ANALISI E COMMENTI – Rapporto Coop 2022: nonostante i rincari gli italiani non risparmiano sul cibo

Rapporto Coop 2022: nonostante i rincari
gli italiani non risparmiano sul cibo


La spending review attivata in altri comparti non tocca le scelte
alimentari: la sostenibilità condiziona il carrello della spesa. Il lavoro è
sempre più povero e i cambiamenti climatici sono in cima alle
preoccupazioni dei cittadini.
di Tommaso Tautonico
“Nessuno di noi a inizio 2022 avrebbe potuto prevedere una situazione di tale
complessità peraltro non solo destinata a durare, ma con buone probabilità a
accentuarsi” ha dichiarato Maura Latini, amministratrice Delegata di Coop
Italia in occasione della pubblicazione del “Rapporto Coop 2022: consumi e
stili di vita degli italiani di oggi e di domani” realizzato attraverso due survey
che hanno coinvolto rispettivamente un campione di mille italiani e un
campione di 860 opinion leader e market maker.
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NUTRIZIONE SI STANNO DETERIORANDO
Il Pil globale è in discesa e la doppia dipendenza dell’Europa dal gas
russo e dalle commodities alimentari di Ucraina e Russia ha fatto
impennare l’inflazione. “In Italia”, si legge nel Rapporto, “il dato del +7,8% nel
2022 ci fa ritornare indietro di 40 anni”. Era al +9,2% nel 1985 e da allora non
aveva mai raggiunto cifre simili. L’incremento dei prezzi per le spese di
abitazione e utenze è ritornato ai livelli del 1980, così come “per i trasporti si
ritorna indietro fino al 1984”. Per il 2022 la perdita media del potere d’acquisto
stimata delle famiglie è di 2.300 euro.
Le priorità. In cima alle preoccupazioni degli italiani, che non minimizzano
guerra e tensioni sociali, c’è l’emergenza climatica. Il 38% ritiene che il
prossimo evento epocale sarà dovuto proprio al climate change. Il 56%
pensa che questa emergenza debba avere la massima priorità a livello
nazionale e internazionale. D’altra parte, il caro bollette è un dilemma per
molti, e pesa come un macigno sulle famiglie. Il 57% dichiara già oggi la
difficoltà di pagare l’affitto e il 26% pensa di sospendere o rinviare il
pagamento e, restringendo il campo a luce e gas, un italiano su tre entroNatale potrebbe non coprire più le spese per le utenze. Il 41% si dichiara già
molto attento a accendere le luci il meno possibile, il 30% è già consapevole
di ridurre il riscaldamento domestico e molti sono gli italiani abituati ad un uso
razionale degli elettrodomestici. Per il 67% e il 40% degli intervistati,
l’energia solare ed eolica rappresentano le due migliori opzioni in campo
rinnovabile, capaci di allentare la dipendenza dei combustibili fossili.
La classe media è sempre più in difficoltà. Nel 2022, 24 milioni di persone
hanno sperimentato almeno un disagio e la povertà ha colpito 6 milioni di
persone in più. Il lavoro è sempre più povero e lavorare non basta più.
L’Italia è fanalino di coda tra le principali economie europee nel rapporto tra
costo della vita e stipendi medi, con un salario del 33% più basso di quello dei
tedeschi, che hanno un costo della vita equiparabile al nostro, e in linea con
gli stipendi degli spagnoli, che hanno un costo della vita più basso del 19%.
Un occupato su cinque, tra coloro che hanno contratti part time, è oggi a
rischio povertà e un dipendente su dieci full-time corre lo stesso rischio. In
Italia sono 900 mila i lavoratori che guadagnano meno di mille euro al mese, il
doppio rispetto a 15 anni fa.Ripartire da se stessi. Di fronte al caos che stiamo vivendo, la maggioranza
degli italiani guarda alla propria dimensione personale: salute, benessere,
affetti, amore. Sono molti i cittadini che, guardando avanti, vogliono fare ciò
che davvero gli piace (54% degli intervistati) seguito da propositi di mangiare
meglio e mettersi a dieta (47%), rivendicare i propri diritti (44%), curare
l’aspetto esteriore (39%), stare con gli amici (38%). Un rifugio nella propria
comfort zone, consapevoli che qualcosa sta per accadere e, per questo, molto
attenti a ciò che succede intorno a loro e perennemente informati.Eccessi e dipendenze. Forse era inevitabile che le difficoltà economiche e
le preoccupazioni legate alle incognite del futuro generassero contraccolpi
negativi. Più che mai, gli italiani si dichiarano dipendenti dagli smartphone e
dai social (rispettivamente il 45% e il 28% del campione), guardano serie tv
(31%), inseguono esperienze ad alto tasso di adrenalina (12%) e in questa
escalation di eccessi si espande l’area delle possibili patologie come il
consumo di alcolici, le scommesse e i giochi. Aumenta di cinque volte
l’uso di psicofarmaci e quadruplica l’uso di droghe.
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FUTURO AGROALIMENTARE PIÙ EQUO
Nessuno tocchi il mio cibo. Il delicato periodo attuale non poteva
risparmiare la filiera del cibo. Il mercato italiano manifesta una inflazione
dei prodotti alimentari lavorati, registrando un +10%, in ritardo rispetto
all’aumento dei prezzi registrato in altri Paesi europei (+13,7% in Germania e
+13,5% in Spagna). Allo stesso tempo, nonostante l’aumento dei prezzi, i
volumi di vendita registrano un +7,8% nel primo semestre 2022 rispetto al
2019. Il mercato italiano è al momento l’unico a mantenere un trend positivo
dei volumi di vendita (+ 0,5% contro -5,4% del Regno Unito, -3,7% della
Germania, -2,3% della Francia e -1,3% della Spagna) e questa differenza,
assieme al ritardo dell’incremento dei prezzi, presagisce una imminente
inversione di tendenza. Ciò nonostante, sono 24 milioni e mezzo gli italiani
che nonostante gli aumenti non sono disposti a scendere a
compromessi nelle loro scelte alimentari e nei prossimi mesi prevedono di
diminuire la quantità ma non la qualità del loro cibo. ll carrello non è più la
fonte da cui attingere “per finanziare altri consumi”, rileva il Rapporto, “ma un
fortino da proteggere”. Il cibo a cui non si rinuncia è quello più sobrio, basico,
italiano e sostenibile. Meno spazio sulla tavola per i cibi etnici, le varie
tipologie di “senza”, i cibi pronti e anche il bio pare subire una battuta
d’arresto. La quota di italiani che segue uno stile alimentare biologico è
diminuita del 38%.
L’anno più difficile per la Gdo. Il 2022, e forse ancor di più il 2023, potrebbe
essere l’anno più difficile della storia della grande distribuzione
organizzata in Italia. Le imprese retail devono fare i conti con il rincaro dei
listini industriali e con il caro energia, cercando di attutire il più possibile
l’effetto sulla capacità di acquisto del consumatore. Ad oggi, i prezzi dei benialimentari venduti dall’industria alle catene della Gdo sono cresciuti del 15%
rispetto allo scorso anno. A guidare gli aumenti sono soprattutto i prezzi dei
prodotti basici: olio di semi (+40,9%), olio di oliva (+33,1%), pasta (+30,9%) e
farina (+25,4%).
Contemporaneamente, dopo lo tsunami energia che si è abbattuto anche sulla
grande distribuzione, i costi energetici che nel 2019 valevano l’1,7% del
fatturato, si moltiplicheranno almeno per tre volte raggiungendo nel 2022 una
incidenza del 4,7% e del 5,2% nel 2023.
fonte: ASVISS

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