CONFLITTO UCRAINA/RUSSIA – CHI VINCERA’ LA BATTAGLIA DEL GAS? O HA GIA’ VINTO L’AMERICA …..?

FRONTE COMUNE
Mariupol, si temono 300 vittime nel teatro bombardato. Biden in visita in
Polonia e l’Europa stringe un accordo con gli Usa per garantirsi l’indipendenza
dal gas russo.
La guerra in Ucraina entra nel secondo mese, accompagnata nuovi lutti e
devastazioni: potrebbero essere circa 300 le vittime del bombardamento al
teatro di Mariupol la città del sud dell’Ucraina assediata dalla Russia dove le
Nazioni Unite affermano di aver ricevuto “numerose informazioni” circa la
presenza di fosse comuni. Intanto proseguono i bombardamenti a Kharkiv
anche dal Mar Nero e Kiev denuncia l’utilizzo di bombe al fosforo anche
nella regione di Luhansk. Eppure, “nelle ultime 24 ore il nemico ha cercato di
colpire tutto il territorio del paese con razzi e missili aerei, ma loro intensità è
minore rispetto ai giorni scorsi” ha detto il consigliere dell’ufficio del presidente
ucraino, Oleksiy Arestovych, definendo quella della popolazione sotto assedio
una “resistenza eroica”. A New York intanto l’Assemblea generale dell’Onu ha
approvato una risoluzione che condanna la Russia per la crisi umanitaria in
Ucraina ed invita entrambe le parti ad un immediato cessate il fuoco. A fronte
di 140 i voti favorevoli, 38 paesi tra cui la Cina, si sono astenuti. In queste ore
il presidente americano Joe Biden è in visita in Polonia. Dopo una prima
tappa al confine dove ha incontrato militari Usa di stanza nel paese e
profughi ucraini, si recherà a Varsavia per portare rassicurazioni al governo
polacco, allarmato dalle mire espansionistiche di Mosca e in prima linea
nell’accoglienza dei civili in fuga. In Europa, volge al termine una due giorni
di incontri al vertice – G7, Nato e Consiglio Europeo – tutti focalizzati sulla
guerra e sulle risposte da adottare nei confronti di Mosca.
Tutti per uno?
La parola d’ordine della visita di Joe Biden in Europa è ‘unità’: gli Stati Uniti
sono preoccupati per la tenuta del fronte occidentale in relazione ad una
guerra che potrebbe protrarsi ancora a lungo e le cui ripercussioni,
soprattutto per le economie europee, sono massicce. Al vertice del G7
tenutosi ieri a Bruxelles le divisioni sono state evidenti: le pressioni di Regno
Unito e Stati Uniti per l’approvazione dei un nuovo pacchetto di sanzioni
contro Mosca si sono scontrate contro il muro di Francia, Germania e Italia
per cui un embargo sulle importazioni di energia da Mosca è, al momento,
insostenibile. Ma qualcosa va fatto, non si può più aspettare: al momento
infatti l’Europa finanzia con 600-800 milioni di euro al giorno l’operazione
militare russa in Ucraina attraverso l’acquisto di gas. Per questo
Washington e Bruxelles hanno raggiunto un accordo che aiuti il vecchio
continente, tramite forniture extra di gas liquido dagli Stati Uniti, a emanciparsi
dalle forniture russe. Tutto pur di mantenere il fronte unito: Biden lo ha ribadito
ieri, durante la conferenza stampa alla Nato, definendo essenziale “il
mantenimento delle sanzioni” sulla Russia “non solo il mese prossimo, il mese
successivo, ma per il resto dell’intero anno”. Solo questo fermerà Putin, ha
detto Biden che ha anche chiesto agli alleati di inviare un messaggio
inequivocabile alla Cina durante il vertice del primo aprile: “Saremo
chiarissimi con Pechino” sul fatto che ci saranno “serie conseguenze” se la
Cina aiuterà Mosca ad aggirare le sanzioni economiche imposte
dall’Occidente, ha detto Ursula von der Leyen. Tutti sanno però che quello
sarà il prossimo vero banco di prova per l’unità euroatlantica.
Un ponte energetico dagli Usa?
Per sostenere lo sforzo europeo di ridurre la dipendenza dal gas russo, Joe
Biden ha garantito che entro la fine del 2022 arriveranno dagli impianti
americani 15 miliardi di metri cubi aggiuntivi che cominceranno a sostituire il
gas finora assicurato da Gazprom. L’accordo, annunciato oggi, prevede che
gli Stati Uniti aumentino la quota di produzione di gas e l’Ue investa nella
spesa di navi specializzate nel trasporto di gnl così come nella
realizzazione di “liquefattori”, grandi impianti dove il gas viene ridotto di
volume così da stivarne il più possibile. Certo, l’intesa non risolve il problema
(l’Europa importa circa 115 miliardi di metri cubi di gas all’anno dalla Russia)
ma di certo è un primo passo significativo, perché raggiunta a livello centrale
dalla Commissione europea che in tal modo inaugura una nuova stagione di
politica energetica comunitaria, con acquisti e stoccaggi comuni del gas,
finalizzati a evitare corse al rialzo dei prezzi. Più difficile sarà trovare un
accordo sull’ipotesi di mettere un tetto di prezzo agli acquisti. L’obiettivo di
lungo termine è garantire, almeno fino al 2030, circa 50 miliardi di metri
cubi all’anno di gas statunitense, diversificando e risparmiando attraverso
l’efficientamento energetico e l’utilizzo di energie rinnovabili, per eliminare la
dipendenza dal gas russo entro il 2030. Contestualmente, il leader europei
hanno rigettato in blocco la decisione del Cremlino che d’ora in avanti ha
richiesto pagamenti in rubli per la vendita del gas naturale.
La Russia cancella 15 anni di PIL?
Entro la fine del 2023 la Russia cancellerà 15 anni di guadagni economici
a seguito delle sanzioni e della decisione di numerose compagnie a ritirarsi
dal paese. Lo riporta una valutazione preliminare dell’impatto della guerra
sull’economia russa pubblicata dall’Istituto di finanza internazionale (IIF) – a
firma degli economisti Benjamin Hilgenstock ed Elina Ribakova – secondo cui
l’economia russa dovrebbe contrarsi del 15% nel 2022, e del 3% nel 2023,
riportando il prodotto interno lordo ai livelli di circa quindici anni fa. L’invasione
russa dell’Ucraina il mese scorso ha provocato il crollo del rublo e ha gettato
nel caos le catene di approvvigionamento globali e i prezzi delle materie
prime, provocando anche la fuga in massa delle aziende dal paese. Ma
secondo gli esperti al di là del colpo immediato, l’economia russa soffrirà
per anni a causa di effetti secondari, come la cosiddetta “fuga di cervelli” –
l’esodo di giovani russi istruiti e della classe media con i mezzi finanziari per
lasciare il paese – e il blocco delle esportazioni di Stati Uniti e UE sulla
tecnologia, compresa la microelettronica, che ostacoleranno lo sviluppo
tecnologico in Russia. Senza contare l’effetto domino causato dalle società
straniere che non vogliono più fare affari con la Russia, che porterà a un
indebolimento di importanti settori dell’economia locale. E l’effetto negativo
“sulle prospettive economiche di medio e lungo termine potrebbe essere
ancora più importante” scrivono gli economisti dell’IIF.

FONTE – BLOMBERG IFF

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