IRPEF – Cos’è la flat tax? Un esempio pratico

Cos’è la flat tax? Un esempio pratico


di Giuseppe Guarasci – IRPEF
Flat tax: cos’è e come funziona la tassa piatta? Imposta ad aliquota
unica, sostituirebbe l’IRPEF e il sistema per aliquote e scaglioni. Di
seguito un esempio pratico per capire cosa cambierebbe
Flat tax: cos’è e come funziona la “tassa piatta”?
Strutturata secondo un’aliquota unica uguale per tutti, la flat tax è uno dei temi
al centro del programma del Governo Meloni, che punta ad estenderla a più
partite IVA e a porre i fondamenti per l’avvio anche in favore delle famiglie.
Si tratta di un modello di tassazione su cui si sono accesi i riflettori e che negli
ultimi anni è stato parzialmente introdotto in favore dei professionisti e delle
imprese.
Attuata in parte, ma mai partita davvero per i redditi fino a 100.000 euro, la flat
tax proposta dalla Lega nel corso del Governo Conte I prevedeva
un’introduzione graduale della tassazione piatta con una Fase 2 in cui dare
vita a una tassa unica del 15 per cento rivolta alle famiglie e una Fase 3 per
tutti i contribuenti, senza alcun vincolo.
L’ultima parziale riforma fiscale varata in materia di imposte sui redditi prevista
dalla Legge di Bilancio 2022 ha modificato gli scaglioni IRPEF, ma non è
intervenuta sull’attuale flat tax prevista per i contribuenti titolari di partita IVA
nel regime forfettario.
Ulteriori interventi potrebbero ora arrivare con la Legge di Bilancio 2023 o in
successivi interventi del Governo Meloni sul fronte fiscale.
Cos’è la flat tax e come funziona?
Ma cos’è la flat tax e soprattutto come funziona l’imposta fissa del 15 per
cento?
Una delle grandi questioni sulla quale ci si interroga da anni e con maggiore
insistenza a partire dalla nascita del primo Governo Conte qualche anno fa è
se all’Italia serva davvero la flat tax (tassa piatta ad aliquota unica) oppure se
conviene partire dal ridurre la tassazione progressiva IRPEF sui redditi da
lavoro.
Se lo chiedono non solo i rappresentanti della politica italiana (almeno dal
1994…) ma anche imprese e professionisti.
Come ormai noto, a volere fortemente l’introduzione in Italia della flat tax, con
aliquota al 15 per cento secondo la Lega (al 23 per cento secondo la proposta
di FI), è la coalizione di centrodestra.
Il tema è tornato al centro della discussione dopo la formazione del Governo
Meloni, che tra le misure allo studio ha annunciato di voler estendere l’attuale
flat tax per le partite IVA, il regime forfettario, fino a 100.000 euro,
introducendo in parallelo una tassa piatta sugli incrementi di reddito.
La flat tax incrementale si applicherebbe solo all’aumento di reddito registrato
nel corso degli anni. Se ad esempio nel 2022 sono stati dichiarati redditi pari a
30.000 euro e nel 2023 si supera questo importo, arrivando a 50.000 euro,
l’incremento registrato pari a 20.000 euro sarebbe tassato con un’aliquota
fissa più conveniente rispetto alle regole IRPEF.
Le discussioni su come funziona la flat tax e soprattutto su cos’è non si sono
quindi placate e tornano in auge periodicamente.
A far discutere negli scorsi anni era stato il servizio con il quale la
trasmissione Report ha mostrato l’insuccesso della tassa piatta nei Paesi in
cui è stata introdotta.
Un tema complesso, per il quale è bene tornare ad analizzare non solo la
definizione della misura ma anche i suoi risvolti pratici, vantaggi e svantaggi,
partendo da un esempio numerico.
Per i lettori interessati si segnala il video allegato al presente articolo: si tratta
di un’intervista che abbiamo realizzato nel giugno del 2017 all’Onorevole
Claudio Borghi, consigliere economico della Lega di Matteo Salvini.
Si tratta di un’intervista datata ma comunque molto significativa, soprattutto
nella prima parte in cui si parla proprio di flat tax.
Se ne consiglia quindi la visione a chi volesse approfondire ulteriormente il
tema in oggetto.
Cos’è la flat tax? Il modello di tassazione piatta
Per spiegare in modo semplice cos’è flat tax è stata usata la definizione di
“tassa piatta”: al posto delle attuali cinque aliquote IRPEF e dei cinque
scaglioni di reddito, il centrodestra mira ad introdurre un’aliquota unica.
Nello specifico, è quella della Lega la proposta definita come “più estrema”,
con la flat tax al 15 per cento per tutti, persone fisiche e società.
Nella proposta originaria, per il rispetto del principio della proporzionalità
dell’imposta e secondo quanto previsto dall’art. 53 della Costituzione, è
prevista l’introduzione di due scaglioni: da 0 a 35 mila euro e da 35 mila a 50
mila euro per i quali è prevista l’applicazione di una deduzione fissa pari a
3.000 euro.
La deduzione si applica sia alle famiglie che ai single per i contribuenti nel
primo scaglione mentre per i redditi pari o superiori a 35.000 euro spetta
soltanto per i familiari a carico.
Resterebbe invariato il sistema di esenzione totale per i redditi più bassi: si
parla attualmente di una no tax area per i redditi fino a 7.000 euro.
La Lega non è l’unico partito ad aver presentato una propria proposta di
riforma IRPEF.
Secondo la proposta di Forza Italia, portata avanti da Berlusconi dal 1994, la
flat tax dovrebbe invece essere al 23 per cento, con un’esenzione fiscale per i
redditi fino a 12.000 euro e, anche in questo caso, con sistemi di detrazioni e
deduzioni per famiglie e redditi bassi.
Fratelli d’Italia nel proprio programma elettorale parla invece di una flat tax
incrementale, ossia una tassazione agevolata applicata sull’aumento di
reddito dichiarato nel corso dell’anno e che sarebbe più vantaggiosa delle
aliquote IRPEF.
Le tre proposte sono notevolmente differenti: analizziamo cos’è la flat tax e
come cambierebbe il sistema di tassazione sui redditi secondo quanto
previsto dal programma della Lega.
Cos’è la Flat tax: alcuni esempi pratici per capire come funziona
Di seguito cercheremo di capire con un esempio pratico come funziona (o
meglio, potrebbe funzionare) la flat tax con aliquota al 15 per cento,
partendo dalla proposta originaria prevista dalla Lega.
Prendiamo, come primo esempio, il caso di un single che nell’anno ha
guadagnato 20.000 euro lordi. Per calcolare le imposte da pagare bisognerà
innanzitutto sottrarre dal reddito i 3.000 euro di deduzioni previste; l’importo di
reddito netto dovrà quindi essere assoggettato all’aliquota del 15 per cento.
Il procedimento è il seguente:
● 20.000 euro (reddito lordo) – 3.000 euro (deduzione) = 17.000 euro
(reddito imponibile)
● 17.000 euro x 15 per cento (aliquota flat tax) = 2.550 euro (imposta
dovuta).
Prendiamo ora come esempio il caso di una famiglia con un reddito annuo
pari a 37.000 euro e con due figli. In questo caso bisognerà sottrarre dal
reddito i 9.000 euro di deduzione prevista per i carichi di famiglia e applicare
l’aliquota del 15 per cento sull’imponibile: l’imposta dovuta sarà quindi pari a
4.200 euro.
Flat tax: cos’è e come funziona? Vantaggi e svantaggi
Capire cos’è la flat tax è molto più facile di analizzare quali potrebbero essere
vantaggi e svantaggi dell’introduzione della tassazione ad aliquota fissa del 15
per cento.
Secondo i fautori della proposta, seppur considerando le differenze tra le
diverse proposte di flat tax, i vantaggi principali sarebbero tre:
● ridurre la pressione fiscale sia per le famiglie che per le imprese;
● contrastare l’evasione fiscale;
● semplificare il sistema con la razionalizzazione delle attuali detrazioni.
Eppure sono in molti a ritenere che la flat tax in Italia porterebbe per lo più
svantaggi: i contro dell’introduzione di una tassa piatta al 15 per cento o al 23
per cento sarebbero in primis le minori entrate per lo Stato ma anche il rischio
di avvantaggiare i più ricchi e, quindi, di introdurre una legge ad alto rischio
incostituzionalità.
La flat tax attuale è solo per le partite IVA nel regime forfettario
Attualmente la flat tax è operativa solo per i contribuenti titolari di partita IVA
nel regime forfettario, ovvero nell’ambito di un regime agevolato privo di
IRPEF, addizionali, IVA, Irap e non soggetto a studi di settore o ISA.
Con la Legge di Bilancio 2019 è stato innalzato per tutti i contribuenti operanti
nel regime (agevolato) forfettario il fatturato limite fino al quale è possibile
operare, ed è pari a 65.000,00 euro a prescindere dal tipo di attività svolta.
Sul fatturato viene applicato un coefficiente di redditività; tale coefficiente
viene moltiplicato per i ricavi/compensi incassati al fine di ottenere il reddito
fiscale.
Su questo reddito si applica quindi l’attuale flat tax, che può essere:
● del 5 per cento per le nuove attività;
● del 15 per cento per le attività già operative.
Per dovere di cronaca è bene evidenziare che l’attuale flat tax – ma si
dovrebbe più correttamente parlare di regime forfettario esteso – è stata
introdotta per la prima volta con la Legge di Bilancio 2015 (Legge numero
190/2014).
Flat tax per le partite IVA nella legge delega sulla riforma fiscale
La flat tax non è stata protagonista solo della campagna elettorale, ma anche
della discussione sulla riforma fiscale, con alcune novità per quel che riguarda
le partite IVA.
La legge delega approvata dalla Camera, rimasta in standby in Senato a
causa della crisi di Governo, prevedeva infatti l’introduzione di un nuovo
regime fiscale agevolato per le partite IVA.
Alla flat tax per i forfettari fino a 65.000 euro veniva affiancato un nuovo
regime sostitutivo per chi avrebbe superato i limiti, volto ad accompagnare
gradualmente l’impresa o il professionista verso l’IRPEF.
Stando ai contenuti della legge delega, la flat tax “extra” si sarebbe applicata
per i due periodi d’imposta successivi al passaggio dal regime forfetario al
regime ordinario IRPEF.
Una previsione che richiama alla mente il progetto della flat tax incrementale
fino a 100.000 euro, previsto dalla Legge di Bilancio 2019 ma abolito prima
ancora di entrare in vigore nel 2020.
Nell’ambito della riforma fiscale si è quindi parlato ancora di flat tax, e nello
specifico di una scivolo per i fuoriusciti dal forfettario.
Quel che è certo è che ora la palla passa al nuovo Governo Meloni, al quale
spetta il compito di far ripartire la discussione sulla riforma del sistema
tributario.
Di vantaggi e svantaggi della flat tax, e della sua possibile estensione non
solo alle imprese ma anche alle famiglie, si parlerà quindi inevitabilmente
anche nei prossimi mesi.

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