CURIOSITA’ UNIVERSITARIE … – Le lauree che fanno guadagnare di più: la classifica

Le lauree che fanno guadagnare di
più: la classifica


AlmaLaurea ha analizzato la situazione economica e lavorativa dei
laureati oggi, individuando i titoli di studio che, una volta conseguiti,
fanno guadagnare di più
I laureati hanno più possibilità, ad oggi, di trovare lavoro: lo stabilisce un
report di AlmaLaurea, che ha stilato anche la classifica dei titoli di studio che,
una volta conseguiti, fanno guadagnare di più. L’indagine sulla condizione
occupazionale fotografa un tendenziale miglioramento del tasso di
occupazione a un anno dalla conclusione del percorso di studi universitario,
segnando +2,9 punti percentuali rispetto al 2019 per i laureati di secondo
livello e +0,4 punti per i laureati di primo livello.
Positivo anche il trend delle retribuzioni, che risultano – come appena
accennato – maggiori: rispetto all’indagine del 2019 si è registrato un aumento
del +9,1% per i laureati di primo livello e del +7,7% per quelli di secondo
livello. La retribuzione mensile netta a cinque anni dal conseguimento della
laurea è pari a 1.554 euro per i laureati di primo livello e 1.635 euro per i
laureati di secondo livello, con un incremento rispetto al 2019 rispettivamente
di +8,3% e +7,3%. C’è però chi, una volta iniziato il percorso come
professionista, guadagna tendenzialmente di più di altri, proprio di
conseguenza al tipo di formazione conclusa.
Laurearsi, in Italia, conviene ancora
Probabilmente, se ci sono pochi laureati in Italia (abbiamo un numero totale
tra i più bassi in Europa) le cause sono da ricercarsi nella scarsa fiducia nelle
Istituzioni e nel diffuso fenomeno di precariato che non esclude di certo
professionisti e giovani specializzati. Tuttavia, secondo il rapporto AlmaLaurea
2022 sulla condizione sul profilo e sulla condizione occupazionale dei laureati
in Italia, i numeri sembrano suggerire tutt’altro, ovvero che – ad oggi –
laurearsi conviene ancora, specie se si vuole trovare lavoro.
Il Rapporto sul Profilo dei Laureati si basa su una rilevazione che coinvolge
circa 300 mila laureati nel 2021 di 77 Atenei e restituisce un’approfondita
fotografia delle loro principali caratteristiche e della loro condizione
occupazionale. A questo ha poi fatto seguito il Rapporto sulla Condizione
occupazionale dei Laureati, un’indagine che ha riguardato 660 mila laureati di
76 Atenei e analizza i risultati raggiunti nei mercati del lavoro dai laureati nel
2020, 2018 e 2016, contattati rispettivamente a 1, 3 e 5 anni dal
conseguimento del titolo.
E i dati, spiegano gli esperti, parlano chiaro: “All’aumentare del livello del titolo
di studio posseduto diminuisce il rischio di restare intrappolati nell’area della
disoccupazione“. Infatti, “i laureati godono di vantaggi occupazionali importanti
rispetto ai diplomati di scuola secondaria di secondo grado durante l’arco della
vita lavorativa”, perché “secondo la più recente documentazione Istat, nel
2021 il tasso di occupazione della fascia d’età 20-64 è pari al 79,2% tra i
laureati, rispetto al 65,2% di chi è in possesso di un diploma. Inoltre, la
documentazione più recente OECD a disposizione evidenzia che, nel 2017,
un laureato guadagnava il 37,0% in più rispetto ad un diplomato di scuola
secondaria di secondo grado”.
Il tasso di occupazione aumenta ancora se si tiene conto di uno specifico arco
di tempo. Dal report AlmaLaurea 2022 è emerso infatti che nell’89,6% dei casi
i laureati di primo livello trovano lavoro entro cinque anni dalla fine degli studi
(percentuale che si attesta a 88,5% per i laureati di secondo livello nello
stesso periodo).
Aumentano anche le retribuzioni: le lauree che fanno guadagnare di più
Oltre alle possibilità di trovare un impiego, aumentano anche le retribuzioni dei
laureati. In particolare, rispetto alla analoga rilevazione del 2019 si registra un
aumento delle retribuzioni pari a +8,3% per i laureati di primo livello e a +7,3%
per quelli di secondo livello.
Tra i laureati magistrali biennali sono soprattutto i laureati di ingegneria
industriale e dell’informazione e di informatica e tecnologie ICT che possono
contare sulle retribuzioni più alte: rispettivamente 1.893 e 1.851 euro mensili
netti. Non raggiungono invece i 1.400 euro mensili le retribuzioni dei laureati
dei gruppi educazione e formazione, psicologico e letterario-umanistico.
Fonte: AlmaLaurea _ AlmaLaurea, retribuzioni laureati
Tra i magistrali a ciclo unico le retribuzioni più elevate sono percepite dai
laureati del gruppo medico e farmaceutico (1.898 euro). Più contenute quelle
del gruppo di educazione e formazione, che si attestano a 1.404 euro mensili.
Fonte: AlmaLaurea _ Rapporto AlmaLaurea, retribuzioni laureati
Infine, oltre il 60% degli occupati, a un anno, considera il titolo di laurea “molto
efficace o efficace” per lo svolgimento del proprio lavoro.
Le lauree più richieste
Un approfondimento interessante, affrontato dall’analisi di AlmaLaurea,
riguarda anche le lauree più “spendibili”, ovvero quelle che ad oggi risultano
più richieste nel mondo del lavoro.
Da quello che è emerso, le migliori performance occupazionali, con un tasso
di occupazione del 90%, si registrano tra i laureati in:
● informatica e tecnologie ICT;
● ingegneria industriale e dell’informazione;
● architettura e ingegneria civile;
● gruppi economici in generale.
Sono invece al di sotto della media, in particolare, i tassi di occupazione dei
laureati dei gruppi educazione e formazione, arte e design nonché
letterario-umanistico (il tasso di occupazione è inferiore all’83,0%). C’è da dire
però che, al momento, nel settore digitale e tecnologico (uno dei pochi che
non conosce crisi, dove la domanda di forza lavoro è maggiore dell’offerta)
sempre più spazio si stanno facendo le figure che si sono formate in ambito
umanistico.
Infine, si evidenziano importanti differenze tra i gruppi disciplinari anche tra i
laureati magistrali a ciclo unico, intervistati a cinque anni. In particolare, i
laureati del gruppo medico e farmaceutico hanno le più elevate performance
occupazionali, tant’è che registrano un tasso di occupazione pari al 92,9%. Al
di sotto della media, invece, i laureati del gruppo giuridico, dove il tasso di
occupazione si ferma all’81,2%.
In generale, però, le percentuali sono comunque più incoraggianti rispetto a
chi ha preso solo il diploma (e a proposito, qui gli ultimi concorsi pubblici
banditi aperti ai diplomati), dove circa il 65,2% riesce a trovare lavoro dopo
aver concluso il percorso di scuola superiore secondaria. E non solo minori
solo le possibilità di impiegarsi, ma anche quelle di guadagnare di più.
Secondo la documentazione più recente resa nota dall’ente intergovernativo
OECD (Organisation for Economic Co-operation and Development) già nel
2017 un laureato guadagnava il 37,0% in più rispetto ad un diplomato di
scuola secondaria di secondo grado.
Per concludere, si legge nel rapporto AlmaLaurea (consultabile per intero qui):
“In generale il 90,5% dei laureati si dichiara complessivamente soddisfatto
dell’esperienza universitaria appena conclusa. Tale quota è tendenzialmente
in aumento negli ultimi anni: nel 2011 era pari all’87,1%. In particolare, si tratta
del 90,8% tra i laureati di primo livello, dell’88,1% tra i magistrali a ciclo unico
e del 90,9% tra i magistrali” biennali.
Università, ecco le lauree che resistono
alla crisi
Il Rapporto Almalaurea 2022 scatta una fotografia a luci ed ombre: : i
laureati promuovono l’università, il sistema non promuove i laureati
Migliora il tasso occupazionale a un anno dalla laurea segnando +2,9 punti
percentuali rispetto al 2019 per i laureati di secondo livello e +0,4 punti per i
laureati di primo livello. Anche le retribuzioni risultano in aumento: rispetto
all’indagine del 2019 si rileva +9,1% per i laureati di primo livello e +7,7% per
quelli di secondo livello. Per contro, il mercato del lavoro tratteggia un quadro
di instabilità per i neo-laureati con un aumento dei contratti a tempo
determinato, una sfiducia nelle istituzioni e, al contrario, un’ampia fiducia nella
tecnologia, nella rete di relazioni sociali e nella famiglia, fattori cruciali per il
miglioramento delle possibilità occupazionali e professionali dei laureati.
In generale la valutazione dell’università è positiva: l’88,8% dei laureati si
dichiara soddisfatto per il rapporto con i docenti e il 72,9% confermerebbe la
scelta compiuta sia di corso sia di ateneo. Permangono divari di genere,
territoriali e sociali, che suggeriscono l’importanza degli investimenti
nell’orientamento, nella stabilizzazione contrattuale e nelle retribuzioni, ancora
non in linea con i parametri europei. Questo, in sintesi, il quadro che emerge
dal XXIV Rapporto AlmaLaurea, sul Profilo e sulla Condizione Occupazionale
dei Laureati, presentato ieri nella sede dell’Università di Bologna.
Occupazione sì ma a termine
Nel 2021 il tasso di occupazione è pari, a un anno dal conseguimento del
titolo, al 74,5% tra i laureati di primo livello e al 74,6% tra i laureati di secondo
livello del 2020. Un tendenziale miglioramento del tasso di occupazione si
registra rispetto al 2019 segnando un +2,9% per i laureati di secondo livello;
per i laureati di primo livello l’incremento è più contenuto e pari a +0,4%. N
In questo quadro, sostanzialmente positivo sulle performance occupazionali
dei laureati, è opportuno rilevare che la forma contrattuale più diffusa nel
2021, a un anno dal conseguimento dal titolo, è il lavoro non standard,
prevalentemente alle dipendenze a tempo determinato, che riguarda circa il
40% degli occupati (41,4% laureati di primo livello e 38,5% laureati di secondo
livello). Rispetto alla rilevazione del 2019 l’incremento è pari a +2,6 punti
percentuali per i laureati di primo livello e +4,9 punti quelli di secondo livello.
Nel 2021, a cinque anni dal titolo, la forma contrattuale più diffusa è il
contratto alle dipendenze a tempo indeterminato, che coinvolge oltre il 50%
degli occupati (65,5% tra i laureati di primo livello e 55,8% tra quelli di
secondo livello). Per quanto riguarda il lavoro autonomo la quota si attesta al
9,4% tra i laureati di primo livello e al 19,8% tra i laureati di secondo livello, e il
contratto non standard (in particolare alle dipendenze a tempo determinato)
riguarda il 15,8% dei laureati di primo livello e il 17,4% di quelli di secondo
livello.
Retribuzioni in aumento
La retribuzione mensile netta a un anno dal titolo è nel 2021, in media, pari a
1.340 euro per i laureati di primo livello e a 1.407 euro per i laureati di
secondo livello. Rispetto all’indagine del 2019 si rileva un aumento: +9,1% per
i laureati di primo livello e +7,7% per quelli di secondo livello.
Anche a cinque anni dalla laurea il tasso di occupazione è in aumento. Nel
2021 è pari a 89,6% per i laureati di primo livello e a 88,5% per quelli di
secondo livello. Nel 2019 erano rispettivamente 88,7% e 86,8%.
La retribuzione mensile netta a cinque anni dal titolo è pari a 1.554 euro per i
laureati di primo livello e 1.635 euro per i laureati di secondo livello, con un
aumento rispetto al 2019 rispettivamente di +8,3% e +7,3%.
Quali sono i più richiesti
Tra i laureati magistrali biennali del 2016 intervistati a cinque anni dal
conseguimento del titolo il rapporto evidenzia rilevanti differenze tra i vari
gruppi disciplinari. I laureati dei gruppi in informatica e tecnologie ICT,
ingegneria industriale e dell’informazione, architettura e ingegneria civile e
quelli del gruppo economico mostrano le migliori performance occupazionali,
dal momento che il tasso di occupazione è ovunque superiore al 90,0%.
Sono invece al di sotto della media, in particolare, i tassi di occupazione dei
laureati dei gruppi educazione e formazione, arte e design nonché letterario
umanistico (il tasso di occupazione è inferiore all’83,0%).
Anche tra i laureati magistrali a ciclo unico, intervistati a cinque anni,
AlmaLaurea rileva importanti differenze tra i gruppi disciplinari: i laureati del
gruppo medico e farmaceutico hanno le più elevate performance
occupazionali, registrando un tasso di occupazione pari al 92,9%. Al di sotto
della media, invece, i laureati del gruppo giuridico, dove il tasso di
occupazione si ferma all’81,2%.
Se si guarda alle retribuzioni sono i laureati di ingegneria industriale e
dell’informazione e di informatica e tecnologie ICT che possono contare sulle
più elevate: rispettivamente 1.893 e 1.851 euro mensili netti. Non raggiungono
invece i 1.400 euro mensili le retribuzioni dei laureati dei gruppi educazione e
formazione, psicologico e letterario-umanistico.
I laureati promuovono l’università
La contrazione della fruizione delle strutture e dei servizi universitari
(postazioni informatiche -5,3 punti percentuali, le attrezzature per le attività
didattiche, quali laboratori e attività pratiche -4,5 punti percentuali, i servizi di
biblioteca -4,7 punti percentuali e gli spazi dedicati allo studio individuale -3,3
punti percentuali) rilevata nel 2021 rispetto al 2020, a causa dell’emergenza
pandemica, non ha intaccato il relativo gradimento, che risulta invece in
crescita negli ultimi anni. In generale il 90,5% dei laureati si dichiara
complessivamente soddisfatto dell’esperienza universitaria appena conclusa.
Nel 2011 era pari al 87,1%.
In particolare l’88,8% dei laureati è complessivamente soddisfatto del rapporto
con il corpo docente; l’80,9% dei laureati che ne hanno usufruito considerano
le aule adeguate; il 72,9% dei laureati sceglierebbe nuovamente lo stesso
corso e lo stesso ateneo (quota in crescita rispetto a quanto osservato nel
2011, 68,9%).
Mobilità per motivi di studio
Sono i laureati magistrali biennali quelli più inclini a spostarsi geograficamente
per motivi di studio, il 38,9% ha conseguito la laurea in una provincia diversa e
non limitrofa a quella di conseguimento del diploma di scuola secondaria di
secondo grado (contro il 25,4% dei laureati di primo livello e il 27,1% di quelli
a ciclo unico).
E le migrazioni sono quasi sempre dal Mezzogiorno al Centro–Nord. Il 28,0%
dei giovani del Mezzogiorno decide di conseguire la laurea in atenei del
Centro e del Nord (16,1% al Nord e 11,9% al Centro). Pertanto, per motivi di
studio, il Mezzogiorno perde, al netto dei pochissimi laureati del CentroNord
che scelgono un ateneo meridionale, oltre un quarto dei diplomati del proprio
territorio.
Occupazione, la classifica delle lauree
con cui si trova più lavoro
I corsi che hanno resistito meglio alla crisi globale secondo il rapporto
2022 di Almalaurea. Gli studenti si dicono soddisfatti, anche se
persistono profonde differenze regionali, di genere e di qualità
Arrivano notizie confortanti dal fronte dell’istruzione universitaria orientata alla
ricerca di un lavoro. Secondo l’ultimo rapporto (2022) di Almalaurea su profilo
e condizione occupazionale dei laureati, presentato a Bologna, i tassi di
occupazione non solo ritornano ai livelli pre-Covid, ma li superano perfino.
Si parla di un tasso di impiego in forte incremento e di una grande attrattività
internazionale. Nonché di una soddisfazione complessiva degli studenti che
viaggia a livelli decisamente elevati (qui abbiamo parlato delle migliori
università al mondo: ai primi posti anche un’italiana).
Quali sono le lauree con cui si trova lavoro
In cima alla lista delle migliori performance sul mercato del lavoro ci sono ben
poche sorprese: Informatica e Ingegneria industriale primeggiano assieme al
corso a ciclo unico di Medicina. Buone performance riguardano anche
Architettura e i laureati in Economia, tutti nettamente sopra il 90% di tasso di
occupazione a cinque anni dal conseguimento. Una situazione molto simile è
segnalata anche per i laureati in discipline scientifiche, come Chimica e Fisica.
Le facoltà più in difficoltà, oltre a quelle letterarie e umanistiche, appaiono
Psicologia e Giurisprudenza, a causa del numero massiccio (e crescente) di
laureati. Il rapporto Almalaurea segnala anche una statistica “curiosa”: a un
anno dal titolo, i figli dei laureati registrano una minor probabilità (-7,2%) di
essere impiegati rispetto al membro della famiglia che ha raggiunto per primo
il traguardo.
Dopo quanto tempo si trova lavoro
Il report di Almalaurea ha analizzato la situazione di 76 atenei per un totale di
oltre 660mila laureati, focalizzandosi sui risultati raggiunti nel mercato del
lavoro da chi ha conseguito un titolo universitario negli anni 2020, 2018 e

  1. I giovani presi in esame sono stati contattati rispettivamente a uno, a tre
    e a cinque anni dalla laurea (crisi demografica: quali Università rischiano la
    chiusura in Italia).
    I dati sono senza dubbio positivi. Nel 2021 il tasso di occupazione è pari, a un
    anno dal conseguimento del titolo, al 74,5% tra i laureati di primo livello e al
    74,6% tra i laureati di secondo livello del 2020. Un tendenziale miglioramento
    si registra rispetto al 2019, per un +2,9% per i laureati di secondo livello. Per
    quelli di primo livello l’incremento è invece più modesto (+0,4%).
    Anche a cinque anni dalla laurea il tasso di occupazione è in aumento. Nel
    2021 è pari a 89,6% per i laureati di primo livello e a 88,5% per quelli di
    secondo livello, mentre nel 2019 erano rispettivamente dell’88,7% e
    dell’86,8%.
    Gli stipendi dei neo laureati
    Per quanto riguarda la retribuzione mensile netta a un anno dal titolo, nel
    2021 è pari in media a 1.340 euro per i laureati di primo livello e a 1.407 euro
    per i laureati di secondo livello. Rispetto ai risultati del 2019 si registra un
    aumento del 9,1% per i laureati di primo livello e del 7,7% per quelli di
    secondo livello.
    Lo stipendio mensile netto a cinque anni dal titolo è invece pari a 1.554 euro
    per le triennali e a 1.635 euro per le magistrali, con una crescita rispetto al
    2019 rispettivamente del +8,3% e del +7,3%.
    La classifica dei più ricchi e dei più poveri
    Se si volesse stilare una classifica dei laureati che guadagnano di più, in cima
    alla lista ci sarebbero sicuramente medici e farmacisti (1.898 euro netti al
    mese), seguiti da ingegneri industriali e informatici (1.851 euro). Un gradino
    sotto ci sono i laureati in Economia (1.706 euro), poi quelli in Architettura e
    Ingegneria civile (1.680 euro). Percepiscono in media ancora meno i laureati
    nelle discipline scientifiche (1.625 euro) e quelli in Giurisprudenza (1.619).
    I più “poveri” invece sono educatori, operatori sociali, maestre d’asilo e delle
    elementari (per stipendi che oscillano fra i 1.300 e i 1.400 euro netti al mese).
    Seguono gli psicologi (1.331 euro) e i laureati in materie umanistiche (1.399).
    I contratti
    Il quadro generale evidenzia però anche una crescita del lavoro precario. A un
    anno dal titolo poco più di un laureato su quattro viene però assunto in via
    definitiva. La maggior parte è inquadrata come dipendente a tempo
    determinato: il 41,4% laureati di primo livello e il 38,5% di secondo. A tre anni
    dalla laurea i lavoratori precari sono quasi dimezzati (20-25%), mentre a
    cinque anni scendono ulteriormente (un dottore su sei).
    Proprio in quest’ultimo gruppo, nel 2021 la forma contrattuale più diffusa è
    risultato il contratto alle dipendenze a tempo indeterminato, ottenuto da oltre
    la metà degli occupati (65,5% tra i laureati di primo livello e 55,8% tra quelli di
    secondo livello). Per quanto riguarda il lavoro autonomo la quota si attesta al
    9,4% tra i laureati di primo livello e al 19,8% tra quelli di secondo livello.
    Studenti universitari soddisfatti
    L’indagine descrive poi una generale soddisfazione degli universitari per i
    diversi aspetti dell’esperienza di studio compiuta. Non mancano tuttavia picchi
    negativi, provocati dalla riduzione dei servizi subita durante la pandemia da
    Covid e dai sempre altissimi flussi migratori di ragazzi da Sud verso Nord.
    A un anno dal conseguimento del titolo, oltre il 60% degli occupati (60,6% per
    i laureati di primo livello e 66,3% per i laureati di secondo livello) considera la
    laurea “molto efficace o efficace” per lo svolgimento del proprio lavoro. Anche
    in questo caso parliamo di dati in aumento rispetto al rapporto del 2019, sia
    per i laureati di primo livello (+2,3%) sia per quelli di secondo livello (+4,9%).
    L’altra faccia della medaglia: i dati negativi dell’Università italiana
    Non è però tutto oro quello che luccica. L’Italia resta comunque la maglia nera
    in Europa, seconda sola alla Romania, per numero di giovani laureati. Non
    solo: il nostro Paese mostra un trend negativo in costante aumento negli ultimi
    sette anni, segnando un nuovo record di cui non andare fieri. Quest’anno per
    la prima volta le immatricolazioni registrano un calo notevole: il -3% su base
    nazionale e addirittura il -5% al Sud.
    L’ultimo dato va però contestualizzato. Già da diversi anni gli atenei del
    Mezzogiorno perdono oltre un quarto dei ragazzi diplomati in istituti regionali
    che, terminate le superiori, decidono di iscriversi in università situate nel
    Centro-Nord. Una tendenza confermata dalla controtendenza degli atenei di
    Milano rispetto al dato nazionale: nella città meneghina anche quest’anno si è
    infatti registrato un aumento delle iscrizioni.
    Parlando di disparità di genere, le donne rappresentano quasi il 60% del totale
    dei laureati italiani. Un bel dato, “sporcato” però da quelli sull’occupazione: a
    un anno dal titolo gli uomini hanno il 12,8% di probabilità in più di trovare
    lavoro. Ciò dipende in gran parte dai percorsi universitari scelti dalle donne: i
    più gettonati sono Scienze della formazione, Lettere, Lingue, Psicologia, Arte
    e Design. Le donne dominano però anche nel gruppo medico-sanitario
    (75,6%).
    Tre laureati su 4 vengono assunti subito
    per questi lavori
    L’ultima relazione di Almalaurea mostra come rimanga forte il divario tra
    Nord e Sud: quali sono le facoltà da scegliere per trovare lavoro appena
    laureati
    Il trend è lo stesso ormai da tanti anni e rappresenta una delle piaghe
    principali per il nostro Paese. Una sorta di linea immaginaria (ma che incide in
    maniera determinante sulla vita dei cittadini) che separa il Nord Italia virtuoso
    e pieno di opportunità da un Sud Italia che da sempre – ossia da quel lontano
    1861 – viene visto come una pesante zavorra che frena le ambizioni di tutta la
    Nazione.
    Purtroppo l’ultimo rapporto Almalaurea sul profilo e sulla condizione
    occupazionale dei nostri laureati e delle nostre laureate non fa eccezione a
    questo trend, che pare ormai diventato un vero e proprio paradigma tutto
    italiano. Non sono solo le possibilità lavorative ad essere molto differenti tra
    Nord e Sud, ma anche gli stessi atenei e i corsi di laurea registrano uno
    spaventoso divario tra Settentrione e Meridione.
    Lavoro dopo la laurea, rimane il divario tra Nord e Sud ma siamo in
    ripresa
    Lo studio mostra come, a distanza di un anno dalla laurea, un ragazzo uscito
    dall’Università Kore di Enna o da una facoltà di Catanzaro sia ancora a
    spasso e con poche possibilità occupazionali, mentre un suo coetaneo
    formatosi a Bolzano o Brescia stia già lavorando nel 90 per cento dei casi.
    Ma, per fortuna, qualche segnale incoraggiante arriva anche da quelle città
    del Sud che da tempo lavorano per invertire la tendenza.
    Tant’è che nella top five delle università che offrono le migliori prospettive
    d’impiego ci sono due Politecnici, quello di Torino e quello di Bari (il
    Politecnico di Milano non è stato censito), ma se si allarga lo sguardo a 5 anni
    dalla laurea, il Politecnico di Bari passa addirittura in testa alla classifica
    nazionale con un tasso d’occupazione del 96,5 per cento.
    In generale, la buona notizia che emerge dal rapporto Almalaurea su 660 mila
    laureati – intervistati a un anno, a tre e a cinque dal titolo – è che, dopo la
    brusca battuta d’arresto del 2020, l’anno scorso il tasso d’occupazione non
    solo è tornato ai livelli pre-Covid, ma è addirittura aumentato: poco meno del
    75 per cento a un anno, più dell’85 per cento a tre anni, sfiora il 90 per cento a
    cinque anni.
    Laurea e lavoro, quali sono le facoltà che garantiscono un impiego
    Molto del successo lavorativo dipende dal corso scelto. A parità di altre
    condizioni, i più favoriti sono i laureati in informatica, gli ingegneri, i medici e i
    farmacisti. Bene anche gli architetti e i laureati in Economia, tutti ben sopra il
    90 per cento di occupazione a 5 anni dal titolo (i laureati in ambito scientifico
    si fermano appena sotto). Sono queste le categorie che Almalaurea indica tra
    quelle che più facilmente garantiscono un impiego a distanza di un anno dalla
    laurea per ben 3 candidati su 4.
    Molto più critiche invece sono le condizioni per i laureati in materie letterarie,
    ma anche per quelli che hanno appena concluso giurisprudenza. In media, i
    dottori usciti da queste facoltà sono fermi poco sopra l’80 per cento di
    occupazione a 5 anni dal titolo: per i primi mancano le offerte, per i secondi c’è
    un sovraffollamento della categoria. Male anche i laureati in psicologia (85 per
    cento).

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