Lavoro: nuovi obblighi per le aziende e tutele per i lavoratori

Lavoro: nuovi obblighi per le aziende e
tutele per i lavoratori

Lo schema di decreto legislativo all’esame delle Camere intende dare
attuazione alla direttiva UE 2101/1152 sulle condizioni di lavoro
trasparenti e prevedibili
di Maria Elena Bagnato_Professionista – Avvocato
È stato approvato dal Consiglio dei Ministri lo schema di decreto legislativo
recante l’attuazione della Direttiva (UE) 2019/1152 relativa alle condizioni di
lavoro trasparenti e prevedibili nell’Unione Europea (testo in calce).
Lo schema di decreto, attualmente all’esame delle Camere per il parere di
competenza, introduce nuove disposizioni sull’obbligo informativo del datore
di lavoro in merito alle condizioni di lavoro, alla durata del periodo di prova,
alla possibilità per il dipendente di svolgere un impiego parallelo al di fuori
dell’orario di lavoro, nonché alla prevedibilità minima della prestazione di
lavoro. Nello specifico, la direttiva si propone di migliorare:
1. l’accesso dei lavoratori alle informazioni concernenti le loro condizioni di
lavoro;
2. la condizioni di lavoro di tutti i lavoratori, con particolare riferimento alle
tipologie di lavoro non standard, salvaguardando, allo stesso tempo,
l’adattabilità e l’innovazione del mercato del lavoro;
3. il rispetto delle norme in materia di condizioni di lavoro, mediante un
rafforzamento delle misure di tutela a ciò preposte;
4. la trasparenza nel mercato del lavoro, evitando di imporre oneri
eccessivi alle imprese di qualsiasi dimensione.
Informazioni sul rapporto di lavoro
Lo schema di decreto estende nuovi obblighi connessi all’avvio di rapporti di
lavoro subordinato e autonomo, che si applicano, se richiesti dal lavoratore,
anche ai rapporti in essere. Sono dunque previsti nuovi obblighi di
informazione per i datori di lavoro e anche per i committenti che avviano
rapporti di lavoro etero-organizzati, collaborazioni coordinate e continuative e
prestazioni di lavoro occasionale.In particolare, Il Capo II, intitolato “Informazioni sul rapporto di lavoro”,
contiene le prescrizioni e le modifiche apportate all’ordinamento nazionale
necessarie per garantire che siano fornite informazioni più complete sugli
aspetti essenziali del rapporto di lavoro, che i lavoratori hanno diritto a
ricevere per iscritto da parte del datore di lavoro all’inizio del rapporto di
lavoro. È sancito che il datore di lavoro comunichi al lavoratore in modo
completo e trasparente le indicazioni rubricate nell’art. 4 del decreto, tra cui
l’identità delle parti, la sede e domicilio del datore, il luogo di lavoro
l’inquadramento, la qualifica lavoratore, la data di inizio del lavoro ed il tipo di
rapporto, la durata del periodo di prova ove previsto, la durata delle ferie e
congedi vari, l’orario di lavoro, l’importo retribuzione o altro compenso e
modalità di erogazione, la variabilità ed il preavviso minimo prima della
prestazione lavorativa se il lavoro è soggetto a variazioni, i termini per il
recesso del lavoratore e del datore.
Il datore di lavoro potrà assolvere detto obbligo consegnando al lavoratore il
contratto di lavoro in forma scritta o copia della comunicazione di
instaurazione del rapporto di cui all’art. 9 bis d.l. n. 510/1996; inoltre, questi
dovrà comunicare al lavoratore anche le modifiche del contratto in corso
quando la variazione non dipende da modifiche legislative regolamentari o del
contratto collettivo, entro il primo giorno in cui decorrono gli effetti della
modifica. In caso di mancato, ritardato, o incompleto assolvimento dei suddetti
obblighi informativi, il lavoratore potrà darne comunicazione all’Ispettorato del
lavoro per l’irrogazione delle dovute sanzioni a carico del datore di lavoro.
Prescrizioni minime relative alle condizioni di lavoro
Il Capo III del decreto di recepimento, intitolato “Prescrizioni minime relative
alle condizioni di lavoro”, riconosce una serie di nuovi diritti finalizzati ad offrire
una maggiore tutela al lavoratore.
Sono previste delle prescrizioni minime relative alle condizioni di lavoro,
relative al periodo di prova, lo svolgimento di altra attività lavorativa, la
prevedibilità minima dell’orario di lavoro, formazione obbligatoria, tutele varie
per i lavoratori.
In particolare, il periodo di prova, ove previsto, non potrà durare oltre sei mesi,
a meno che non sia diversamente sancito nei contratti collettivi. Nei rapporti a
tempo determinato la durata del periodo di prova deve essere proporzionataalla durata del contratto stesso ed al tipo di mansioni; in caso di rinnovo, il
periodo di prova è escluso. Nel caso di eventi imprevisti come infortunio,
malattia, i, esso è prolungato proporzionalmente al periodo di assenza del
lavoratore.
E’ poi contemplata la possibilità per il lavoratore, di svolgere parallelamente
un altro lavoro, al di fuori dell’orario lavorativo; il datore non potrà vietarlo, a
meno che, detta attività lavorativa, comporti rischi per la salute e la sicurezza
del dipendente, o se si debba garantire il servizio pubblico nella sua integrità,
o nel caso in cui vi sia un conflitto d’interessi tra le due attività.
Nel caso in cui l’orario di lavoro non sia predeterminato, o il lavoratore non
venga informato con un congruo preavviso sull’incarico o la prestazione da
eseguire, questi ha diritto di rifiutare l’esecuzione della prestazione, senza
subire alcuna conseguenza negative, come ad esempio sanzioni o la mancata
assegnazione di successivi incarichi. Inoltre, è riconosciuto al lavoratore il
diritto di poter pianificare la propria attività prevedendo che lo stesso sia
ristorato mediante un’adeguata compensazione del mancato guadagno
derivante dalla tardiva revoca di un incarico di lavoro preventivamente
concordato col datore di lavoro.
In caso di revoca di un incarico o di una prestazione programmate, se non
comunicato al lavoratore con un ragionevole periodo di preavviso, a
quest’ultimo spetterà la retribuzione pattuita o una somma a titolo di
compensazione non inferiore al 50% della somma convenuta per la
prestazione annullata.
I lavoratori in possesso di un’anzianità lavorativa di sei mesi potranno
richiedere per iscritto, al datore di lavoro, condizioni di lavoro più stabili, sicure
e prevedibili.
E’ poi previsto che, qualora i datori di lavoro siano tenuti a erogare ai
lavoratori la formazione necessaria per lo svolgimento dei loro compiti, venga
garantita gratuitamente, venga considerata come orario di lavoro e, ove
possibile, deve essere svolta durante lo stesso; ciò non attiene la formazione
necessaria a conservare o rinnovare una qualifica professionale, tranne il
caso in cui il datore non sia obbligato per legge o secondo i contratti collettivi.Violazione dei diritti sanciti nello schema di decreto
Per i lavoratori che lamentino la violazione dei diritti previsti dallo schema di
decreto in esame e dal decreto legislativo n. 152/1997, è prevista la possibilità
di ricorrere ad alcuni meccanismi di risoluzione delle controversie. In
particolare, è prevista la facoltà di:
a) esperire il tentativo di conciliazione presso gli uffici territoriali
dell’Ispettorato Nazionale del lavoro;
b) ricorrere ai collegi di conciliazione ed arbitrato;
c) rivolgersi alle camere arbitrali istituite presso gli organi di certificazione
previste dall’art 76 del decreto legislativo n. 276 del 2003.
È prevista la possibilità per i lavoratori che abbiano subito comportamenti
ritorsivi o con effetti sfavorevoli in conseguenza della presentazione di un
reclamo o dell’avvio di un procedimento, di presentare denuncia all’Ispettorato
Nazionale del Lavoro. Effettuati i necessari accertamenti, l’Ispettorato avrà il
compito di applicare la sanzione amministrativa prevista dall’articolo 41,
comma 2, del decreto legislativo n. 198 del 2006 (ammenda da 250 euro a
1500 euro). Tra l’altro, è introdotto un principio di protezione dei lavoratori che
esercitano i diritti stabiliti nello schema in esame, prevedendo un divieto di
licenziamento conseguente all’esercizio dei diritti previsti dallo schema di
decreto stesso e dal decreto legislativo n. 152 del 1997, con onere della prova
a carico del datore di lavoro o committente.
SCHEMA D.LGS. ATTUAZIONE DIRETTIVA (UE)
2019/1152 >> SCARICA IL PDF
fonte: ALTALEX

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