ANALISI E COMMENTI – L’Istat lancia l’allarme sulle prospettive economiche

L’Istat lancia l’allarme sulle prospettive
economiche

L’Istat nella sua nota mensile sulla congiuntura italiana rinnova le
preoccupazioni sull’andamento della crescita, messa a rischio in particolare
dal prolungarsi della guerra in Ucraina. E a essere più pessimiste sono le
imprese prima ancora delle famiglie anche alla luce delle rinnovate difficoltà
dell’industria. Oltre alle rilevazioni dell’Istat si aggiungono anche le indicazioni
in arrivo da Bankitaliache confermano la nuova rincorsa del costo del denaro
con i tassi sui mutui casa che a marzo sono nuovamente saliti sopra il tetto
del 2%. L’Istat mette in luce che ad aprile la fiducia di famiglie e imprese ha
mostrato una stabilizzazione in presenza di differenze significative nelle
aspettative. Tra i consumatori sono migliorati i giudizi sul clima futuro mentre
tra le imprese si è manifestato un deciso peggioramento delle attese. Qualche
pallido segnale di speranza viene dal mercato del lavoro che a marzo ha
mostrato un deciso miglioramento, con un incremento dell’occupazione e una
riduzione della disoccupazione e dell’inattività. Inversione di tendenza anche
per l’inflazione che ad aprile ha segnato una prima decelerazione,
interrompendo la fase di progressivi aumenti in corso da nove mesi.
Prosegue però la fase di rallentamento dell’economia internazionale
caratterizzata dalle forti pressioni inflazionistiche e dal cambio di intonazione
delle politiche economiche. Bankitalia concentra invece l’attenzione sulle
attività finanziarie di famiglie e imprese. A marzo i prestiti delle banche al
settore privato sono cresciuti del 2,5% sui dodici mesi (2,0% nel mese
precedente) mentre i prestiti alle famiglie sono aumentati del 4,0% sui dodici
mesi (3,8 nel mese precedente) e quelli alle società non finanziarie dell’1,3%
(contro l’1,2% nel mese precedente). Migliora il volume dei depositi del settore
privato cresciuti del 4,8% sui dodici mesi (contro il 4,2% in febbraio) mentre la
raccolta obbligazionaria è diminuita dell’8,9% sullo stesso periodo dell’anno
precedente (-6,7% in febbraio). A impensierire maggiormente è però
l’andamento dei costi dei finanziamenti. In particolare a marzo i tassi di
interesse sui mutui casa si sono collocati al 2,01% (1,85% in febbraio), mentre
quelli sulle nuove erogazioni di credito al consumo all’8,06% (come nel mese
precedente).
A marzo la produzione industriale rimane
invariata, +3% sul 2021
A marzo 2022 l’Istat stima che l’indice destagionalizzato della produzione
industriale rimanga invariato rispetto a febbraio. Nella media del primo
trimestre il livello della produzione diminuisce dello 0,9% rispetto ai tre mesi
precedenti. L’indice destagionalizzato mensile mostra un aumento
congiunturale sostenuto per l’energia (+2,7%) e una crescita più contenuta per
i beni di consumo (+1,0%) e i beni strumentali (+0,4%); viceversa, si osserva
una diminuzione per i beni intermedi (-0,7%). Al netto degli effetti di
calendario, a marzo 2022 l’indice complessivo aumenta in termini tendenziali
del 3,0%. Si registrano incrementi tendenziali marcati per i beni di consumo
(+8,1%), l’energia (+5,2%) e in misura meno rilevante per i beni strumentali
(+3,0%); diminuisce, invece, il comparto dei beni intermedi (-0,4%). I settori di
attività economica che registrano gli incrementi tendenziali più ampi sono le
industrie tessili, abbigliamento, pelli e accessori (+15,0%), la fabbricazione di
computer e prodotti di elettronica (+7,5%) e la fabbricazione di macchinari e
attrezzature Nca (+7,4%). Le flessioni tendenziali maggiori si registrano nelle
attività estrattive (-9,0%), nella fabbricazione di mezzi di trasporto (-3,0%) e
nella metallurgia e fabbricazione di prodotti in metallo (-1,8%).
Calano le registrazioni di nuove imprese
(-8,6%) e aumentano i fallimenti (+2,4%)
Nel primo trimestre, secondo i dati Istat, il numero totale di registrazioni di
nuove imprese, depurato della stagionalità, segna un calo consistente, pari
all’8,6%, dopo il recupero avvenuto nell’ultimo trimestre del 2021 (+5,4%).
Rispetto al trimestre precedente le registrazioni risultano in calo in tutti i
settori, da -16,6% per i trasporti a -0,9% per gli esercizi ricettivi e di
ristorazione, con l’eccezione dei servizi sanitari, di assistenza, istruzione e
intrattenimento che aumentano del 2,4%. Particolarmente negativi i risultati
delle costruzioni (-12,9%), del commercio (-11,5%) e dell’industria in senso
stretto (-6,2%). Al netto della stagionalità, le nuove registrazioni restano ben
sotto i livelli del 2019, tranne che nel settore delle costruzioni e nelle attività
finanziarie, immobiliari e professionali. Rispetto al primo trimestre del 2021,
il numero complessivo di registrazioni risulta pressoché stazionario (+0,2%),
ma con alcuni incrementi settoriali rilevanti: +28,0% negli esercizi ricettivi e di
ristorazione e +19,8% nelle costruzioni. Sempre in termini tendenziali, si rileva
invece una flessione del 17,0% nel commercio e del 12,1% nei servizi di
informazione e comunicazione. Relativamente ai fallimenti, a una crescita
congiunturale al netto della stagionalità del 2,4% fa riscontro una forte
riduzione su base tendenziale (-22,5%). A livello settoriale si segnalano decisi
aumenti congiunturali dei fallimenti nei servizi di alloggio e ristorazione
(+22,5%) e nelle costruzioni (+16,6%).

FONTE – NOMOS

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