ANALISI E COMMENTI – Realizzare lo sviluppo sostenibile a livello locale: una guida per la cittadinanza attiva

Realizzare lo sviluppo sostenibile a livello
locale: una guida per la cittadinanza attiva


Governance multilivello, buone pratiche, coinvolgimento degli
stakeholder: questi i temi al centro dello studio realizzato da WeWorld in
collaborazione con l’ASviS. Emilia-Romagna e Lombardia i casi di studio
di Elita Viola


È stato pubblicato lo scorso 27 giugno il rapporto WeWorld “La
territorializzazione dell’Agenda 2030 in Emilia-Romagna e Lombardia”
con l’obiettivo di fornire una mappatura delle buone pratiche territoriali avviate
nelle due regioni per il raggiungimento degli Obiettivi di sviluppo sostenibile
(SDGs), con un focus – in ottica di governance integrata – sulle azioni e sui
processi delle comunità locali che prevedono il coinvolgimento della
cittadinanza.
Curato dell’ASviS, lo studio è stato realizzato nell’ambito del progetto People
& planet: a common destiny, finanziato dalla Commissione europea
all’interno del Programma Dear (Development education and awareness
raising programme), di cui WeWorld si fa promotrice in Italia, per sostenere la
mobilitazione dei giovani nella lotta per il clima e rafforzare il ruolo delle
autorità locali nell’adozione di politiche per lo sviluppo sostenibile.
GUARDA IL VIDEO SULLE BUONE PRATICHE DAI TERRITORI
Il coinvolgimento degli attori locali. Nel primo capitolo del documento, con
riferimento all’importanza dell’impegno delle comunità e degli enti territoriali
per la realizzazione dell’Agenda 2030, viene citato il Sustainable development
report 2021 secondo il quale 105 dei 169 Target degli SDGs (62%) non
saranno raggiunti senza un coinvolgimento dei governi subnazionali, in
accordo con la valutazione dell’Ocse. È dunque richiesto un protagonismo
senza precedenti agli stakeholder attivi sui territori, ma risulta imprescindibile
anche misurare i risultati con indicatori appositi e promuovere il
coordinamento tra gli enti amministrativi, adottando una governance
multilivello. Ne costituiscono un esempio le numerose Strategie regionali e
Agende territoriali per lo sviluppo sostenibile elaborate, non solo in linea
con quanto riportato nella Strategia nazionale per lo sviluppo sostenibile
(Snsvs) che rappresenta il quadro di riferimento, ma anche in coerenza tra
loro. Ma come integrarle nella vita amministrativa degli enti locali? Gli
strumenti più idonei sui quali incardinare gli obiettivi delle Strategie e delle
Agende sono i documenti annuali di programmazione, il Documento di
economia e finanza regionale, i Documenti unici di programmazione per gli
enti locali (Province, Città metropolitane, Comuni). La legge infatti prevede
che siano adottati con le stesse modalità e la stessa cadenza annuale per tutti
i livelli istituzionali, indipendentemente dalla dimensione degli enti. In questo
modo possono essere conseguiti i seguenti obiettivi:

  1. la piena integrazione degli SGDs nel ciclo di programmazione dello Stato,
    delle Regioni e degli Enti locali, evitando che le Strategie e le Agende siano
    piani staccati dal contesto delle politiche di settore;
  2. la costruzione di un quadro di coerenza di tutte le politiche fondato sui Goal
    e sui Target dell’Agenda 2030;
  3. la rendicontazione dell’attività di tutti i livelli di governo in termini di impatto
    sulla sostenibilità dello sviluppo, con modalità comprensibili e trasparenti per i
    cittadini.
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    SACHS CHIUDONO L’EDIZIONE 2022
    Il sistema multilivello. Questo modo di concepire le Agende territoriali e le
    Strategie regionali e nazionale ispirate all’Agenda Onu 2030 rappresenta una
    sfida per tutte le amministrazioni e comporta un grande cambiamento
    nella cultura e nel loro modo di operare, che va di pari passi con quanto
    richiesto anche dal Next generation Eu, l’imponente programma europeo di
    ripresa postpandemica che prevede milestone e target con indicatori che
    misurano non solo la realizzazione degli interventi nei tempi previsti, ma
    anche il loro impatto sull’ambiente circostante e sulle comunità in termini di
    SDGs.
    Il caso dell’Emilia-Romagna. Il 18 novembre 2021 la Regione
    Emilia-Romagna ha approvato la sua Strategia regionale per lo sviluppo
    sostenibile, prendendo le mosse dal Programma di mandato 2020-2025 della
    Giunta regionale e dal Patto per il lavoro e per il clima, sottoscritto nel 2020. I
    principali obiettivi del Patto mirano infatti a sperimentare nuove forme di
    partecipazione democratica a ogni livello, con particolare attenzione ai giovani
    e alle donne; accelerare la transizione ecologica; rimettere al centro il lavoro e
    il valore dell’impresa; orientare l’innovazione digitale “verso un nuovo
    umanesimo”; assegnare una nuova centralità al welfare come strumento di
    equità sociale e di contrasto alle disuguaglianze; riconoscere il ruolo decisivo
    delle città e delle università alla sperimentazione e all’innovazione.
    Al fine di garantire la partecipazione del territorio sia nella fase di elaborazione
    della strategia che nella sua attuazione, l’Emilia-Romagna ha istituito il
    “Forum per la Strategia regionale Agenda 2030 per lo sviluppo
    sostenibile”, basato sull’evoluzione, in un’ottica integrata, di esperienze
    partecipative regionali già affermate o in corso. Inoltre ha promosso una serie
    attività di educazione alla sostenibilità da cui hanno preso vita i Forum locali
    Agenda 2030, percorsi partecipativi e di co-progettazione realizzati per
    promuovere, divulgare e declinare in modo omogeneo ed efficace la Strategia
    regionale nelle diverse realtà territoriali.
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    SOSTENIBILE “PARTECIPATA E MONITORATA”
    Il caso della Lombardia. Non dissimile dal percorso intrapreso
    dall’Emilia-Romagna, anche la Regione Lombardia ha avviato nel 2020 una
    consultazione multistakeholder attraverso il Forum regionale per lo sviluppo
    sostenibile, nell’ambito del quale ha condiviso il Documento Strategico
    ovvero una prima versione di quella a ottobre 2021 sarebbe poi diventata la
    Strategia per lo sviluppo sostenibile della Regione Lombardia. La Strategia
    prevede 94 obiettivi strategici articolati in cinque macroaree:
    ● salute, uguaglianza, inclusione;
    ● istruzione, formazione, lavoro;
    ● sviluppo e innovazione, città, territorio e infrastrutture;
    ● mitigazione dei cambiamenti climatici, energia, produzione e consumo;
    ● sistema eco-paesistico, adattamento ai cambiamenti climatici,
    agricoltura.
    Ciascuna macro-area si apre con un paragrafo che traccia la vision per il
    futuro della Lombardia, seguito da tabelle di riepilogo sugli Obiettivi
    corrispondenti dell’Agenda 2030 e della Strategia Nazionale e sui target
    quantitativi di Regione Lombardia. Il percorso attivato prevede anche
    l’implementazione di un sistema di monitoraggio, l’organizzazione annuale del
    Forum regionale dove portare avanti il confronto costante con la società
    lombarda e una serie di attività di rendicontazione delle azioni proposte.
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    DELLA STRATEGIA PER I TERRITORI
    Il Goal 16 e le buone pratiche di cittadinanza attiva. Il processo di
    mappatura e coinvolgimento degli attori istituzionali e non nella
    definizione delle Agende urbane di sviluppo sostenibile si configura come
    buona pratica per eccellenza nell’ottica del Goal 16 dell’Agenda 2030 che nei
    Target 16.6 e 16.7 mira rispettivamente a “sviluppare istituzioni efficaci,
    responsabili e trasparenti a tutti i livelli” e ad “assicurare un processo
    decisionale reattivo, inclusivo, partecipativo e rappresentativo a tutti i livelli”.
    Tale coinvolgimento punta infatti a garantire un’accountability reciproca tra gli
    attori del territorio e contribuisce all’avvio di un processo di governance
    condivisa. I processi partecipativi che hanno portato alla stesura delle Agende
    metropolitane delle Città metropolitane di Bologna e Milano ne rappresentano
    degli esempi significativi. Dalle testimonianze dirette di figure istituzionali e
    attori della società civile che vi hanno preso parte, sono emerse tuttavia
    alcune criticità e sfide aperte:
    ● è necessario coinvolgere un’ampia e diversificata platea di
    stakeholder non solo nella fase disegno delle strategie, ma anche nelle
    fasi di implementazione, monitoraggio e valutazione per esempio
    attraverso la costituzione di partenariati pubblico-privati (Ppp);
    ● il passaggio da obiettivi strategici ad azioni d’implementazione
    deve essere effettuato con tempestività, per non fare decadere i
    presupposti che compongono gli obiettivi, ma anche con metodi
    rigorosi, utilizzando in modo adeguato informazioni e dati raccolti;
    ● bisogna identificare adeguate e innovative modalità di dialogo e
    coinvolgimento delle nuove generazioni nei processi di definizione
    delle governance territoriali; in tal senso, è auspicabile prevedere
    percorsi partecipativi, ad esempio piattaforme permanenti, capaci di
    condividere i processi politici e decisionali, ma anche di fornire ai
    giovani strumenti per comprendere fino in fondo certe decisioni delle
    amministrazioni pubbliche.

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