LAVORO – Smart working, procedure semplificate anche dopo l’emergenza

Smart working, procedure semplificate
anche dopo l’emergenza

di Giorgio Pogliotti e Claudio Tucci

Dal 1° aprile si torna all’accordo individuale previsto dalla legge del 2017, ma
si semplificano le procedure anche in caso di rientro dal lavoro agile al lavoro
in presenza
Arriva la norma che semplifica, notevolmente, le modalità di comunicazione
dello smart working, rispetto all’impianto previsto dalla legge 81 del 2017, in
linea con le modalità fin qui seguite durante il periodo emergenziale (in
scadenza al 31 marzo).
L’emendamento al decreto Sostegni ter, predisposto dal ministero del Lavoro,
in attuazione delle indicazioni contenute nel protocollo firmato dalle parti
sociali lo scorso 7 dicembre, prevede che il datore di lavoro sia tenuto a
comunicare, in via telematica, al dicastero guidato da Andrea Orlando, i soli
«nominativi dei lavoratori e la data di inizio e cessazione delle prestazioni di
lavoro in modalità agile», e non tutti i Pdf degli accordi individuali sottoscritti
con i singoli lavoratori (che comunque l’azienda dovrà conservare).
Tra le imprese c’era molta attesa per l’emendamento predisposto dai tecnici
del ministero, che trova sostanzialmente tutti d’accordo. Dal prossimo 1° aprile
termina infatti la normativa sperimentale che durante l’emergenza Covid ha
consentito di ricorrere allo smart working attraverso una comunicazione
unilaterale dell’azienda con un regime semplificato per gli invii delle
comunicazioni – in formato massivo – e si tornerà alla procedura ordinaria della
legge 81 del 2017, che prevede il ricorso all’accordo individuale con il
lavoratore.
Gli effetti dell’emendamento al decreto Sostegni ter
Con l’intervento nel Sostegni ter dopo il termine del 31 marzo si torna
all’accordo individuale previsto dalla legge del 2017, ma si semplificano le
procedure anche in caso di rientro dal lavoro agile al lavoro in presenza (lo
smart working è sempre reversibile). La mancata comunicazione al ministero
comporterà l’erogazione dell’attuale sanzione che oscilla da 100 a 500 euro
per ciascun lavoratore.
«Considerando che il lavoro agile non rappresenta un nuovo contratto di
lavoro, ma una modalità di esecuzione di un contratto già in essere abbiamo
voluto dare seguito alla richiesta di semplificazione avanzata dalle parti sociali
contenuta nel protocollo di dicembre» spiega il professor Pasqualino Albi
(ordinario di diritto del lavoro all’Università di Pisa e consigliere del ministro
Orlando).
Atteso un decreto ministeriale
Dopo l’approvazione dell’emendamento da parte del Parlamento, è atteso un
decreto ministeriale con le modalità attuative semplificate. Occorre fare i conti
con il fattore tempo, però, considerando che per il Sostegni ter, all’esame del
Senato, la conversione in legge con la pubblicazione in Gazzetta ufficiale è
prevista entro il 28 marzo, molto a ridosso della fine dell’attuale procedura
emergenziale semplificata (finché il decreto non sarà emanato sarebbe
opportuno che il governo chiarisca, anche con una faq, che proseguono le
modalità semplificate fin qui seguite durante la pandemia). L’orientamento del
ministero del Lavoro è di avere un modello standard per le aziende, che i
datori di lavoro dovranno compilare (senza dover allegare ogni singolo
accordo individuale che può trovare la sua regolazione, oltre che nella legge,
nel contratto collettivo, aziendale o nazionale, e nelle linee guida del
protocollo del 7 dicembre), con tutte le informazioni (nome delle parti
coinvolte, durata dell’accordo, eventuali variazioni).
L’emendamento del ministero del Lavoro «è molto opportuno – sottolinea
Arturo Maresca, ordinario di diritto del Lavoro all’università la Sapienza di
Roma -. Si semplificano le modalità di comunicazione dell’accordo individuale
sul lavoro agile rendendo così più spedito l’utilizzo dello smart working nelle
imprese».
Come rilevato dalla relazione del gruppo di studio “Lavoro agile”, istituito dal
ministro Orlando, lo smart working ha coinvolto, durante la pandemia, una
platea di lavoratori che si colloca fra i 5 e gli 8 milioni, pur con caratteristiche
differenti, in funzione dei diversi settori produttivi, interessando
sostanzialmente una quota tra il 28% e il 35% della forza lavoro, a fronte delle
modeste percentuali rilevate alla vigilia del lockdown. Il 46% dei lavoratori
vorrebbe continuare a svolgere la propria attività in modalità agile almeno 1
giorno a settimana e quasi 1 su 4 per tre o più giorni a settimana. Tutti gli
studi, dall’osservatorio del politecnico di Milano all’Inapp, prevedono un ampio
utilizzo dello smart working, ma sarebbe assai complesso chiedere ai datori di
perfezionare e inviare, dal 1° aprile, milioni di singoli accordi individuali per
proseguire con il lavoro agile.
fonte: SOLE 24 ORE

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