Riforma pensioni confermata: le linee guida del ministero del Lavoro

Riforma pensioni confermata: le linee
guida del ministero del Lavoro

di Simone Micocci
Il ministero del Lavoro conferma la prosecuzione del confronto che
porterà alla riforma delle pensioni. Tuttavia, la guerra in Ucraina ne
ha rallentato l’iter
Ci sarà una riforma delle pensioni che dovrebbe – almeno nelle intenzioni
iniziali del Governo – entrare in vigore dal 1° gennaio 2023.
Questa al momento sembra essere l’unica certezza: su come questa riforma
sarà, e su come potrà cambiare il sistema pensionistico, poco sappiamo.
La conferma arriva dal ministero del Lavoro, che in un passaggio della
direttiva n. 28 del 2022 conferma l’intenzione del governo Draghi di
continuare il confronto con le parti sociali al fine di arrivare a un accordo per
una riforma delle pensioni che possa soddisfare tutte le parti in causa.
Un passaggio che ribadisce, semmai ce ne fosse stato bisogno, l’intento del
ministero del Lavoro nel proseguire il confronto sulla riforma delle pensioni,
con l’obiettivo di superare gli ostacoli.
Perché va detto che ancora oggi le posizioni di governo e sindacati non sono
vicine: il primo è sì favorevole a rivedere in parte il sistema pensionistico, ma
allo stesso tempo senza mettere a rischio i conti, mentre i sindacati
vorrebbero un intervento di ampia portata che possa consentire a tutti di
andare in pensione con largo anticipo.
Probabile che verrà trovata una soluzione “di mezzo”, con una flessibilità in
uscita con penalizzazioni o comunque riservata solamente ad alcune
categorie di lavoratori. Per il momento la notizia è l’esposizione del ministero
del Lavoro, il quale ha dato le prime indicazioni su come dovrà essere la
riforma delle pensioni.
Riforma delle pensioni: le linee guida del ministero del
Lavoro
All’interno della direttiva n. 28 del 2022 con cui il ministero del Lavoro fissa i
passaggi per la programmazione strategica e operativa per l’anno in corso, si
legge che dovrà esserci – “attraverso il dialogo e il confronto con le parti
sociali” – un intervento sul sistema pensionistico tale da “garantire un sistema
equo e flessibile per l’uscita dal mercato del lavoro”.
Non c’è altro, ma tanto basta per confermare la prosecuzione del dialogo per
la riforma delle pensioni. Riforma che, ricordiamo, nasce dai contrasti sorti
durante le discussioni per il dopo quota 100, con la legge di Bilancio 2022 che
si è limitata a introdurre una misura di scarsa portata, quale quota 102, con
Mario Draghi che ha però promesso l’avvio di un tavolo di confronto con
l’obiettivo di modificare il sistema pensionistico a partire dal 1° gennaio 2023.
Riforma delle pensioni: a che punto siamo?
La direttiva del ministero del Lavoro è importante in quanto proprio in queste
settimane il confronto sulla riforma delle pensioni sembrava aver subito una
battuta d’arresto. Non per scarsa volontà delle parti, quanto più per il fatto che
il governo si è dovuto concentrare su altri temi, specialmente sulla guerra in
Ucraina e su tutte le conseguenze del caso, dall’aumento del costo dei
carburanti a quello dei prezzi di luce e gas.
Il fatto che il governo abbia stanziato ulteriori risorse per contenere l’aumento
dei prezzi, di certo non aiuta, in quanto limita lo spazio d’intervento sulle
pensioni.
Non per questo però non ci sarà una riforma delle pensioni, ma questa dovrà
essere fatta nel rispetto dei vincoli di bilancio. C’è tuttavia un problema:
l’intenzione iniziale era di arrivare a un accordo per la metà di aprile, così da
prevedere le risorse necessarie già nel DEF. Lo stop di queste settimane ha
sicuramente rallentato l’iter e di conseguenza le tempistiche potrebbero non
essere rispettate.
Allegato:
Decreto Ministro del Lavoro_n. 28 del 17 febbraio
2022_Direttiva generale azione amministrativa
fonte:

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