Lavoro nero, le sanzioni previste per il datore di lavoro nel 2022

Lavoro nero, le sanzioni previste per il
datore di lavoro nel 2022


Tutte le informazioni sul lavoro nero, che cos’é, qual è l’attuale disciplina
e quali sono le sanzioni per il datore di lavoro
Cos’è il lavoro nero e quali sono le sanzioni in capo al datore di lavoro che
non regolarizza i propri dipendenti?
Il fenomeno del lavoro nero, definito anche “sommerso” o “irregolare”, ha
luogo quando il datore di lavoro impiega lavoratori subordinati senza aver
comunicato l’assunzione al Centro per l’Impiego, con ogni conseguenza sotto
il profilo retributivo, contributivo e fiscale.
In questo articolo vi spieghiamo in cosa consiste il fenomeno del lavoro nero e
quali sono le sanzioni per il datore di lavoro e le conseguenze per i dipendenti.
COS’È IL LAVORO NERO SECONDO LA LEGGE
Innanzitutto è necessario capire qual è il significato del lavoro nero per
delimitare il campo di applicazione delle sanzioni. Si definisce lavoro nero o
sommerso / irregolare quello in cui non vi è un regolare contratto di lavoro
e il datore di lavoro non comunica l’assunzione del lavoratore. La Legge,
infatti, stabilisce che entro le 24 ore precedenti rispetto al momento in cui il
lavoratore deve iniziare a svolgere le sue mansioni, il datore di lavoro è tenuto
a comunicare telematicamente attraverso il modello specifico (modello
UNILAV) l’assunzione del lavoratore che servirà a dare notizia al centro per
l’impiego competente, all’INPS e all’INAIL. Solo in caso di emergenza e forza
maggiore è possibile rimandare e far iniziare subito il rapporto di lavoro, ma
anche in questo caso la comunicazione deve essere eseguita nel più breve
termine possibile.
Ma andiamo a vedere più nel dettaglio quali sono le caratteristiche del lavoro
nero.
LE CARATTERISTICHE DEL LAVORO NERO
Come ribadito anche dal vademecum INL aggiornato al 19 aprile 2022 sulla
disciplina sanzionatoria del lavoro sommerso, l’illecito è integrato dai seguenti
elementi:
● mancanza della comunicazione preventiva di assunzione: il datore
di lavoro deve aver omesso di effettuare la comunicazione preventiva di
instaurazione del rapporto di lavoro che, ai sensi dell’art. 9-bis del D.L.
n. 510/1996, deve essere effettuata entro le ore 24 del giorno
antecedente a quello di instaurazione del relativo rapporto;
● subordinazione: il rapporto di lavoro instaurato di fatto deve presentare
i requisiti propri della
subordinazione ai sensi di quanto previsto dall‘art. 2094 c.c.
Sono, pertanto, escluse dall’applicazione delle sanzioni legate al lavoro
sommerso le prestazioni lavorative che rientrano nell’ambito del rapporto
societario o di quello familiare, perché in questi casi manca il requisito della
subordinazione. Per tali figure (in particolare coniuge, parenti, affini, affiliati e
affidati del datore di lavoro) che non sono soggette all’ordinaria
comunicazione UNILAV, la legge prevede una comunicazione ex art. 23 del
D.P.R. n. 1124/1965.
A CHI SI APPLICANO LE SANZIONI PER IL LAVORO NERO
Le sanzioni per il lavoro nero si applicano, secondo quanto ribadito dal
vademecum INL aggiornato al 19 aprile 2022 ai seguenti datori di lavoro:
● a tutti i datori di lavoro privato, indipendentemente dal fatto che siano
o meno organizzati in forma di impresa. L’unico escluso è il datore di
lavoro domestico che non occupi il lavoratore assunto come domestico
in altra attività imprenditoriale o professionale;
● agli enti pubblici economici in qualità di datori di lavoro privati;
● alle persone fisiche che si avvalgono di prestazioni rese in regime
di Libretto Famiglia al di fuori delle ipotesi ammesse dalla disciplina di
questo strumento. Per tutte le informazioni su che cos’è e su come
funziona il Libretto Famiglia vi consigliamo di leggere il nostro
approfondimento dedicato.
QUALI SONO LE SANZIONI PER IL LAVORO NERO
La sanzione per il lavoro irregolare, detta “Maxisanzione” perché può
raggiungere cifre considerevoli in quanto calcolata su ogni lavoratore
coinvolto, viene graduata per fasce in base alla durata del comportamento
illecito. Attualmente la sanzione è determinata come di seguito:
● da euro 1.800 a euro 10.800 per ciascun lavoratore irregolare, in caso
di impiego del
lavoratore sino a trenta giorni di effettivo lavoro;
● da euro 3.600 a euro 21.600 per ciascun lavoratore irregolare, in caso
di impiego del
lavoratore da trentuno e sino a sessanta giorni di effettivo lavoro;
● da euro 7.200 a euro 43.200 per ciascun lavoratore irregolare, in caso
di impiego del
lavoratore oltre sessanta giorni di effettivo lavoro.
Le sanzioni, poi, sono aumentate del 20% in caso di impiego di:
● lavoratori stranieri;
● minori in età non lavorativa (cioè coloro che non possono far valere
dieci anni di scuola
dell’obbligo e il compimento dei sedici anni);
● percettori del Reddito di cittadinanza.
I CASI DI RECIDIVA
La Legge di Bilancio 2019 ha previsto, oltre alla maggiorazione del 20%
degli importi dovuti a titolo di sanzione, il raddoppio di tali percentuali
laddove il datore di lavoro, nei tre anni precedenti, sia stato destinatario di
sanzioni amministrative o penali per i medesimi illeciti (c.d. recidiva). Ciò
accade esattamente quando:
● il destinatario delle sanzioni corrisponda al soggetto che, nell’ambito
della medesima impresa, ha rivestito la qualità di “trasgressore”
persona fisica che agisce per conto della persona giuridica
(generalmente coincidente con il legale rappresentante dell’impresa o
persona delegata all’esercizio di tali poteri). Non si avrà, quindi, recidiva
tutte
le volte in cui, sebbene gli illeciti siano riferibili indirettamente alla
medesima persona
giuridica, siano commessi da trasgressori diversi. Analogamente, in
tutte le ipotesi in cui le violazioni siano commesse dalla medesima
persona fisica per conto di persone giuridiche diverse;
● il trasgressore sia stato destinatario delle medesime sanzioni irrogate
con provvedimenti
divenuti definitivi nel triennio precedente alla commissione del nuovo
illecito per il quale va
effettuato il calcolo della sanzione. L’arco triennale di riferimento deve
essere inteso sia
quale periodo in cui l’illecito è stato commesso, sia quale periodo in cui
lo stesso è stato
definitivamente accertato.
Viceversa, la maggiorazione per recidiva non si applica:
● nelle ipotesi di estinzione degli illeciti amministrativi contestati, qualora
sia intervenuto il
pagamento in misura ridotta;
● con riferimento agli illeciti per i quali il contravventore abbia adempiuto
alla prescrizione
effettuando i relativi pagamenti.
L’ASSORBIMENTO IN ALTRE SANZIONI
Ci sono dei casi in cui nella maxisanzione vengono assorbite altri sanzioni
relative ad altri illeciti. È l’ipotesi della mancata comunicazione di
instaurazione dei rapporti di lavoro e alla mancata consegna della lettera di
assunzione al lavoratore, nonché delle sanzioni in materia di libro unico del
lavoro per omesse registrazioni (art. 3, comma 3-quinquies, del D.L. n.
12/2002 e successive modifiche). Diversamente, laddove il datore di lavoro
non abbia mai istituito il libro unico e sia tenuto a farlo in ragione del
lavoratore in “nero”, oggetto di accertamento, la sanzione per omessa
istituzione, non essendo espressamente richiamata nell’esclusione andrà
sempre applicata.
LE ALTRE CONSEGUENZE PER IL DATORE DI LAVORO
Il datore di lavoro che viene colto ad impiegare dipendenti in nero, oltre a
pagare le sanzioni come sopra descritte, subirà anche delle conseguenze di
altra natura a tutela del lavoratore coinvolto, ovvero sarà tenuto:
● al pagamento degli stipendi che non risultano versati;
● al pagamento delle differenze retributive;
● al pagamento degli straordinari non pagati;
● al versamento delle indennità non pagate;
● al pagamento del Tfr;
● al versamento dei contributi nel periodo di lavoro;
● al risarcimento per licenziamento illegittimo eventuale.
LE CONSEGUENZE PER IL LAVORATORE
È vero che generalmente in caso di lavoro irregolare chi rischia di essere
sanzionato è solo il datore di lavoro, ma ci sono dei casi in cui anche il
lavoratore che non denuncia può subire delle conseguenze. Ciò accade,
per esempio, quando il lavoratore percepisce l’indennità di disoccupazione
(NASPI o DIS-COLL) o il Reddito di cittadinanza. In questo caso, qualora
avvenisse un controllo da parte della Procura della Repubblica, oltre a dover
restituire le somme indebitamente percepite e a dover pagare i danni allo
Stato il lavoratore potrebbe essere incriminato per falsità ideologica
commessa da privato in atto pubblico per cui è prevista la pena della
reclusione fino a 2 anni. In aggiunta, si potrebbe essere incriminati anche per
aver percepito erogazioni indebitamente ai danni dello Stato e puniti
sempre con reclusione da sei mesi a tre anni.
IL LAVORO NERO IN ITALIA
Il fenomeno del lavoro nero in Italia è molto sviluppato, e dalle indagini
condotte nel 2021 e rese note dal direttore dell’Ispettorato Nazionale Bruno
Giordano il 7 maggio 2022, vale almeno 76 miliardi di euro, pari a 4,3% del
PIL. Si tratta di una vera e propria piaga sociale che ha molti risvolti, infatti vi
sono oltre 3 milioni di lavoratori che non hanno alcuna tutela e assistenza. Per
approfondire la questione dei numeri è possibile leggere il report
dell’Associazione Artigiani e Piccole imprese di Mestre aggiornato ad
agosto 2021.
IL NUOVO PORTALE CONTRO IL LAVORO SOMMERSO
Con il Decreto PNRR 2 il Governo, per combattere il fenomeno del lavoro
irregolare, ha istituito uno strumento specifico: il “Portale nazionale del
sommerso (PNS)” che va a sostituire ed integrare le banche dati ora esistenti
utilizzate dall’Ispettorato nazionale del lavoro, l’INPS e l’INAIL per condividere
le risultanze degli accertamenti ispettivi. L’applicativo, secondo quanto riferito
dal Ministero del Lavoro Andrea Orlando, sarà presto operativo e sul punto vi
terremo aggiornati. Per ulteriori dettagli su che cos’è e come funziona il
Portale nazionale per il contrasto del lavoro sommerso si rimanda
all’approfondimento dedicato.
NOVITÁ PER IL LAVORO OCCASIONALE
Si precisa che a partire dal 1° gennaio 2022, in forza del Decreto Fiscale
2021 collegato alla Legge di Bilancio 2022, la comunicazione obbligatoria al
Centro per l’Impiego con cui viene reso noto l’inizio del rapporto è estesa
anche alle collaborazioni autonome occasionali. In questo caso la
maxisanzione potrà trovare applicazione soltanto nel caso di prestazioni
autonome occasionali che non siano state oggetto di preventiva
comunicazione, sempreché la prestazione sia riconducibile nell’alveo del
rapporto di lavoro subordinato e non siano stati già assolti li ulteriori obblighi di
natura fiscale e previdenziale, ove previsti, idonei ad escludere la natura
“sommersa” della prestazione. Per tutti i dettagli sulla comunicazione
obbligatoria in caso di lavoro autonomo occasionale si rimanda
all’approfondimento dedicato, come si rimanda alla guida specifica sugli
obblighi comunicativi per il lavoro tramite piattaforme digitali.
RIFERIMENTI NORMATIVI
Vademecum INL aggiornato al 19 aprile 2022 (Pdf 330 Kb)
Legge di Bilancio 2019 (Pdf 705 Kb)
Decreto fiscale 2021 – Decreto legge n.146/2021 (Pdf 207 Kb)

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