via del dialogo con
Mosca. Ieri, delegazioni russe e ucraine si sono incontrate in Bielorussia, al
confine con l’Ucraina; auspichiamo il successo di questo negoziato, anche se
siamo realistici sulle sue prospettive.
Ai cittadini italiani che sono preoccupati per le conseguenze di questo conflitto
voglio dire che il Governo è al lavoro incessantemente per contrastare le
possibili ricadute per il Paese.
Il Ministero dell’interno ha emanato le direttive in merito alle misure di
vigilanza a protezione degli obiettivi sensibili. Per gli aspetti legati al controllo
di sicurezza dei rifugiati il Governo ha attivato tutti i meccanismi nazionali e di
coordinamento internazionale per monitorare le potenziali minacce.
Il deterioramento delle relazioni tra Russia, Unione europea e NATO ha reso
ancora più aggressiva la postura di Mosca verso l’Occidente in ambito
cibernetico e di disinformazione. La Russia infatti ha accentuato le sue attività
ostili nei confronti dei Paesi dell’Unione europea e della NATO con l’intento di
minare la nostra coesione e capacità di risposta. È stato da noi attivato un
apposito nucleo per la cyber sicurezza per condividere le informazioni raccolte
e, al suo interno, è stato istituito un tavolo permanente dedicato alla crisi in
atto. Voglio ringraziare il Ministro dell’interno Lamorgese, il sottosegretario
Gabrielli e tutte le Forze dell’ordine per il loro lavoro a difesa dei cittadini.
(Applausi).
Il Governo è inoltre al lavoro per mitigare l’impatto di eventuali problemi per
quanto riguarda le forniture energetiche. Al momento non ci sono segnali di
un’interruzione delle forniture di gas. Tuttavia è importante valutare ogni
evenienza, visto il rischio di ritorsioni e di un possibile ulteriore inasprimento
delle sanzioni. L’Italia importa circa il 95 per cento del gas che consuma e
oltre il 40 per cento proviene dalla Russia. Nel breve termine anche una
completa interruzione dei flussi di gas dalla Russia, a partire dalla prossima
settimana, non dovrebbe di per sé comportare seri problemi. L’Italia ha ancora
due miliardi e mezzo di metri cubi di gas negli stoccaggi e l’arrivo di
temperature più miti dovrebbe comportare una significativa riduzione dei
consumi da parte delle famiglie. La nostra previsione è che saremo in grado di
assorbire eventuali picchi di domanda attraverso i volumi in stoccaggio e altre
capacità di importazione. Tuttavia, in assenza di forniture dalla Russia, la
situazione per i prossimi inverni, ma credo anche per il prossimo immediato
futuro, rischia di essere più complicata. Il Governo ha allo studio una serie di
misure per ridurre la dipendenza italiana dalla Russia. Voglio ringraziare il
ministro Cingolani per il grande lavoro che sta svolgendo su questo tema.
(Applausi).
Le opzioni al vaglio, perfettamente compatibili con i nostri obiettivi climatici,
riguardano prima di tutto le importazioni di gas da altri fornitori, come l’Algeria
o l’Azerbaigian; un maggiore utilizzo dei terminali di gas naturale liquido a
disposizione; eventuali incrementi temporanei nella produzione termoelettrica
a carbone o petrolio, che non prevederebbero comunque l’apertura di nuovi
impianti. Se necessario, sarà opportuno adottare una maggiore flessibilità sui
consumi di gas, in particolare nel settore industriale e in quello termoelettrico.
La diversificazione delle fonti di approvvigionamento energetico è un obiettivo
da perseguire indipendentemente da quello che accadrà alle forniture di gas
russo nell’immediato; non possiamo essere così dipendenti dalle decisioni di
un solo Paese, ne va non solo della nostra libertà, ma anche della nostra
prosperità. (Applausi). Per questo dobbiamo prima di tutto puntare su un
aumento deciso della produzione di energie rinnovabili, come facciamo
nell’ambito del programma Next generation EU. Dobbiamo continuare a
semplificare le procedure: l’ho detto la volta precedente, lo ripeto oggi e lo
continuerò a dire, perché effettivamente sono il maggior ostacolo per i progetti
onshore e offshore di rinnovabili; continuiamo a farlo e continueremo a
spingere su questo punto. Dobbiamo anche investire sullo sviluppo del
biometano, ma il gas rimane un utile mezzo per affrontare la transizione.
Dobbiamo ragionare su un aumento della nostra capacità di rigassificazione e
su un possibile raddoppio della capacità del gasdotto TAP.
L’Europa ha dimostrato enorme determinazione nel sostenere il popolo
ucraino, e nel farlo ha assunto decisioni senza precedenti nella sua storia,
come quella di acquistare e rifornire di armi un Paese in guerra. Come è
accaduto altre volte nella storia europea, l’Unione ha accelerato il suo
percorso di integrazione di fronte a una crisi. Ora è essenziale che le lezioni di
questa emergenza non vadano sprecate; in particolare, è necessario
procedere spediti sul cammino della difesa comune, per acquisire una vera
autonomia strategica che sia complementare all’Alleanza atlantica. (Applausi).
La minaccia portata oggi dalla Russia è una spinta a investire nella difesa più
di quanto abbiamo mai fatto finora; possiamo scegliere se farlo a livello
nazionale oppure europeo. Il mio auspicio è che tutti i Paesi scelgono di
adottare sempre più un approccio comune. Un investimento nella difesa
europea è anche un impegno a essere alleati.
Lo straordinario afflusso di rifugiati, che ha già incominciato ad arrivare
dall’Ucraina, ci obbliga poi a rivedere le politiche di immigrazione che ci siamo
dati come Unione europea. In passato l’Unione si è dimostrata miope
nell’applicare dei regolamenti datati. Oggi l’Italia è pronta a fare la sua parte
per ospitare chi fugge dalla guerra e per aiutarli a integrarsi nella società. I
valori europei dell’accoglienza e della fratellanza devono valere oggi più che
mai. (Applausi).
In caso di interruzione delle forniture di gas dalla Russia, l’Italia avrebbe più
da perdere rispetto ad altri Paesi europei che fanno affidamento su fonti
diverse, ma questo non diminuisce la nostra determinazione a sostenere
sanzioni che riteniamo giustificate e necessarie. È però importante muoverci
nella direzione di un approccio comune per lo stoccaggio e
l’approvvigionamento di gas; farlo permetterebbe di ottenere prezzi ben più
bassi dai Paesi produttori e assicurarci vicendevolmente in caso di shock
isolati.
La guerra avrà conseguenze sul prezzo dell’energia che dovremo affrontare
con nuove misure a sostegno delle imprese e delle famiglie. È opportuno che
l’Unione europea li agevoli per evitare contraccolpi eccessivi sulla ripresa. In
prospettiva, questa crisi ci ricorda l’importanza di avere una visione davvero
strategica e di lungo periodo nella discussione sulle nuove regole di bilancio in
Europa. A dicembre, insieme al presidente francese Macron, abbiamo
proposto di favorire con le nuove regole gli investimenti nelle aree di maggiore
importanza per il futuro dell’Europa, come la sicurezza e la difesa
dell’ambiente. Il disegno esatto di queste regole deve essere discusso con
tutti gli Stati membri. Tuttavia, questa crisi, come anche la transizione
ecologica, come anche altri impegni successivi alla pandemia che ci siamo
trovati a dover affrontare, rafforza la necessità di scrivere regole compatibili
con le ambizioni che abbiamo per l’Europa.
L’invasione da parte della Russia non riguarda soltanto l’Ucraina, è un attacco
alla nostra concezione dei rapporti tra Stati basati sulle regole e sui diritti. Non
possiamo lasciare che in Europa si torni ad un sistema dove i confini sono
disegnati con la forza e dove la guerra è un modo accettabile per espandere
la propria area di influenza. Il rispetto della sovranità democratica è una
condizione per una pace duratura (Applausi) ed è al cuore del popolo italiano
che, come disse Alcide De Gasperi, è pronto ad associare la propria opera a
quella di altri Paesi per costruire un mondo più giusto e più umano. La lotta
che appoggiamo oggi, i sacrifici che compiremo domani sono una difesa dei
nostri principi e del nostro futuro ed è per questo che chiedo al Parlamento il
suo sostegno oggi. (Applausi).
A conclusione delle comunicazioni sugli sviluppi del conflitto tra
Russia e Ucraina rese dal Presidente del Consiglio, l’Assemblea
ha approvato la proposta di risoluzione unitaria n. 1 e respinto
tutte le altre.
Il testo approvato impegna il Governo:
a esigere l’immediata cessazione delle operazioni belliche e il ritiro delle
forze militari;
a sostenere ogni iniziativa multilaterale e bilaterale utile alla de-esclation
militare e alla ripresa di un percorso negoziale;
ad assicurare sostegno al popolo ucraino, con azioni di assistenza
umanitaria e finanziaria e – tenendo informato il Parlamento e in
coordinamento con altri paesi europei e alleati – con la cessione di
apparati e strumenti militari per la difesa dell’Ucraina; a rafforzare la
cooperazione tra UE ed Ucraina;
ad attivare un programma straordinario di accoglienza dei profughi;
a sostenere in sede europea la sospensione del Patto di stabilità e
l’istituzione di un fondo compensativo per gli Stati più penalizzati dalle
sanzioni; a prevedere misure di sostegno alle imprese;
ad attivare strategie di diversificazione degli approvvigionamenti
energetici;
ad attivare misure per preservare le infrastrutture strategiche da attacchi
informatici o di altra natura;
a sostenere il rafforzamento della politica estera e di sicurezza comune
europea;
a mantenere uno stretto e permanente coordinamento con i Paesi del
G7.
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