INCENTIVI E CREDITI – Elettronica made in Italy, il Mise assegna i primi fondi per spingere ricerca e sviluppo

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Elettronica made in Italy, il Mise assegna i
primi fondi per spingere ricerca e sviluppo

Si inizia con una tranche da 10 milioni su 200 preventivati nel Pnrr
nell’ambito del programma Horizon. Si punta a co-finanziare i progetti
delle imprese selezionati nei bandi europei e a rafforzare l’autonomia
tecnologica

di Patrizia Licata
giornalista

Il Ministero dello sviluppo economico ha pubblicato il decreto firmato dal
ministro Giancarlo Giorgetti che assegna i primi finanziamenti, pari a 10
milioni di euro, che sostengono la filiera italiana dell’elettronica avanzata. Si
tratta della prima tranche di 200 milioni stanziati dal Pnrr per il programma
europeo Horizon.
Nel dettaglio, i 10 milioni di euro sono destinati dal Mise al cofinanziamento
(Ria e Ia) dei progetti delle imprese italiane selezionati nei bandi pubblicati nel
corso del 2021 dalla Key digital technologies joint undertaking (Kdt Ju) e per i
quali dovranno essere presentate le proposte definitive entro il 27 aprile 2022.
Kdt Ju è l’iniziativa di cui sono membri fondatori la Commissione Ue, gli Stati
membri o associati, tra cui l’Italia, e le associazioni industriali europee.
Elettronica avanzata: focus su Ai e sensori innovativi
Il cofinanziamento del Mise è volto a facilitare lo sviluppo di un’industria forte e
competitiva nel settore dei componenti e dei sistemi elettronici in Italia e in
Europa.
Il decreto stabilisce come obiettivo primario quello di “sostenere e incentivare
gli investimenti in ricerca e sviluppo favorendo il trasferimento tecnologico di
progetti innovativi verso il mondo dell’impresa, al fine di rafforzare l’autonomia
strategica dell’Italia e dell’Unione europea nel settore dei componenti e dei
sistemi elettronici”.
Si va dallo sviluppo di nuove tecnologie basate sull’intelligenza artificiale alla
realizzazione di piattaforme di sensori innovativi.
Rafforzare la filiera e l’autonomia strategica
“Con l’attivazione di queste prime risorse a sostegno di investimenti in ricerca
e sviluppo avviamo un altro importante intervento previsto dal Pnrr che mira a
potenziare le competenze del sistema produttivo nazionale in un’ottica di
filiera e in termini di sviluppo, innovazione e trasferimento tecnologico”,
dichiara Giorgetti. “Oltre a rappresentare un’opportunità per la competitività e
crescita del nostro Paese, la crescita di questi investimenti – prosegue il
ministro – contribuisce in maniera decisiva a rafforzare l’autonomia strategica
in settori, come quello dell’elettronica, divenuti asset centrali per l’industria
manifatturiera europea”.
La Kdt Ju supporta la ricerca e innovazione nella progettazione di componenti
elettronici all’avanguardia tecnologica, nonché la loro produzione e
integrazione in sistemi intelligenti con l’obiettivo di raddoppiare il valore di tali
attività entro il 2030 e favorire la competitività, la sostenibilità e la crescita
economica dei paesi Ue.
Il decreto è stato inviato alla Corte dei Conti per la registrazione mentre con
un prossimo provvedimento ministeriale verranno indicati alle imprese i termini
e le modalità di presentazione delle domande di agevolazione.

L’ANALISI DEL CNR

Pnrr, spingere la ricerca per l’innovazione di
manufacturing e servizi. L’Italia ce la farà?

Sul piatto 17 miliardi. Germania e Francia destinano le risorse
verso specifiche filiere industriali, mentre nel nostro Paese è più
elevata la quota a sostegno di misure orizzontali. E resta forte la
disparità Nord-Sud
di Enzo Lima

Il Pnrr sarà in grado di far compiere all’Italia un salto quantico verso un
modello economico sostenibile trainato dalla ricerca e dall’innovazione nella
manifattura e nei servizi avanzati? E come ridurre la forte disparità territoriale
Nord-Sud nei settori innovativi? Il Cnr accende i riflettori sulla strategia
nazionale nella terza edizione della “Relazione sulla ricerca e l’innovazione”.
Nel Pnrr le risorse destinate alla ricerca e sviluppo ammontano a 16,94
miliardi di euro, il 7,6% complessivo delle risorse totali stanziate dal Pnrr e dal
Fondo complementare. La maggior parte degli investimenti si concentra sulla
ricerca applicata e lo sviluppo sperimentale (circa 10 miliardi complessivi), a
seguire il finanziamento della ricerca di base (con 4 miliardi), le azioni
trasversali e di supporto (1,88 miliardi) e, infine, il trasferimento tecnologico
(380 milioni).
“Il Pnrr colloca la politica della ricerca all’interno di una più vasta
trasformazione del sistema economico italiano, laddove prevede di integrare
la spesa per ricerca pubblica in un più ampio contesto che include anche lo
sviluppo sperimentale, il trasferimento tecnologico, la spesa privata in ricerca,
innovazione e formazione. L’obiettivo è quello di fare in modo che la ricerca
pubblica giochi un ruolo fondamentale quale potenziale moltiplicatore in grado
di attivare investimenti in ricerca privata e innovazione”, si legge nell’analisi a
firma di Raffaele Spallone, Andrea Filippetti e Fabrizio Tuzi, ricercatori
dell’Istituto di studi sui sistemi regionali federali e sulle autonomie “Massimo
Severo Giannini” del Cnr.
Il confronto con Germania e Francia mostra significative differenze nella
modalità di gestione e governance dei fondi: nel Darp tedesco vengono
destinate a ricerca, sviluppo e innovazione circa un terzo delle risorse
complessive, pari a circa 9 miliardi di euro mentre il Piano francese destina a
ricerca sviluppo e innovazione circa il 22% delle risorse (9,3 miliardi di euro).
“Emergono altre differenze, in termini di strategia, tra i diversi Piani. La
Germania e la Francia destinano le risorse disponibili verso specifiche filiere
industriali, mentre nel caso dell’Italia vi è una quota relativamente più elevata
che va a sostegno di misure orizzontali che non prevedono, ex ante, un
settore industriale di destinazione privilegiato”, spiegano i ricercatori.
Gli attori pubblici della ricerca sono chiamati ad assumere un ruolo centrale
nel disegno del Pnrr e il Cnr è in prima fila in quanto maggiore ente pubblico di
ricerca. “Bisognerà essere pronti ad affrontare la sfida attraverso l’ampio
ventaglio di azioni, interventi e soluzioni previsti all’interno del Piano e fare in
modo che gli investimenti previsti abbiano concrete ricadute sulla collettività e
sul sistema socio-economico nazionale. Conseguentemente, le autonomie
territoriali dovranno concorrere alla ricerca delle priorità di intervento nella
fase di programmazione in una prospettiva sinergica di lungo periodo, e
dovranno assicurare nella fase esecutiva che le risorse disponibili siano
concretamente utilizzate per lo sviluppo dei rispettivi territori. Ritorna dunque
centrale il tema della capacità di spesa delle risorse europee, che impegna gli
Stati membri a un rinnovato impegno in termini di governance”.
Ma per un recupero e un rilancio dell’economia italiana e una crescita più
sostenuta c’è bisogno che il Sud Italia migliori la sua attività di ricerca e
innovazione. “Le reti di collaborazione del sistema di ricerca e innovazione
italiano mettono in evidenza che la competizione per l’acquisizione di fondi a
livello internazionale produce “circoli chiusi” in tutti i settori disciplinari, che
impediscono l’accesso ad altre organizzazioni che hanno ottime capacità
scientifiche, alimentando sempre più le disuguaglianze territoriali”,
sottolineano Emanuela Reale, Antonio Zinilli e Serena Fabrizio dell’Istituto di
ricerca sulla crescita economica sostenibile del Cnr. “Per colmare le disparità
territoriale nella ricerca, si deve puntare a una governance del sistema di
ricerca più efficace, investendo più risorse nella ricerca e coinvolgendo tutti gli
attori locali nel ciclo di attività in R&I. Le reti locali e internazionali sono quindi
un requisito essenziale affinché gli investimenti in ricerca e sviluppo abbiano
delle chance di generare impatti positivi anche sul tessuto socio-economico
dei territori più svantaggiati”.
Per quanto l’Italia sia un partner cruciale nei progetti europei – contribuisce
con il 12,5% al bilancio per la ricerca comunitaria, i finanziamenti che
“ritornano” al nostro Paese sono pari solo all’8,7%: “Si evidenzia una forte
polarizzazione tra il Nord e il Sud Italia, con elevata disparità territoriale in un
settore estremamente innovativo e attrattivo per gli investimenti privati
(nazionali e internazionali), hi-tech e no”.
fonte: NETWORK DIGITAL 360

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