Tasse sulla casa: cosa cambia con la riforma del catasto, dagli immobili “fantasma” alla doppia rendita……

Tasse sulla casa: cosa cambia con la riforma
del catasto, dagli immobili “fantasma” alla
doppia rendita

di Anna Maria D’Andrea – IMU

Tasse sulla casa, cosa cambia con la riforma del catasto?
L’obiettivo della legge delega non è aumentare la tassazione, ha
affermato il Premier Draghi durante il question time del 9 marzo

  1. La nuova mappatura punta ad individuare gli immobili
    fantasma, e dal 2026 alla rendita catastale esistente si affiancherà
    una rendita attualizzata e il relativo valore di mercato
    Tasse sulla casa al centro del dibattito sulla riforma del catasto.
    Quali saranno gli effetti della revisione del sistema catastale, e cosa cambierà
    per i contribuenti?
    È la reale portata della riforma, prevista dall’articolo 6 della legge delega in
    materia fiscale, a spaccare la maggioranza di Governo.
    Il testo della legge delega fiscale è atteso nelle prossime settimane alla
    Camera e proprio sui contenuti della riforma, e in particolare in merito alla
    revisione del catasto, si è espresso il Premier Draghi nel corso del Question
    time del 9 marzo 2022.
    Non ci sarà un aumento delle tasse sulla casa, ha assicurato il Presidente del
    Consiglio, e l’obiettivo della riforma è “rafforzare il contrasto alle irregolarità e
    agli abusi”.
    Cosa cambierà quindi, e qual è il motivo per il quale il Governo intende
    portare a compimento il piano di riforma del catasto?
    L’obiettivo è avere un quadro aggiornato del patrimonio immobiliare, al fine di
    contrastare irregolarità e abusi.
    La caccia agli immobili fantasma si affiancherà dal 1° gennaio 2026 alla
    determinazione del valore patrimoniale degli immobili e ad una rendita
    attualizzata in base ai valori di mercato. Parametri che in ogni caso non
    saranno utilizzati per il calcolo delle tasse sulla casa.
    Tasse sulla casa: cosa cambia con la riforma del catasto,
    dagli immobili “fantasma” alla doppia rendita
    Nessun aumento delle tasse sulla casa sarà previsto, a seguito della riforma
    del catasto, per gli immobili regolarmente accatastati. A dichiararlo è stato il
    Premier Draghi nel corso del Question Time alla Camera del 9 marzo
    2022.
    La riforma in discussione:
    “punta a rafforzare il contrasto alle irregolarità e agli abusi, e a modernizzare
    gli strumenti di individuazione e controllo delle consistenze di terreni e
    fabbricati.”
    Un’operazione “trasparenza”, volta a svecchiare un sistema datato 1939,
    ritoccato solo lievemente nel corso degli anni e sul quale nessun Governo è
    mai intervenuto in maniera organica, per evitare di toccare il “nervo scoperto”
    della tassazione patrimoniale.
    Cosa cambierà dunque con la riforma del catasto così come prevista dalla
    legge delega in materia fiscale?
    I tasselli del piano di revisione sono due.
    Il primo prevede l’individuazione di strumenti da porre a disposizione di
    comuni e Agenzia delle Entrate per velocizzare l’individuazione e il corretto
    classamento di immobili non censiti, abusivi o che non rispettano la reale
    consistenza di fatto, la relativa destinazione d’uso ovvero la categoria
    catastale.
    Un’operazione che si affiancherà alla previsione di strumenti e modelli
    organizzativi volti a favorire la condivisione telematica di dati e documenti tra
    le PA interessate.
    Il primo passo della riforma del catasto punta quindi a contrastare irregolarità
    e abusi, con un’attenzione particolareggiata al fenomeno degli immobili
    fantasma e alle irregolarità.
    Per questi, è evidente che il lavoro di mappatura porterà ad un aumento delle
    tasse sulla casa. E non lo nega neppure il Premier Draghi, nell’affermare che
    la riforma non avrà impatti sul fronte fiscale per gli “immobili regolarmente
    accatastati”.
    Per immobili e terreni abusivi si va quindi verso una nuova fase del contrasto
    all’evasione, ad esempio per quel che riguarda l’IMU o la TARI.
    Quale sarà l’impatto della riforma del catasto su questo fronte?
    A fornire alcuni numeri sulle irregolarità è il rapporto Statistiche catastali
    2020 dell’Agenzia delle Entrate.
    Al 31 dicembre 2020 risultano 76,5 milioni di immobili o loro porzioni censiti
    negli archivi catastali. 66 milioni di questi rientrano nelle categorie ordinarie e
    speciali, produttivi quindi di rendita, 3,6 milioni sono censiti in categoria F, e
    quindi non produttivi di reddito, e circa 6,8 milioni sono beni non censibili, di
    proprietà comune o unità ancora in lavorazione.
    Dati utili per fotografare il quadro del patrimonio immobiliare ai quali si affianca
    quello relativo alle unità non censite in catasto, i cosiddetti immobili “fantasma”
    agli occhi del Fisco, pari a più di 1,2 milioni.
    Tasse sulla casa, la riforma del catasto escluse nuovi
    “balzelli”
    Alla prima fase del lavoro di revisione, la legge delega in materia fiscale
    prevede al comma 2 dell’articolo 6 un’integrazione delle informazioni presenti
    nel catasto dei fabbricati, da rendere disponibile dal 1° gennaio 2026.
    Ed è questo l’aspetto più contestato della riforma, che secondo alcuni
    potrebbe portare ad un aumento delle tasse sulla casa.
    A smentire però chi sostiene che la riforma del catasto nasconda in realtà una
    revisione al rialzo dell’IMU, delle imposte sui redditi fondiari e dei valori ISEE,
    ci pensa lo stesso comma 2, che tra i principi e criteri direttivi che dovranno
    essere seguiti con i decreti delegati riporta il seguente:
    “le informazioni rilevate secondo i principi di cui al presente comma non siano
    utilizzate per la determinazione della base imponibile dei tributi la cui
    applicazione si fonda sulle risultanze catastali né, comunque, per finalità
    fiscali”
    A cosa servirà quindi la riforma del catasto prevista dal 1° gennaio 2026?
    Secondo quanto dichiarato dal Premier Draghi, l’obiettivo è avere una
    mappatura aggiornata degli immobili presenti in Italia.
    Il quadro aggiornato dell’esistente si affiancherà alla rendita catastale attuale,
    che non sarà quindi sostituita, ma verrà completata dal valore patrimoniale e
    da una rendita attualizzata in base ai valori di mercato, aggiornati
    periodicamente.
    Ai fini fiscali quindi continuerà ad essere utilizzata la rendita così come
    determinata attualmente.
    Per quali finalità si utilizzeranno invece le nuove rendite?
    “L’introduzione dell’ICI, l’introduzione dell’IMU, l’abolizione dell’ICI,
    l’introduzione della TASI, l’abolizione della TASI, sono state fatte sempre su
    valori inesistenti, su valori che non hanno senso, su valori di 33 anni fa. Allora
    questa procedura di applicare un coefficiente fisso su valori che non hanno
    senso per produrre numeri che non hanno senso deve finire, vogliamo
    trasparenza.”
    Questo è quanto affermato alla Camera dal Presidente del Consiglio Mario
    Draghi, che fa della riforma del catasto un’“operazione verità”. È quindi chiaro
    che i nuovi valori faranno da base per future scelte in materia fiscale, ma con
    una postilla chiara.
    Dall’aggiornamento di valori e rendite non deriverà un aumento diretto delle
    tasse sulla casa

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