BANDI ED INCENTIVI – Banda ultra larga, ecco come funziona il voucher Pmi da 300 a 2.500 euro

Banda ultralarga, ecco come funziona il
voucher Pmi da 300 a 2.500 euro

di Carmine Fotina
Dal 1° marzo le micro piccole e medie imprese possono richiedere
contributi da 300 a 2.500 euro. A disposizione ci sono 589,5 milioni
L’iter più lento di sempre per le connessioni più veloci sul mercato. A quattro
anni e mezzo dallo stanziamento delle risorse, dal 1° marzo le micro, piccole e
medie imprese possono richiedere voucher da 300 a 2.500 euro per la banda
ultralarga agli operatori tlc accreditati e che hanno firmato una convenzione
con Infratel, la società pubblica che gestisce la misura ed è guidata dall’a.d.
Marco Bellezza.
A quanto ammonta il voucher
A disposizione ci sono 589,5 milioni. I voucher avranno entità diversa in base
alle prestazioni. La fascia A prevede due tipi di contributi. Il primo è pari a 300
euro, per un contratto della durata di 18 mesi che garantisca il passaggio ad
una connettività con velocità massima in download compresa tra 30 e 300
megabit al secondo. Ma possono essere concesse anche velocità superiori,
fino a un gigabit al secondo, e se si tocca questa soglia scatta un contributo
aggiuntivo di 500 euro (quindi per 800 euro totali) a fronte di costi di
rilegamento (allaccio alla rete) sostenuti dall’utente che dovranno essere
adeguatamente giustificati dagli operatori. A questa tipologia di voucher, che
non prevede banda minima garantita, sarà destinato il 40% delle risorse
stanziate (di cui la metà per i voucher da 800 euro).
La fascia B prevede un contributo di 500 euro, per un contratto della durata di
18 mesi che garantisca il passaggio ad una connettività con velocità massima
in download compresa tra 300 Mbit/s e 1 Gbit/s. Per connessioni che offrono 1
Gbit/s, il voucher potrà essere aumentato di un ulteriore contributo fino a 500
euro (per un totale quindi di 1.000 euro). Ci sarà una soglia di banda minima
garantita pari ad almeno 30 Mbit/s, con destinazione del 50% delle risorse
stanziate.
Si arriva poi alla fascia C: contributo pari a 2.000 euro per un contratto della
durata di 24 mesi che garantisca il passaggio ad una connettività superiore a
1Gbit/s. Anche in questo caso c’è la maggiorazione di 500 euro a fronte dei
costi di rilegamento giustificati dagli operatori. In questo caso la banda minima
garantita è pari ad almeno 100 Mbit/s e viene destinato il 10% delle risorse
stanziate.
La velocità garantita
Se l’utente non riscontra velocità coerenti con la banda minima garantita
inserita nel contratto relativo al voucher attivato, può effettuare una verifica
tramite l’applicativo Ne.Me.Sys – Misurainternet, sul sito
https://misurainternet.it, e, nel caso non siano rispettati i livelli di servizio
previsti, contatta Infratel che provvederà a cancellare il voucher e a
sospendere i pagamenti all’operatore.
Cambio operatore
Non è previsto alcun obbligo di rimanere vincolati al contratto per il quale si è
beneficiato del voucher. Se l’utente decide di cambiare operatore, potrà
utilizzare l’ammontare residuo del voucher per la sottoscrizione di un nuovo
contratto. I livelli di connettività, in questo caso, dovranno continuare ad
essere almeno quelli in base ai quali si era ottenuto il voucher.
Rinnovo e recesso
Almeno trenta giorni prima della data di scadenza del contratto, l’operatore è
tenuto ad informare il cliente della possibilità di rinnovare, a condizioni che
non dovranno essere peggiorative rispetto a quelle relative al contratto
stipulato con il voucher. Vale il silenzio assenso: senza risposta c’è il rinnovo
automatico. All’utente resterà la possibilità di recedere tramite i normali canali
di disattivazione, ma in caso di recesso perderà il diritto alla quota residua del
voucher.
Le domande
Le imprese interessate dovranno indicare all’operatore tlc prescelto il codice
Ateco di appartenenza e la dimensione, dichiarando inoltre di non eccedere i
limiti previsti per gli aiuti “de minimis”. Ciascun beneficiario potrà ricevere un
solo voucher, anche nel caso di più sedi.
Durata e ripartizione per Regioni
Il piano durerà fino a esaurimento delle risorse stanziate e comunque non
oltre il 15 dicembre 2022. Tuttavia sarà possibile una proroga di un altro anno,
previa nuova autorizzazione Ue.
Le risorse sono differenziate per regioni. In alcune ci sarà probabilmente
ampia disponibilità di risorse, fino a rischiare un assorbimento solo parziale, in
altre al contrario c’è da aspettarsi un eccesso di domanda con molte aziende
che rimarranno al palo. È l’effetto della copertura individuata originariamente
dal legislatore e quindi dei criteri di ripartizione, visto che si impiega il Fondo
sviluppo e coesione che per legge va assegnato per l’80% alle Regioni del
Mezzogiorno. Così Sicilia e Campania, da sole, sono destinatarie di ben il
38% delle risorse (rispettivamente 117,3 e 106,7 milioni). Aggiungendo la
Puglia (83,7 milioni) si arriva al 52 per cento. Regioni a più elevata vocazione
manifatturiera, e dove quindi ci si può attendere un livello più alto di domande,
come Lombardia e Veneto, sono molto più indietro nella graduatoria
rispettivamente con 20,6 (3,5%) e 14 milioni (2,3%), meno di Abruzzo (28
milioni) e Basilicata (22,2 milioni). Al quarto posto c’è la Sardegna (51 milioni),
a seguire la Calabria (43 milioni).
Limiti ai Comuni
Considerata la limitata disponibilità di risorse, rispetto al fabbisogno
complessivo, in alcune regioni l’accesso alla misura potrà essere limitato a
una parte del territorio, ad esempio dando priorità alle imprese situate in
comuni montani o nelle aree interne in cui è maggiore il divario di connettività.
L’Emilia-Romagna ha già intenzione di procedere con una lista presentando
una lista di comuni prioritari per i primi 3 mesi.

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