CURIOSITA’ ?- Siccità, cosa fare per sopravvivere e aumentare la produttività

Siccità, cosa fare per sopravvivere e
aumentare la produttività


di Pietro Paganini
La bassa produttività limita l’accesso a una dieta sana e equilibrata,
impatta negativamente sulla sostenibilità dei processi produttivi, e
destabilizza il sistema socio economico. È urgente contrastare quei
fattori, come siccità e deforestazione, che frenano l’aumento della
produttività
Cresce la popolazione e aumenta la domanda di cibo, ma diminuisce la
produttività, e aumentano i prezzi. Dovrebbe essere il contrario. A rallentare la
produzione sono diversi fattori, anche climatici, tra cui la siccità che sta
sconvolgendo molte regioni della terra, anche l’Italia.
Le politiche per mitigare la portata dei cambiamenti climatici rischiano di
essere costose e poco efficaci se non sono accompagnate da investimenti per
l’innovazione tecnologica e dei processi produttivi.
La bassa produttività limita l’accesso a una dieta sana e equilibrata, impatta
negativamente sulla sostenibilità dei processi produttivi, e destabilizza il
sistema socio economico. È urgente contrastare quei fattori, come siccità e
deforestazione, che frenano l’aumento della produttività.
La Niña perdura per il terzo anno consecutivo e durerà fino ad agosto (US
Climate Prediction Center). Secondo alcune analisi potrebbe prostrarsi
addirittura fino al 2023.
Causa lunghi periodi di forte siccità lungo le coste americane del Pacifico,
Argentina, Brasile, Messico, e Sud degli USA. Al contrario scarica violenti
temporali sull’Australia e l’Indonesia.
Il Niño è il fenomeno opposto: porta siccità in Australia e Indonesia (causando
incendi e deforestazione, con la conseguente drammatica perdita di
biodiversità).
Gli effetti di questi due fenomeni meteorologici si estendono a tutto il globo,
causando lunghi periodi di siccità alternati a periodi temporaleschi violenti.
La siccità colpisce 2,3 miliardi di persone (160 milioni di bambini). Saranno tra
i 4,8-5,7 nel 2050. Dal 2000 è cresciuta del 29%.
Le aree più colpite sono in Africa. Ma anche il 39,2% degli Stati Uniti (159,0
milioni di acri di colture ; 91,0 milioni di persone).
In Europa colpisce il 15% della superficie e il 17% della popolazione. Le
regioni più colpite sono la Norvegia, l’arco alpino, l’Italia settentrionale
(soprattutto la Pianura Padana), la Svezia meridionale, la Grecia e parte dei
Balcani.
Ogni anno il deserto si mangia 2 milioni di ettari.
L’attuale situazione di siccità in Argentina sta riducendo la capacità produttiva
del grano. L’Argentina esporta l’8% del grano mondiale (il primo in Sud
America). Le coltivazioni di soia (olio vegetale e mangime) già risentono del
clima secco nel 20/21 e 21/22 con un crollo della produzione e un aumento
dei prezzi. La produttività per ettaro della soia è crollata anche in Brasile
(doppia cifra).
La minore produzione di soia che si accompagna alla mancanza di olio di
girasole ucraino (primo produttore al mondo) mette ulteriore pressione sull’olio
di palma.
Gli oli vegetali sono cruciali per una dieta bilanciata e salutare (WHO) di
ciascuno dei 7.9 miliardi di individui che popolano il pianeta.
Ogni giorno servono circa 16 trilioni di K/Cal di cui una parte si ricava dagli oli
vegetali che in questo momento hanno prezzi alti a seguito della scarsa
offerta.
Le politiche per rallentare i cambiamenti rischiano di essere lente e molto
costose. Devono essere accompagnate da un piano – pragmatico sul modello
cinese – energetico alimentare.
Servono materie prime alimentari attraverso catene sicure.
Urgono investimenti in tecnologia (anche genomica) per migliorare le semine
rispetto al clima, nei processi manageriali per meglio gestire la logistica, negli
accordi politici a livello internazionale con paesi terzi.
fonte: FORMICHE

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