BANCHE E FUTURO – ANALISI di Alessandra Perrazzelli (Vice Direttrice Generale Banca d’Italia): «Ecco l’innovazione nel settore bancario. Vi rivelo quale sarà la banca del futuro»

Alessandra Perrazzelli (Vice Direttrice Generale
Banca d’Italia): «Ecco l’innovazione nel settore
bancario. Vi rivelo quale sarà la banca del
futuro»

Riportiamo di seguito l’intervento integrale di Alessandra Perrazzelli,
Vice Direttrice Generale della Banca d’Italia, al Forum ABI Lab di Milano
Buongiorno, ho accettato con molto piacere l’invito ad intervenire in apertura
di questo Forum che si incentra sull’innovazione, un tema di grande attualità e
rilevanza per l’intera società, per l’economia reale e per lo stesso settore
finanziario.
Nell’ultimo biennio la pandemia ha profondamente inciso nella vita di ognuno
di noi, delle famiglie e delle imprese. Siamo stati spinti a ripensare e
ridisegnare stili, comportamenti, norme, modelli organizzativi nella sfera
pubblica come in quella privata. In questo arduo percorso la tecnologia ha
offerto nuove traiettorie, nuove possibilità, attraverso l’adozione di soluzioni
innovative.
In particolare, l’innovazione nel settore bancario può offrire nuove prospettive
e nuove opportunità, ridisegnando i modelli di business e le strategie,
muovendo verso la banca del futuro.
L’evoluzione della regolamentazione: l’agenda della Commissione
europea
In questo contesto, la progressiva implementazione di un quadro di norme
aggiornate, talvolta appositamente concepite per accogliere nuovi modelli
operativi, contribuirà da un lato a dissipare gli elementi di incertezza che
possono limitare gli investimenti tecnologici, dall’altro a fissare principi
fondamentali per la gestione dei rischi, per assicurare la resilienza degli
intermediari e del sistema, la sicurezza delle transazioni, la protezione dei
consumatori e la stabilità finanziaria. Si tratta indubbiamente di un insieme di
obiettivi molto articolato, che richiede di intervenire su più piani tra loro
complementari, declinando correttamente il principio della neutralità
tecnologica e assicurando la necessaria proporzionalità.
Questi principi sono alla base dell’agenda politica della Commissione
europea, che in stretta collaborazione con Parlamento, Consiglio UE e
autorità di settore sta delineando un quadro normativo aggiornato e in molti
casi fortemente armonizzate. Penso, in particolare, ai negoziati in corso sulla
resilienza operativa digitale e di sicurezza dei servizi ICT (regolamento
DORA) e sui mercati in crypto-attività (regolamento MiCA), ma anche alla
proposta di Regolamento sull’Intelligenza Artificiale, alla revisione della
Direttiva
NIS (per rafforzare la sicurezza cyber dei vari settori dell’economia), alle
proposte normative in tema di circolarità dati o al regolamento eIDAS
(electronic IDentification Authentication and Signature). Appare evidente
l’attivismo del Regolatore su questo fronte, nella consapevolezza che
l’innovazione possa avere terreno fertile quanto più l’intero ecosistema è ed è
percepito come sicuro.
Sugli indirizzi espressi dalle Autorità di supervisione europee (EBA, ESMA,
EIOPA) in materia di finanza digitale, vorrei richiamare l’opportunità di
estendere le norme in materia di consolidamento prudenziale, di creare un
quadro di vigilanza specifico per i gruppi “misti”, di identificare criteri più
precisi per identificare i servizi prestati cross- border e di distinguere la libera
prestazione dallo stabilimento.
I recenti sviluppi e direzioni del sistema bancario italiano
L’innovazione tecnologica rappresenta uno dei motori principali del
cambiamento dell’industria finanziaria e dei pagamenti. Le soluzioni basate su
logiche open inducono a riorganizzare i processi di intermediazione,
aumentando i livelli di efficienza, l’innovazione di prodotto e il grado di
inclusione della clientela. Il flusso di innovazione investe sia i grandi player di
mercato, sia gli intermediari di più ridotte dimensioni, chiamati ad adattarsi al
contesto per garantire adeguati livelli di sostenibilità del business.
Come messo in luce dalla recente indagine fintech, gli investimenti per
l’innovazione sono in progressiva crescita e gli operatori con modelli di attività
tradizionale stanno ponendo in essere nuove modalità di collaborazione e
partnership con operatori fintech anche al fine di migliorare la customer
experience e fidelizzare il rapporto con la clientela. Tuttavia, il modello
tradizionale appare destinato non ad essere superato ma piuttosto
accompagnato dallo sviluppo di forme alternative volte a soddisfare più
efficacemente la domanda della clientela, ampia e diversificata.
Mi riferisco ad esempio ai nuovi modelli di servizio in grado di coniugare una
vera e propria banca digitale per coloro che non utilizzano più le filiali con un
modello multicanale per i clienti caratterizzati da esigenze finanziarie più
sofisticate, oppure alle iniziative di automazione di processi e controlli,
unitamente al rafforzamento dei profili di sicurezza, per cogliere significativi
risparmi e flessibilità nella gestione dei costi.
La digitalizzazione è uno dei pilastri su cui poggiano i nuovi piani strategici
elaborati dalle principali banche italiane, spaziando in numerosi ambiti.
Attraverso soluzioni basate su tecnologie cloud, BigData, Machine Learning e
Artificial Intelligence, si stanno sviluppando progetti di consulenza agli
investimenti, adeguata verifica della clientela, contrasto al riciclaggio e servizi
di pagamento.
Al fine di realizzare i progetti di trasformazione, le maggiori banche italiane
stanno adottando principalmente due modalità operative: da una parte il
progressivo rafforzamento delle competenze strategiche in ambito informatico,
attraverso l’internalizzazione delle professionalità a più alto valore aggiunto e
la creazione di centri di eccellenza; dall’altra, la ricerca di accordi strategici
con primarie e affermate società informatiche e fintech, finalizzati alla
realizzazione di piattaforme e infrastrutture.
La ricerca di un equilibrio in un contesto a forte spinta innovativa rappresenta
una delle sfide principali degli operatori di ridotte dimensioni. Come
evidenziato dalla recente iniziativa di approfondimento sui modelli di business
lanciata dalla Banca d’Italia, la variabile tecnologica è ormai stabilmente al
centro dei percorsi di riorientamento degli intermediari più piccoli, tutti in varia
misura consapevoli che saranno necessari investimenti, a volte anche
consistenti, per poter competere in un mercato dalle caratteristiche
profondamente mutate rispetto al passato.
Il ruolo del supervisore nel processo di digitalizzazione delle
banche
È indubbio che l’innovazione renda più complesso il ruolo della supervisione: il
mercato vede l’ingresso di nuovi player, le dinamiche dell’intermediazione
stanno mutando in modo importante, gli equilibri competitivi tra intermediari si
muovono lungo nuove linee, i rapporti con la clientela sperimentano modalità
di contatto molto differenti rispetto al passato.
Il perimetro di supervisione si modifica, mentre i rischi di natura non finanziaria
(e.g. cyber, riciclaggio, tutela dei dati) assumono rilevanza crescente. La
catena del valore presenta nuovi e differenti snodi, con impatti sull’evoluzione
del business model e facendo emergere l’esigenza di introdurre nuove
metriche per la quantificazione dei rischi.
Nella prospettiva della supervisione, è cruciale che le banche colgano le
opportunità dell’innovazione prestando grande attenzione al presidio dei nuovi
rischi derivanti dalle iniziative intraprese, garantendo la propria operational
resilience, in linea con i principi pubblicati in materia dal Comitato di Basilea lo
scorso anno.
Queste tendenze richiedono il rapido aggiornamento e adeguamento di
metodologie e approcci di supervisione.
La Banca d’Italia ha messo a disposizione le proprie competenze,
contribuendo attivamente ai lavori di approfondimento svolti nell’ambito del
SSM con l’obiettivo di analizzare gli impatti della digitalizzazione sui modelli di
business delle banche e sulla struttura del sistema.
Allo stesso tempo, il nostro Istituto sta affinando le metodologie di analisi e
sviluppando nuove prassi di supervisione per presidiare i rischi connessi alla
tecnologia con particolare riferimento agli intermediari sotto la sua
supervisione diretta. Nell’ambito delle attività di monitoraggio, quello sui gravi
incidenti di sicurezza informatica si avvale ormai di un quadro consolidato che
consente di cogliere l’evoluzione del rischio IT nel mercato italiano nel
continuo, verificare la sussistenza di processi idonei a presidiare i rischi cyber,
resi ancor più pressanti dall’attuale fase di conflitto.
Abbiamo elevato ulteriormente il livello di attenzione sul tema, avviando
attività di monitoraggio sul sistema e richiamando gli intermediari vigilati a
rafforzare i controlli e le misure di resilienza, in particolare i piani di continuità
operativa e di ripristino dei servizi critici. È tuttavia utile sottolineare come al
momento non siano emerse criticità.
A questo si affianca la messa a punto di preliminari orientamenti a sostegno
dell’attività autorizzativa e di supervisione sugli intermediari che intendano
approcciarsi a segmenti di mercato particolarmente innovativi, come la
prestazione di servizi collegati a crypto-attività. Quest’ultimo ambito impone –
in attesa della definizione di un quadro regolamentare organico – significative
cautele, sia da parte delle banche che dei supervisori, con particolare
riferimento alla gestione dei rischi finanziari, operativi, dei presidi
antiriciclaggio e dei profili di trasparenza e tutela della clientela.
Il ruolo della Banca d’Italia nel favorire l’innovazione
La Banca d’Italia ha accettato le sfide che l’innovazione ci pone davanti e ha
assunto un ruolo attivo di stimolo e di propulsore per coglierne le opportunità,
per favorire la transizione del nostro sistema finanziario verso un nuovo
equilibrio.
A tal fine, in linea con le migliori prassi adottate a livello internazionale, nel
corso degli ultimi anni sono stati sviluppati tre diversi canali di comunicazione
con il mercato: Canale Fintech, Milano Hub e la Sandbox regolamentare.
Sono strumenti efficaci e fondamentali per comprendere meglio i rischi e i
benefici che i progetti nel settore fintech comportano. Attraverso questo
sistema integrato di facilitatori di innovazione vogliamo rafforzare il ruolo di
catalizzatore per favorire le iniziative volte ad accelerare l’innovazione nel
nostro sistema bancario e finanziario.
Il 28 febbraio scorso si è conclusa anche la prima Call for Proposals di Milano
Hub incentrata sull’intelligenza artificiale. Sono pervenuti 40 progetti da parte
di soggetti italiani ed esteri: oltre all’accademia e a società di fintech, sono
stati particolarmente attivi i gruppi bancari, finanziari, assicurativi, alcuni dei
quali quotati su mercati regolamentati. La maggior parte dei progetti hanno
riguardato attività bancarie tradizionali: depositi e crediti. Sono stati identificati
10 progetti molto promettenti, che accompagneremo nei prossimi mesi.


In conclusione, nel contesto in cui operiamo l’innovazione rappresenta una
fonte di rischi ma anche straordinarie opportunità: un’accresciuta concorrenza
e nuove possibilità di collaborazione grazie all’entrata nel mercato di nuovi
operatori, una forte spinta alla riorganizzazione dei processi di
intermediazione tradizionale, importanti stimoli all’efficienza e nuove forme per
l’inclusione finanziaria. Le autorità e gli intermediari sono chiamati a gestire i
rischi e a cogliere le opportunità dell’innovazione per porre solide basi per la
“banca del futuro”.

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