ANALISI E COMMENTI – ENERGIA – Nord Stream, che cosa succede all’Italia se c’è uno stop al gas russo da ottobre

Nord Stream, che cosa succede all’Italia
se c’è uno stop al gas russo da ottobre


di Andrea Carli
La Nota di aggiornamento del Def calcola gli impatti dello scenario di
rischio: una minor crescita del Pil in confronto al tendenziale di 0,2 punti
quest’anno (quindi +3,1%) e 0,5 punti nel 2023 (+0,1%), mentre
risulterebbe superiore di 0,4 punti nel 2024 e 0,2 punti nel 2025 «per un
effetto rimbalzo»
I danni subiti nei giorni scorsi dalle linee 1 e 2 del Nord Stream, il gasdotto che
collega la Russia all’Europa, nel tratto di mar Baltico tra Danimarca e Svezia
hanno fatto immediatamente schizzare il prezzo del gas, rendendo ancora più
attuale il dibattito sugli effetti del conflitto in Ucraina su famiglie e aziende. Più
in generale, si tratta di capire a quale scenario si andrebbe incontro nel caso
in cui Mosca decidesse di ricorrere all’arma del gas, chiudendo
definitivamente il rubinetto, nell’ambito di un braccio di ferro via via più
accentuato con Europa e Usa sul dossier guerra in Ucraina.
Nadef, lo scenario alternativo: azzeramento dell’import di gas dalla
Russia da ottobre
Un’ipotesi che il governo guidato da Mario Draghi ha valutato. E lo ha fatto
ancora una volta (lo aveva già fatto nel Def) nel testo della Nadef, ovvero la
Nota di aggiornamento del Def che ha ottenuto il via libera del Consiglio dei
ministri. «Per quanto riguarda gli approvvigionamenti – si legge nel documento

  • lo scenario tendenziale sconta un’ulteriore discesa delle importazioni di gas
    russo, non un loro completo azzeramento. Si è pertanto elaborato uno
    scenario alternativo di completa interruzione degli afflussi dalla Russia a
    partire dal mese di ottobre».
    Negli ultimi mesi è continuato l’afflusso di gas russo, con forti rialzi
    dei prezzi
    Se nel Def di fine marzo sono stati presi in considerazione due scenari di
    rischio incentrati su uno shock di prezzo con o senza una carenza di gas, «gli
    sviluppi degli ultimi mesi – si legge nella Nadef – sono stati più simili allo
    scenario di shock di prezzo allora elaborato: gli afflussi di gas russo sono
    continuati ma sono stati accompagnati da forti rialzi dei prezzi a fronte di una
    campagna di stoccaggio da parte di tutti i Paesi europei. Allo stato attuale – si
    legge ancora nel documento -, data una percentuale di riempimento degli
    stoccaggi prossima all’obiettivo del 90% e la continuazione in settembre delle
    importazioni dalla Russia, sia pure con volumi molto inferiori al passato, lo
    scenario di rischio che appare più rilevante è quello di un completo arresto
    delle forniture dal mese di ottobre in poi. Al pari dello scenario tendenziale, si
    è ipotizzato che il livello mensile di stoccaggio non possa scendere mai al di
    sotto della riserva strategica dell’Italia».
    La simulazione: che cosa può accadere
    Che cosa potrebbe allora accadere in questo scenario, ovvero nel caso in cui
    a ottobre la Russia decidesse di chiudere il rubinetto del gas verso l’Italia? La
    parola ancora una volta va alla Nadef: nella simulazione effettuata «si è
    ipotizzato che il completo venir meno degli afflussi dalla Russia porti ad un
    aumento del 20 per cento dei prezzi medi del gas naturale, dell’elettricità e del
    petrolio rispetto allo scenario tendenziale nel quarto trimestre di quest’anno e
    nel 2023. Nel 2024 e nel 2025 i prezzi sarebbero più elevati del 10% e del 5%,
    rispettivamente. I risultati della simulazione indicano una contrazione
    cumulata nel 2022 e nel 2023 del 4,9% (e del 7,7% nel periodo 2022-2025),
    solo lievemente inferiore a quanto ritenuto necessario ma che potrebbe
    essere integrata da comportamenti comportamentali in risposta al Piano di
    contenimento del Mite».
    Se stop gas russo da ottobre Pil +0,1% 2023
    Ecco allora gli impatti macroeconomici connessi allo scenario di rischio:
    «minor crescita del Pil in confronto al tendenziale pari a 0,2 punti percentuali
    nel 2022 (quindi +3,1%, ndr) )e 0,5 punti percentuali nel 2023 (+0,1, ndr),
    mentre risulterebbe superiore di 0,4 punti percentuali nel 2024 e 0,2 punti
    percentuali nel 2025 per un effetto di rimbalzo. Il tasso di crescita del Pil
    nominale si ridurrebbe più moderatamente per via di una dinamica più
    sostenuta del deflatore, scendendo di 0,1 punti percentuali quest’anno rispetto
    al tendenziale, 0,3 p.p. nel 2023 ed aumentando di 0,2 p.p. e di 0,1 p.p.
    rispettivamente nel 2024 e nel 2025. Si tratta – si legge ancora nella Nadef – di
    impatti molto inferiori a quelli stimati negli scenari di rischio al Def. Ciò riflette i
    progressi fatti sull’approvvigionamento da fonti alternative, nonché la
    continuazione degli afflussi di gas naturale dalla Russia».
    fonte: IL SOLE 24 ORE

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