ANALISI E CURIOSITA ‘ – A che punto siamo con i progetti del PNRR?

A che punto siamo con i progetti del
PNRR?

in collaborazione con Finanza.tech
Bene digitalizzazione, infrastrutture ferroviarie e salute, in ritardo
rivoluzione verde, ricerca e infrastrutture sociali: l’analisi dei
progetti realizzati per ogni missione
Quando quasi un anno fa il Premier Mario Draghi e i ministri del suo esecutivo
erano impegnati a definire il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR),
tutta l’Italia aveva espresso un proprio parere in merito alle priorità che il
programma avrebbe dovuto seguire per un rilancio sostenibile dell’economia.
Dall’economia circolare alle infrastrutture tecnologiche, passando per
istruzione, cultura e mobilità, erano stati questi i temi maggiormente dibattuti
dall’opinione pubblica, in attesa di conoscere l’effettiva allocazione dei fondi
europei destinati all’Italia. Fondi che, ricordiamo, ammontano a un totale di
191,5 miliardi di euro, progressivamente stanziati dall’Unione Europea, sulla
base del raggiungimento degli obiettivi prefissati.
Fondi PNRR e allocazione risorse
La struttura definitiva del PNRR, che ormai tutti conosciamo, si articola in 6
macro-missioni, che corrispondono alle specifiche aree di intervento:

  1. digitalizzazione, innovazione, competitività e cultura
  2. rivoluzione verde e transizione ecologica
  3. infrastrutture per una mobilità sostenibile
  4. istruzione e ricerca
  5. inclusione e sociale
  6. salute
    Queste missioni a loro volta raggruppano 16 componenti, funzionali per
    realizzare gli obiettivi economico-sociali definiti nella strategia del Governo.
    Per realizzare le missioni identificate, i fondi europei sono stati destinati a
    spese di duplice natura: da un lato gli investimenti e dall’altro le riforme, a cui
    tuttavia sono stati destinati soltanto 5,7 miliardi, meno del 3% delle risorse
    totali.
    Il rischio è che, se questi fondi dovessero rivelarsi insufficienti per formulare le
    riforme in modo attento e approfondito, i fondi destinati agli investimenti, cioè i
    restanti 185,9 miliardi, potrebbero risultare inefficaci nel produrre rapidamente
    le opere, i beni e servizi previsti dal programma. La messa a terra dei
    programmi potrebbe infatti scontrarsi con possibili barriere normative,
    amministrative e burocratiche che le riforme, se formulate in modo non
    idoneo, potrebbero non essere in grado di eliminare o livellare per tempo.
    Ma quanto e come sono stati effettivamente utilizzati i fondi fino ad oggi?
    1a Missione: realizzati 15 progetti su 18
    Partiamo dalla prima missione, Digitalizzazione, innovazione, competitività e
    cultura, di fondamentale importanza per un aumento solido della competitività
    del tessuto imprenditoriale italiano, a cui il PNRR ha destinato 40,3 miliardi,
    circa il 21% del totale. Come si evince dalle rilevazioni dell’Osservatorio
    PNRR del Sole24Ore, dei 18 progetti previsti (di cui 17 investimenti e 1
    riforma), ben 15 sono in linea con la timeline prevista dal programma.
    Fa piacere notare che al primo posto per risorse utilizzate nel 2021 –
    all’interno di questa prima missione – ci sia la Cybersecurity: già 170 milioni i
    spesi, dei 623 destinati a rafforzare le difese di sicurezza informatica nelle
    Pubbliche amministrazioni, per proteggerla da minacce come frodi, ricatti e
    attacchi terroristici e tutti i rischi posti dalla criminalità informatica. Secondo e
    terzo posto, per utilizzo nell’anno appena concluso, spettano a “Realizzazione
    della Piattaforma Nazionale Dati” e “Incremento della diffusione di PagoPA”,
    seguite da “Digitalizzazione dell’Inps e dell’Inail”.
    Tutti questi progetti, portati avanti con priorità in questi mesi, dimostrano la
    crescente importanza che anche il nostro Governo dà ormai alla corretta
    gestione dei dati pubblici: i dati sono ormai universalmente riconosciuti come
    un bene comune e fondamentali risorse del Paese che, se adeguatamente
    strutturati e monitorati, possono supportare le PA nella progettazione di servizi
    più vicini ai cittadini, creando nuovi modelli di business, nuove competenze e
    nuovi posti di lavoro.
    Resta invece indietro, almeno per ora, il primo importante progetto della prima
    missione – Infrastrutture digitali – volto a “garantire che i sistemi, i dataset e le
    applicazioni della pubbliche amministrazioni siano ospitati in data center
    altamente affidabili e con elevati standard di qualità per sicurezza, prestazioni,
    scalabilità, interoperabilità europea ed efficienza energetica.”. I 900 milioni
    destinati a questo progetto risultano ad oggi ancora del tutto inutilizzati,
    mentre una prima spesa di 111 milioni di € è stata prevista nel corso del 2022.
    2a Missione: 3 progetti realizzati su 17
    Andando avanti nell’analisi del PNRR, un primo dato che appare evidente è
    un forte scostamento tra la percentuale di fondi destinati alla seconda
    missione, Rivoluzione Verde e Transizione Ecologica, e il loro effettivo utilizzo
    alla data odierna: 59,5 miliardi allocati (circa il 31% del totale) contro i 2,6
    miliardi utilizzati nel 2021 e i 6,2 allocati per il 2022.
    Andando più nel dettaglio, si osserva come solo 3 dei 17 progetti in cui si
    articola la seconda missione siano effettivamente in linea con il
    cronoprogramma del progetto; il cosiddetto “Parco Agrisolare”, che prevede
    l’installazione di pannelli fotovoltaici sui tetti delle aziende agricole, ha
    utilizzato, come da programma, un investimento di 255 milioni nel 2021 e lo
    prevede in egual misura per l’anno in corso e quelli successivi. La “Cultura e
    consapevolezza su temi e sfide ambientali” e “Strategia nazionale per
    comunità energetiche e verdi” sono gli altri due progetti che, stando alle
    rilevazioni dell’Osservatorio PNRR de Il Sole24Ore, stanno procedendo come
    da programma, mentre i restanti 14 sono finora rimasti in sospeso.
    3a Missione: obiettivi centrati
    La terza missione del piano, Infrastrutture per una mobilità sostenibile, appare
    perfettamente in linea con la timeline prevista, con alcuni progetti addirittura
    già partiti e finanziati nel 2020, ancora prima che il Piano fosse approvato e
    addirittura concepito. Tra questi, vediamo al primo posto “Connessioni
    Nord-Europa: Liguria-Alpi”, il progetto di realizzazione di un asse ferroviario ad
    alta velocità che permetterà di dimezzare i tempi di percorrenza sia sulla tratta
    Genova-Milano che sulla tratta Genova-Torino.
    Al secondo posto, per investimenti spesi nel 2020 e 2021, troviamo il
    “Potenziamento nodi metropolitani”, una misura che ha lo scopo di migliorare
    la mobilità nelle grandi città e nelle aree urbane di medie dimensioni
    attraverso servizi di viaggio a medio raggio confortevoli e veloci; l’obiettivo
    ultimo del progetto è di incentivare il trasporto ferroviario e renderlo più
    comodo e conveniente rispetto all’uso dell’auto privata, aumentando
    l’accessibilità e l’interscambio tra le stazioni ferroviarie e le metropolitane.
    Con 493 milioni già spesi tra 2020 e 2021, troviamo infine il terzo progetto in
    ordine di fondi investiti negli ultimi due anni: “Connessioni Nord-Europa:
    Brescia-Verona-Padova”, che va a potenziare la linea AV/AC
    Torino-Milano-Venezia e si inserisce nel Corridoio Mediterraneo della rete
    strategica transeuropea di trasporto (TEN-T core network) che dalla Spagna
    arriva alla frontiera Ucraina.
    All’interno della terza missione, sono previsti in totale 17 progetti volti a
    potenziare la rete ferroviaria ad alta velocità/capacità e a migliorare
    l’intermodalità e la logistica integrata, ad oggi tutti in linea con il programma di
    investimento previsto dal Piano.
    La misurazione degli obiettivi raggiunti
    A questo punto dell’analisi, sorge spontaneo domandarsi: come si
    concretizzano gli obiettivi del Piano? A chi si affida la realizzazione di ogni
    progetto previsto? Quali sono i criteri con cui si misura se l’obiettivo è
    raggiunto o meno?
    Se si pensa, ad esempio, alla terza missione appena presa in esame, risulta
    abbastanza facile immaginare la metrica da utilizzare per verificare l’effettivo
    raggiungimento degli obiettivi preposti: i chilometri di binari costruiti, i
    chilometri di rete cablata, l’effettivo congiungimento di due punti geografici,
    sono tutti criteri facilmente misurabili e che offrono una visione oggettiva del
    lavoro svolto.
    Ma, volendo prendere ad esempio uno dei progetti della seconda missione –
    “Cultura e consapevolezza delle sfide ambientali” – che ha l’obiettivo di
    “diffondere tra i cittadini, e soprattutto tra le nuove generazioni, cultura e
    consapevolezza sulle sfide ambientali da affrontare e sugli stili di vita più
    sostenibili da adottare.“ e che si concretizzerà in una grande campagna
    omnichannel, sorgono alcuni dubbi. A chi si affida questo delicato compito di
    diffondere consapevolezza su temi ambientali? E come si misura l’effettivo
    raggiungimento degli obiettivi? Quando si può dichiarare che i cittadini
    abbiano maggiore consapevolezza sul cambiamento climatico e sulle sue
    conseguenze?
    Andando a leggere con attenzione il documento “ISTRUZIONI TECNICHE
    PER LA SELEZIONE DEI PROGETTI PNRR”, si trovano risposte abbastanza
    esaustive sul primo e secondo punto, in quanto il Governo ha identificato con
    una certa chiarezza i criteri con cui selezionare e assegnare la realizzazione
    dei progetti del Piano.
    Sul tema, invece, dei criteri con cui misurare il raggiungimento di milestone e
    target, (le milestone definiscono generalmente fasi rilevanti di natura
    amministrativa e procedurale; i target rappresentano i risultati attesi dagli
    interventi, quantificati in base a indicatori misurabili.) il documento appare
    meno esaustivo.
    Eppure, queste due misure sono di fondamentale importanza, in quanto il
    cronoprogramma del PNRR prevede il raggiungimento di milestone e target
    alla fine di ogni trimestre fino al 2026, mentre la verifica sul rispetto delle
    scadenze da parte delle istituzioni europee, dal cui esito positivo dipende
    l’erogazione dei fondi, avviene su base semestrale.
    4a Missione: i progetti virtuosi
    Tralasciando, per ora, questa questione di non semplice risoluzione, passiamo
    alla quarta missione, Istruzione e ricerca, in cui vediamo invece un ritardo
    generalizzato che interessa 10 progetti su 17 previsti.
    Volendo guardare ai progetti virtuosi, troviamo al primo posto il “Piano di
    messa in sicurezza e riqualificazione dell’edilizia scolastica”, con 700 milioni
    spesi nel 2021 e circa altrettanti allocati per il 2022. Le attività previste da
    questo progetto sono di fondamentale importanza per garantire la sicurezza
    degli edifici scolastici, ma anche per assicurare una reale ed effettiva fruibilità
    degli ambienti didattici, spesso trascurati e non adeguati alla loro essenziale
    destinazione.
    A questo segue, per fondi investiti, il progetto “Piano per asili nido e scuole
    dell’infanzia e servizi di educazione e cura per la prima infanzia”, a cui è
    destinata la percentuale più elevata dei fondi allocati alla terza missione: 4,6
    miliardi di €, di cui 650 milioni già spesi nel 2021 e altrettanti allocati per il
  7. Il progetto in questione prevede in tutto la creazione di 152.000 posti
    per i bambini fino a 3 anni e 76.000 per i bambini tra i 3 e i 6 anni.
    Segue, infine, con 400 milioni già spesi e 460 previsti per quest’anno, il
    progetto “Intervento straordinario per la riduzione dei divari territoriali nei cicli I
    e II della scuola secondaria di secondo grado” volto a garantire le competenze
    di base ad almeno un milione di studenti per 4 anni, anche attraverso
    l’istituzione di un portale unico nazionale di formazione online. Sempre tramite
    strumenti digitali, il progetto vuole anche proporre attività di mentoring per gli
    studenti a rischio di abbandono o che hanno già abbandonato gli studi.
    I progetti in ritardo
    Passando, invece, alle voci della quarta missione che maggiormente
    preoccupano per il ritardo rispetto al cronoprogramma del PNRR, troviamo
    forse al primo posto, per scostamento tra risorse allocate ed effettivo utilizzo,
    la voce “Scuole innovative, nuove aule didattiche e laboratori”, l’investimento
    che mira ad accelerare la transizione digitale delle scuole italiane rendendo le
    loro strutture ambienti tecnologicamente più avanzati, flessibili e adatti a una
    maggiore digitalizzazione dell’insegnamento. Dei 2,1 miliardi destinati al
    progetto, ne sono stati allocati 550 milioni sul 2022, mentre nel 2021 non c’è
    stato nessun utilizzo delle risorse previste.
    Altra grande lacuna nell’impiego dei fondi relativa alla quarta missione è
    l’intera componente – Dalla ricerca all’impresa – che include due progetti:
    “Finanziamento di progetti presentati da giovani ricercatori” e “Fondo per la
    realizzazione di un sistema integrato di infrastrutture di ricerca e innovazione”.
    Entrambi i progetti non hanno ricevuto investimenti nel 2021, mentre vedono
    allocati rispettivamente 100 milioni e 200 milioni di € per il 2022, mostrando
    ancora una volta come la ricerca scientifica si collochi molto in basso tra le
    priorità strategiche del nostro paese.
    5a Missione a due velocità
    La quinta missione, Inclusione e sociale, ha visto fino ad oggi una decisa
    polarizzazione delle priorità; la prima componente – Politiche per il lavoro –
    comprende 6 progetti, tutti perfettamente in linea con il cronoprogramma del
    Piano. La seconda componente – Infrastrutture sociali, famiglie, comunità e
    terzo settore – comprende 11 progetti, di cui solo 1 svolto nei tempi previsti e,
    al contrario, 10 in netto ritardo rispetto al cronoprogramma.
    Partendo, come sempre, dai casi più virtuosi, al primo posto troviamo la
    riforma “Politiche attive del Lavoro e Formazione” che ruota sul rafforzamento
    dei Centri per l’Impiego, sul Programma di Garanzia di Occupabilità dei
    lavoratori (Gol), sul Fondo Nuove Competenze e sull’estensione della
    collaborazione tra i sistemi pubblico e privato. Un totale di 4,4 miliardi di €
    destinati al progetto, di cui 400 milioni spesi nel 2021 e 1 miliardo allocati sul
    2022.
    A seguire, il progetto “Servizio Civile Universale”, volto ad aumentare il
    numero di volontari per l’omonimo servizio e a migliorare la qualità dei
    programmi e dei progetti a cui partecipano i giovani: 650 milioni di € allocati in
    totale dal PNRR, di cui 216,6 milioni già spesi l’anno scorso. Infine, con 220
    milioni di € già investiti nel 2021, troviamo il progetto “Sistema Duale”, che si
    riferisce a quella tipologia di formazione che prevede l’alternanza tra
    formazione scolastica e professionale (anche attraverso lo strumento
    dell’apprendistato).
    Passando alla seconda componente di questa missione, troviamo i progetti
    che maggiormente stanno registrando un deciso ritardo rispetto ai tempi
    previsti dal Piano.
    Prima voce per fondi allocati i “Progetti di rigenerazione urbana volti a ridurre
    emarginazione e degrado sociale”, che prevedono di “fornire ai Comuni con
    più di 15.000 abitanti i contributi necessari per investire nella rigenerazione
    urbana e ridurre situazioni di emarginazione e degrado sociale, per migliorare
    la qualità del decoro urbano e il contesto ambientale.” (Fonte:
    https://italiadomani.gov.it). Ben 3,3 miliardi destinati a questo progetto, ad oggi
    rimasti intoccati; la prima spesa prevista, di 400 milioni di €, ricade sul 2022.
    Segue il progetto “Piani integrati urbani” che riguarda gli investimenti volti al
    miglioramento di ampie aree urbane degradate, per la rigenerazione e
    rivitalizzazione economica. Oltre 2,9 miliardi allocati, di cui i primi 150 milioni
    saranno spesi solo quest’anno.
    Scorrendo la lista degli altri progetti in ritardo, si nota la bassa priorità
    assegnata, in generale, a tutte le misure rivolte al sostegno di persone
    vulnerabili, anziane o con disabilità. Gli unici investimenti portati a termine nel
    2021, all’interno di questa componente, riguardano il “Progetto di inclusione
    sportiva e sociale” che ha l’obiettivo di migliorare le strutture sportive e i parchi
    cittadini, promuovendo sostenibilità e innovazione, per favorire la
    socializzazione e l’inclusione. Resta, tuttavia, ancora molta la strada da fare
    anche in relazione a questo progetto: dei 700 milioni allocati ne sono stati
    spesi solo 30, mentre 84 sono allocati sul 2022.
    6a Missione in linea con il programma
    Concludiamo la nostra analisi con una nota positiva: la sesta missione, Salute,
    sembra essere perfettamente in linea con il cronoprogramma. Complice,
    probabilmente, anche la centralità crescente che la sanità pubblica ha assunto
    in questi due anni di pandemia. Ammontano a 15,6 miliardi i fondi destinati a
    questa missione, di cui oltre 1,2 miliardi già investiti tra 2020 e 2021.
    Il progetto “Ammodernamento del parco tecnologico e digitale ospedaliero” ha
    visto un investimento di oltre 170 milioni di € nel 2020 e di 624,1 milioni nel
    2021, confermandosi come priorità assoluta della missione. A seguire, il
    “Rafforzamento dell’infrastruttura tecnologica e degli strumenti per la raccolta,
    l’elaborazione, l’analisi dei dati e la simulazione” e “Verso un nuovo ospedale
    sicuro e sostenibile”, che insieme covano un investimento di oltre 3 miliardi di
    €, di cui quasi 700 milioni già spesi.
    Conclusioni
    La strada da percorrere per l’attuazione del PNRR resta ancora lunga. Gli
    obiettivi sono tantissimi e il Piano è, per la maggior parte, ancora in fase di
    strutturazione. Un augurio, in questi mesi cruciali, è che le notizie e i dati delle
    ultime settimane, sull’impennata dell’inflazione, non ne mettano a repentaglio
    la buona riuscita.
    Dall’analisi, emerge sicuramente l’ottimo lavoro svolto finora per portare avanti
    con priorità e tempestività tutti i progetti volti a migliorare la competitività delle
    nostre imprese. Le infrastrutture digitali, la formazione 4.0 e la spinta
    all’innovazione unite a infrastrutture ferroviarie all’avanguardia sono
    certamente gli strumenti giusti per un rilancio dell’economia italiana su basi
    solide e sostenibili.
    In questo contesto, un monitoraggio costante dei progetti in corso e di quelli
    futuri unito ad esperienza e tempestività nel preparare la documentazione
    necessaria sono gli ingredienti fondamentali per cogliere al meglio le
    possibilità che il Piano metterà a disposizione nei prossimi quattro anni. I
    consulenti finanziari, soprattutto se dotati di potenti strumenti digitali, possono
    essere di cruciale importanza nel supportare le imprese a cogliere tutte le
    opportunità che il PNRR potrà offrire.

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